Mozione del Collegio dei Docenti dell’Istituto IPS Federico II di Enna del 2 ottobre 2025
Mentre l’iniziativa della Global Sumud Flotilla, che intendeva portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese, è stata arrestata in modo illegale dall’esercito israeliano in acque internazionali, e mentre in giro per il mondo si combattono numerose guerre invisibili, se si esclude quella nel cuore dell’Europa tra Russia e Ucraina, noi docenti non intendiamo rimanere in silenzio di fronte a ciò che lo Stato israeliano sta compiendo nella striscia di Gaza e in Cisgiordania e di fronte all’inerzia o alla compiacenza di governi e istituzioni.
Pertanto condanniamo
– ogni guerra e ogni forma di violenza organizzata;
– la pulizia etnica della popolazione palestinese (si contano centinaia di migliaia di morti tra cui 18mila ragazze e ragazzi, uno ogni dieci minuti);
– lo sfollamento di più di due milioni di palestinesi ai quali viene negato, oltre i diritti essenziali, anche quello all’istruzione, con l’obiettivo di cancellare la cultura del popolo palestinese.
Il piano dello Stato sionista d’Israele prevede la completa distruzione della Striscia di Gaza e la sua annessione, insieme alla zona C della Cisgiordania; l’intento di mettere in atto un genocidio nei confronti dei palestinesi della Striscia di Gaza, come appurato dalla commissione internazionale indipendente delle nazioni Unite.
La politica portata avanti dalla gran parte degli Stati sta cancellando il diritto internazionale e costruendo un perenne clima di guerra, la cui conseguenza è una corsa al riarmo pericolosa e foriera di ulteriori conflitti. Tutto ciò è contrario al più comune senso di umanità che dovrebbe contraddistinguerci e alla nostra Costituzione.
Come docenti ci impegniamo a svolgere attività di educazione alla pace e chiediamo pertanto:
– il cessate il fuoco permanente a Gaza, la fine dell’occupazione militare israeliana e del regime di apartheid in tutta la Palestina, il diritto al ritorno delle profughe e dei profughi palestinesi;
– l’interruzione di ogni collaborazione della scuola con l’industria bellica o con strutture militari, una misura indispensabile a riconoscere l’estraneità dei percorsi educativi e formativi a logiche di militarizzazione, affinché la scuola non diventi terreno fertile per la propaganda militare;
– che il governo italiano smetta di vendere armi a Israele e a tutti gli Stati dove sono in corso conflitti armati, come prevede del resto la legge n.185/90; – che il governo italiano e le istituzioni si adoperino per spingere verso processi di pace in tutto il mondo e per fare tacere le armi;
– che vengano aperti corridoi umanitari;
– lo stop al riarmo e alle spese militari con reinvestimento dei fondi nella scuola e nella stabilizzazione dei precari.


