5 dicembre 1950:
In ricordo della tragedia a La quarta finestra.
Soprattutto in questi giorni in cui la necessità vitale della diga Ancipa si è manifestata nella sua interezza bisogna ricordare. Sempre.
“Le notizie da contrada Candela incominciarono ad affluire in paese a ondate, come un mare che a poco a poco porta sulla riva i relitti di un naufragio, rimbalzarono di porta in porta, di finestra in finestra, di bocca in bocca e nessuno dormì in quella lunga notte. La verità, nella sua cruda, tremenda realtà fu conosciuta da tutti. Prima si seppe che qualcosa di brutto era successo, poi che vi erano dei morti, poi che erano tredici, poi che era stato il grisù, il gas dannato che si era accumulato in quei due giorni a far saltare in aria i primi due, e che gli altri, andati a soccorrerli, erano morti asfissiati. Li avevano trovati aggrappati gli uni agli altri, come a volersi proteggere a vicenda. Dei primi due non si era trovato niente, erano saltati in aria e la forza dell’esplosione li aveva polverizzati. Non era rimasto più nulla del sorriso sdentato di Liddu, della figura allampanata di Matteo, niente, neanche un corpo su cui piangere, da raccogliere in una bara, da seppellire sotto un cipresso e a cui portare un fiore. Niente. Polvere alla polvere. Subito. Senza aspettare l’eternità.
dal romanzo LA QUARTA FINESTRA di Anna Vasquez.


