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RIFONDAZIONE COMUNISTA LO SGOMBERO DELLA PALESTRA LUPO A CATANIA: IL GOVERNO ASSALTA I CENTRI SOCIALI

Riccardo Aprile 4, 2026 4 minuti letti

LO SGOMBERO DELLA PALESTRA LUPO A CATANIA:
IL GOVERNO ASSALTA I CENTRI SOCIALI

Il Governo Meloni, già dagli ultimi mesi del 2025 e continuando nel 2026, si sta delineando come l’anno della lotta e chiusura dei Centri Sociali (sottratti al degrado) e agli spazi sociali autogestiti in Italia. Il governo Meloni, sotto la direzione operativa del Viminale affidata a Matteo Piantedosi, ha messo in atto la cosiddetta dottrina della “tolleranza zero” .

Quello che prima era uno slogan o semplice minaccia elettorale si sta trasformando in una sistematica azione di smantellamento delle realtà autogestite. Non si tratta solo di una questione di “legalità”, come dichiarato ufficialmente, ma di una vera e propria battaglia ideologica che mira a cancellare i laboratori di pensiero critico e di mutualismo attivo nei quartieri abbandonati dallo Stato.

L’ultimo tassello di questa strategia è lo sgombero e l’abbattimento della Palestra Lupo a Catania. Liberata da anni dal degrado, la Lupo era uno spazio e presidio sociale in un quartiere difficile. Al posto di un centro di aggregazione che offriva sport, cultura, concerti e un’alternativa sociale a prezzi accessibili, l’amministrazione comunale ha previsto la costruzione di un parcheggio a raso da 139 posti auto, finanziato con i fondi del PNRR, confermati poco prima dell’abbattimento.

La contraddizione è evidente e inconfutabile. Il sindaco parla di “rigenerazione urbana” ma nella realtà è la distruzione una comunità reale e viva che sarà distrutta per far posto al cemento e alle auto.

Tutto questo si colloca in un “effetto domino” iniziato a Milano (Leoncavallo) ad agosto e poi Torino (l’Askatasuna) a gennaio, per poi adesso arrivare a Catania. Dopo decenni di resistenza, il primo a finire nel mirino del governo è stato lo storico centro milanese Leoncavallo, divenuto lo storico simbolo di una Milano degli speculatori (le inchieste e le denunce lo hanno dimostrato ampiamente) che vuole spazzare vie i centri di inclusione e di cultura per fare spazio al mercato immobiliare e agli affari dei grandi fondi di investimento stranieri.

Poi a gennaio lo sgombero dello storico centro sociale torinese, Askatasuna, ha scatenato manifestazioni nazionali con oltre 50.000 persone fra gennaio e febbraio 2026. Nonostante il tentativo del Comune di regolarizzare lo spazio come “bene comune”, la pressione del governo centrale ha prevalso, portando a scontri e a un clima di repressione durissima. Adesso sono arrivate altre ordinanze di sgombero per altri centri in Italia come lo Spin Time a Roma, un “palazzo-mondo” che ospita oltre 400 persone, tra cui famiglie e rifugiati, è già sotto costante minaccia. E poi anche L’Officina 99 di Napoli.

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A conferma che si tratta di un sopruso antisociale sono i due pesi e le due misure applicate nei confronti di CasaPound che occupa abusivamente da anni un palazzo storico di Roma senza ricevere nessun disturbo.

Il “filo rosso” che unisce queste chiusure e minacce prossime, è la percezione di una disparità di trattamento che mina le fondamenta della democrazia.

Mentre i centri sociali di sinistra vengono sgomberati in nome del “ripristino del decoro”, realtà di estrema destra come CasaPound a Roma continuano a godere di una completa immunità sebbene rappresentano una vera e propria minaccia sociale dopo gli innumerevoli atti di violenza perpetrati in giro per l’Italia, con diverse condanne defintive.

L’attenzione del Viminale si concentra quasi esclusivamente sulla galassia d’opposizione, confermando che l’obiettivo è semplicemente di natura politica.

A cosa servono i centri sociali o spazi di aggregazione autogestiti? Sono gli ultimi presidi di equità sociale in città sempre più esclusive e invivibili per i ceti popolari. Non c’è un “gestore”, non ce un “capo”, spazi inclusivi per tutti e tutto. Offrono doposcuola, sport popolare, assistenza legale, spazi di discussione e attività ricreative per tutte le età, visto che lo Stato non li garantisce più.

Chiudere queste realtà senza offrire alternative reali significa consegnare le periferie all’isolamento e al degrado che il governo dice di voler combattere. La democrazia frana quando la “legalità formale” diventa lo strumento per soffocare la partecipazione dal basso.

Salvatore Alfieri – Portavoce Giovani Comuniste/i provincia di Ragusa

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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Riccardo

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