ZŌ CENTRO CULTURE CONTEMPORANEE
Per Seltz – Palco i “morti universali” di “Spoon River
Anthology” nella rilettura di Antonio Reina
Da Zō Centro culture contemporanee di Catania, il 27 novembre l’attore e regista catanese
mette in scena l’Antologia di Edgar Lee Masters. Sul palco l’attrice Elena Ragaglia
e il violoncellista Michele Russo
Catania, Zō Centro culture contemporanee, 27 novembre 2021, h. 21, € 10,00
www.zoculture.it
Il 27 novembre, alle ore 21, nuovo appuntamento della rassegna Seltz – Palco Aperto di Zō Cen-tro culture contemporanee di Catania, il palcoscenico destinato agli artisti siciliani. In scena lo spettacolo teatrale “Spoon River Anthology” con Antonio Reina, che cura anche adattamento e regia, ed Elena Ragaglia. Musiche dal vivo con il violoncellista Michele Russo.
L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters contiene 19 storie che coinvolgono 244 per-sonaggi, che coprono quasi tutte le categorie e i mestieri umani. Lo stesso autore la descrive come qualcosa in più della poesia e meno della prosa. Si tratta di una narrazione in versi dove i protago-nisti sono il tempo e la memoria. La messa in scena di Reina mette in relazione alcuni di questi personaggi. Gli epitaffi, il contenuto, le conclusioni sono sinceri e inevitabilmente frutto delle passioni umane. La morte, in quanto esperienza ignota agli umani, non è rappresentabile. Il ricor-do e la memoria sono le strade che l’attore e regista catanese ha scelto per rappresentarla. La mes-sa in scena ha carattere multimediale, dove la parola viva dell’attore interagisce con musica e vi-deo. Lo spettacolo è rivolto ad un pubblico adulto che comprende anche i giovani delle scuole su-periori.
Antonio Reina: «L’Antology di Lee Masters ci trascina in questo paese americano come in un girone dantesco ma a differenza di Dante, dove i morti rientrano in uno schema universale, i morti di Spoon River pensano “in universali”. Fanno, cioè, parte di una società dove non sono aboliti il dolore, l’angoscia, i problemi della vita, ma dove esistono gli strumenti per condurre una comune lotta contro di loro. La storia dei nostri giorni ci parla di cifre giornaliere a cui ormai abbiamo fat-to l’abitudine. Solo quando il lutto ci tocca da vicino siamo costretti a “vedere”, a scendere a patti con la realtà che ci circonda. In questo paese ogni anima porta con sé una situazione, un ricordo, un paesaggio, una parola che è indicibilmente sua. Le tante epigrafi celebrano l’energia della gio-vinezza di un grande passato, un assembramento di passioni, amori, fallimenti in cui è facile ri-trovarsi. Il teatro arriva là dove nessuno può… nemmeno il cinema. Sì, perché un morto che parla, può essere credibile solo sopra le tavole di un palcoscenico. Quindi personaggio, narratore e co-scienza collettiva. Questa vuole anche essere una festa del teatro. Come quando due amici si in-contrano dopo tanto tempo, e hanno tanto da raccontarsi. Ripetendo l’antico rito del teatro come incontro dinamico tra individui, amplificando il suono della coscienza, come gesto alto e necessa-rio».


