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Imprese siciliane dimenticate nella Finanziaria regionale

Riccardo Marzo 17, 2021 4 minuti letti

Imprese siciliane dimenticate nella Finanziaria regionale
Pochi aiuti, pochi investimenti e i soldi trasferiti dallo Stato restano al palo
I 9,4 milioni trimestrali destinati agli artigiani rischiano di arrivare troppo tardi

Fare bene, presto e subito. È questo l’appello di Confartigianato Sicilia e Casartigiani Sicilia, preoccupati da una Finanziaria regionale che non prevede aiuti alle imprese, imbrigliata tra i litigi politici e che difficilmente sarà approvata entro fine settimana.
In un periodo di pandemia, lungo ormai più di un anno e che ha messo in ginocchio le imprese siciliane, artigiane e non, ci si sarebbe aspettato da parte della Regione Siciliana un atteggiamento più responsabile, con aiuti e sostegni concreti.
“Abbiamo difficoltà nel vedere di buon occhio una Finanziaria che non prevede nulla o quasi di aiuti alle imprese – dicono Confartigianato Sicilia e Casartigiani Sicilia –. Scorrendo gli oltre 160 articoli inseriti nella manovra – aggiungono – ci sembra di assistere soltanto a piccole elemosine inserite sporadicamente. Nell’attesa che il governo Draghi dia il via libera al Decreto Sostegni, ci saremmo aspettati che il governo regionale riuscisse nella Finanziaria a garantire ulteriori e aggiuntivi aiuti alle imprese siciliane devastate dalle chiusure forzate e dai mancati sostegni”.

La fotografia a un anno di inizio della pandemia, infatti, è abbastanza drammatica. Con cali di fatturato tra il 10 e il 50 per cento, con quasi 4 mila imprese artigiane costrette a chiudere nel 2020, a fronte di 18 mila imprese chiuse in Sicilia, con complessivamente 8 mila occupati in meno al terzo trimestre 2020. E un export in forte calo, nei primi 9 mesi del 2020, con il made in Sicilia pari al -23,7% e -13,2% nei settori a maggior concentrazione di Mpi.
E alla luce della crisi economica da un lato, così come testimoniano anche i dati, e le nuove restrizioni dall’altro, è inevitabile il disagio sociale e il montare della protesta di piazza. E oggi si assiste ai ristoratori ma anche ad altre categorie produttive, che scendono in strada disperati e arrabbiati.

“L’impianto generale di questa Finanziaria – ribadiscono le associazioni di categoria – non ci soddisfa. Leggiamo pochi investimenti, poca spesa e pochi aiuti. C’è una norma, a costo zero e senza impegno di spesa per la Regione Siciliana, che avrebbe potuto ristorare le nostre imprese artigiane, ma alla luce di quanto abbiamo appreso da organi di stampa, sono soldi che difficilmente potranno arrivare presto nelle tasche dei nostri artigiani”. Si tratta dell’articolo 54 della Finanziaria regionale che assegna alla Crias la gestione delle risorse trasferite dallo Stato, 9,4 milioni di euro a trimestre destinati agli investimenti per le imprese artigiane. Secondo quanto denunciato dal Giornale di Sicilia lo scorso 13 marzo, la Crias non sarebbe accreditata al momento presso l’Anac e questo comporterebbe l’allungamento dei tempi di erogazione di somme già pronte e disponibili. Mentre l’Irfis, ad esempio, si legge sempre nell’articolo di stampa, avrebbe sicuramente tempi di erogazioni più rapidi. “La mancata risoluzione sulla partita della gestione di queste risorse – sbottano Confartigianato e Casartigiani – ci preoccupa, perché una misura che potrebbe essere rapida ed efficace, rischia invece di slittare a tempi indefiniti. Con la paura, che eventuali modifiche legislative, possano poi bloccare definitivamente queste risorse per le imprese artigiane, che resterebbero senza quella boccata di ossigeno vitale per ripartire piuttosto che chiudere. Chiediamo quindi che la giunta di governo individui subito un ente in house che abbia i requisiti per potere gestire i fondi nell’immediato”.

Da qui l’appello di fare bene e presto. “Perché se guardiamo indietro – concludono le associazioni – vediamo ancora bloccati, perché a quanto pare inutilizzabili, i fondi previsti dalla Finanziaria 2020. E ad un anno di distanza, il governo regionale sembra compiere nuovamente dei torti imperdonabili nei confronti delle nostre imprese artigiane”.

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