PROGETTO DIFFERENZE 2.0: QUARTA SETTIMANA:LA PALESTRA UN LUOGO DOVE LO SPORT DIVENTA UNA ESPERIENZA EDUCATIVA
La palestra un luogo dove lo sport diventa una esperienza educativa. E’ così che si è trasformata martedì 17 e mercoledì 18 febbraio quella dell’IIS Abramo Lincoln di Enna nell’ambito del progetto Differenze 2.0 promosso dall’Uisp.
Ancora una volta, la palestra è diventata un laboratorio di cittadinanza attiva: un posto dove si impara che il cambiamento culturale non nasce solo da grandi discorsi, ma da piccole regole che cambiano il modo di stare insieme.
Un laboratorio vivo in cui il corpo anticipa le parole e il gioco aiuta a riconoscere dinamiche che, fuori dal campo (e spesso online), restano invisibili. Nei due giorni di incontri gli studenti e le studentese sotto l’occhio attento dei Tutor sportivi Valentina Puma ed Emanuele Gallina sono state guidate in una intensa esperienza di Sitting Volley capace di collegare ciò che accade in partita a ciò che accade nelle relazioni digitali: esclusione, potere, controllo, responsabilità, rispetto.
Ad esempio l’esclusione che non fa rumore… ma si sente tutta
La prima dinamica è stata semplice e potentissima:
ogni squadra ha scelto in segreto una persona a cui non passare mai la palla. Sono bastati cinque minuti. Il gioco andava avanti, ma qualcosa si incrinava: sguardi che cercano conferme, esitazioni, frustrazione, quel vuoto che si crea quando ti rendi conto di essere presente… ma non consideratə.
Da lì, il collegamento è arrivato quasi spontaneo. Perché quella sensazione ha molti nomi, nella vita di tutti i giorni:
* la chat in cui qualcuno viene sistematicamente ignoratə
* il “visualizzato” senza risposta
* l’esclusione silenziosa che non lascia segni visibili, ma incide.
Nella seconda fase è entrata una nuova regola: l’Amministratore.
Un tutor sportivo decideva a chi indirizzare ogni passaggio. Gli altri non potevano chiamare la palla né scegliere autonomamente.
E subito si sono viste reazioni diversissime:
* c’è chi si è sentitə sollevatə (“decide qualcun altro”)
* chi si è sentitə limitatə (“non conto niente”)
* chi si è ritrovatə addosso un potere scomodo, difficile da gestire
La riflessione guidata è arrivata al centro di una domanda che ha fatto cambiare il clima della stanza:
“Nel gioco vi ho imposto delle regole. Nella vita, chi decide le regole delle vostre relazioni?”
Da qui il confronto si è spostato sul digitale, su quei gesti che spesso vengono chiamati “attenzione”, “gelosia”, “protezione”… ma che possono diventare controllo:
* richiesta di password
* geolocalizzazione costante
* bisogno di risposte immediate
* pretese travestite da prova d’amore
Comportamenti che a volte si normalizzano, si minimizzano, perfino si giustificano. Eppure la domanda resta: è cura o è possesso?
L’ultima parte dell’incontro è stata un passaggio decisivo: studenti e studentesse, in gruppo, hanno trasformato frasi reali di controllo in alternative sane, paritarie e consapevoli.
Da: “Senza di me non sei nessuno.”
A: “Insieme ci scegliamo, non ci possediamo.”
Da: “Se esci con lui/lei non mi rispetti.”
A: “La fiducia non limita le amicizie.”
Da: “Se non mi mandi la posizione non mi ami.”
A: “Puoi andare dove vuoi: mi fido di te.”
In quel momento è diventato chiaro un punto fondamentale del progetto “Differenze 2.0”:
il linguaggio non è solo un modo di parlare. È un modo di costruire relazioni.
E imparare a usare parole rispettose, non sessiste e non possessive significa anche imparare a riconoscere — e fermare — dinamiche che possono scivolare verso la violenza.
Quindi nel progetto “Differenze 2.0”, lo sport è molto più di attività motoria: è educazione emotiva e digitale, prevenzione, ascolto, solidarietà.
È un modo per promuovere benessere scolastico, decostruire stereotipi, favorire una cultura dell’inclusione e del dialogo, e rafforzare relazioni basate su rispetto e parità.
Lo sport può diventare una lingua nuova per dire cose che spesso fuori non riusciamo nemmeno a nominare.
E forse la frase che resta più addosso è questa:
Nel Sitting Volley, come nella vita, non conta solo evitare che la palla cada.
Conta saperla rialzare insieme.
E a volte si comincia proprio da lì: dalle parole.
Il progetto Differenze 2.0 continua anche la prossima settimana con altri 2 appuntamenti.


