L’Immacolata Concezione, Maria.
Preparata sin dall’eternità ad essere Madre di una Creazione nuova, resa tale dal Creatore che in Lei si fa Creatura.
L’Immacolata Perfezione, Maria.
Oggi celebriamo un dogma, che non é ottenebrante per la ragione, ma che invita a contemplare la perfezione a cui ciascuno di noi è chiamato.
Lei, la “Piena di Grazia” che attende, gravida delle nostre attese, a cui viene detto che il nome da imporre al Figlio che avrebbe partorito é “Gesù”, ovvero “Dio Salva”. Solo Lei lo chiama così in tutti i vangeli, senza appellativi, senza epiteti salvifici, solamente Gesù . Anzi no, non solo Lei, l’Immacolata Concezione,ma anche il ladrone crocifisso con Lui, che noi chiamiamo buono, ma che era stato in vita un incallito peccatore per fare quella fine , ma che morirà invocando quel nome, “Dio Salva”.
Lei l’Immacolata Concezione, la perfezione, lui il ladrone, il peccatore, la sozzura: uniti da “Dio Salva”.É il “paradosso” della cristianità: Lei, preparata e chiamata sin dall’eternità a dare a quella carne il suo nome, lui salvato dallo stesso nome nell’ultimo istante della sua grama esistenza. É in quel nome, Gesù, Dio Salva,che anche a noi ladroni é data la possibilità di riscatto, ed essere come lei Immacolata Concezione. É questo ciò che celebriamo oggi.
È lei che celebriamo, del giardino di Dio il fiore più bello lei, Maria.
Il più bello, perché al solo guardarla pensiamo: “quanto è bella la creazione di Dio”.
Lei, tutta bellezza, perché in questa perfetta creazione, in questa Immacolata Concezione, Egli ci permette di tornare in gioco, di farcela, di schiacciare il serpente che ci insidia le calcagna, di ritornare a quel giardino di delizie in cui lei, fiore eminente, spande materne fragranze.
Del giardino di Dio il fiore più bello, Maria.
Lei, la modalità che Dio ha scelto per assomigliare a noi, il recinto dentro cui l’infinito si fa finito, si rende visibile, palpabile, guardabile.
Lei, per mezzo della quale la sua Stirpe tutte le cose ricapitola; Lei, scelta, amata, creata perché si riparta da capo.
Guardare a lei, mistico fiore, è perdersi nella contemplazione dell’ Eterno che sceglie la miseria, se ne innamora talmente tanto da nobilitarla, purificarla, renderla bella e gradita ai suoi occhi, Immacolata.
È farsi inondare dalla sua fragranza che attira, inebria e non abbandona, una volta asssaporata.
È accarezzare lo stelo delle sue mani che afferrano e orientano, perché Madre, e in quanto tale conosce già le salite e le curve di ogni storia, la tua, la mia storia.
Lei, fiore di campo, lei stella mattutina, lei bagliore nelle tante, troppe notti di tempesta.
Lei porto sicuro, lei dolce rifugio, lei segno di consolazione e di sicura speranza.
In questo otto dicembre ci riscopriamo ancora una volta provati, stanchi, impauriti, ma perdutamente innamorati e attratti da lei, del giardino di Dio il fiore più bello… Maria Immacolata.
E attendiamo con lei,nelle tenebre, l’Avvento della Luce.


