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Fondo di solidarietà comunale, la Sicilia penalizzata ANCI Sicilia: “Duecento milioni in meno ai Comuni dell’Isola Stop alla spesa storica, utilizzare i fabbisogni standard Pronta la messa in mora nei confronti del ministero dell’Economia”

Riccardo Febbraio 18, 2026 4 minuti letti

Fondo di solidarietà comunale, la Sicilia penalizzata
ANCI Sicilia: “Duecento milioni in meno ai Comuni dell’Isola
Stop alla spesa storica, utilizzare i fabbisogni standard
Pronta la messa in mora nei confronti del ministero dell’Economia”

Palermo – I Comuni siciliani da anni sono gravemente penalizzati dai criteri utilizzati dal ministero dell’Economia e delle Finanze per la distribuzione del Fondo di solidarietà comunale. Il risultato? Nelle casse degli enti locali dell’Isola ogni anno vengono versati 200 milioni in meno. ANCI Sicilia, a margine del consiglio regionale, nella sede dell’Associazione a Palermo, ha lanciato l’allarme, annunciando l’intenzione di presentare ricorso contro il Mef per chiedere di rivedere i meccanismi di riparto.
Dal 2016, nonostante l’impegno costante dei Comuni siciliani nella raccolta e trasmissione dei dati sui fabbisogni standard, per la Sicilia la distribuzione della quota del Fondo di solidarietà comunale continua a basarsi in larga parte sulla spesa storica, determinando una penalizzazione stimata in circa 200 milioni di euro annui.
Fino ai primi anni Duemila, le risorse destinate a Regioni, Province e Comuni venivano erogate in base al criterio delle risorse storiche. Nel 2001, la riforma del Titolo V della Costituzione ha stabilito l’introduzione di un fondo perequativo da distribuire in modo equo agli enti dotati di minori capacità di autofinanziamento. Affinché anche questi avessero le risorse per garantire i servizi essenziali, nel 2009, sono stati introdotti i fabbisogni standard: indicatori che stimano il fabbisogno finanziario, di cui necessitano gli enti locali (dal trasporto pubblico ai servizi sociali, dagli asili nido alla polizia locale) considerando variabili come popolazione e territorio.
“Peccato, però – hanno spiegato il presidente Paolo Amenta e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano – che dal 2016, nonostante l’impegno costante dei Comuni nella raccolta e trasmissione dei dati sui fabbisogni standard, per la Sicilia la distribuzione della quota del Fondo di solidarietà comunale continua a basarsi in larga parte sulla spesa storica, determinando una penalizzazione stimata in circa 200 milioni di euro annui”.
In sintesi, secondo le elaborazioni disponibili, per i Comuni siciliani il fabbisogno standard, la stima cioè della spesa necessaria per l’esercizio delle funzioni fondamentali, è stimato in circa 461 euro per abitante. Nel 2026, invece, il Fondo di solidarietà comunale ha assegnato ai Comuni dell’Isola risorse pari a circa 137 euro pro capite, ancora basate su criteri storici.
I Comuni siciliani si trovano così in una condizione di “doppio svantaggio”: da un lato sono valutati sulla base di fabbisogni standard efficientati, dall’altro ricevono risorse ancora legate alla spesa storica. Ma c’è di più: “Come se non bastasse, appare singolare che, nel corso del 2026, siano state riconosciute maggiori risorse per soli centomila euro ad un solo Comune tra i 391 dell’Isola, circostanza che rafforza l’esigenza di un intervento equo e generalizzato”, hanno affermato Amenta e Alvano.
“Preso atto che i confronti avviati nel 2025 con il Mef non hanno prodotto i risultati auspicati, ANCI Sicilia ritiene doveroso tutelare gli interessi dei Comuni dell’Isola, spesso in condizioni di difficoltà finanziaria anche per effetto dei mancati trasferimenti, ricorrendo, ove necessario, anche all’azione legale – hanno aggiunto -. Siamo di fronte a scelte che rischiano di cristallizzare, se non addirittura ampliare, le disuguaglianze territoriali in palese contrasto con i principi costituzionali di autonomia, solidarietà e perequazione”.
“Anci Sicilia chiede pertanto al Governo nazionale e al Mef l’aggiornamento immediato delle basi dati utilizzate per il calcolo del Fondo di solidarietà comunale, il pieno utilizzo dei fabbisogni standard e della capacità fiscale dei Comuni siciliani, l’applicazione della componente perequativa, al fine di garantire pari diritti di cittadinanza e dei Livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio nazionale – conclude Amenta, auspicando l’avvio di un confronto serio con le istituzioni competenti –. I Comuni hanno fatto la loro parte. Ora lo Stato deve garantire regole e risorse eque”.

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