La vigilia di San Giuseppe ad Enna con le sue dieci meravigliose tavolate.
Una tradizione che trova nuovamente vigore, grazie al contributo di tanti, il fare rete per mantenere vivo ciò che abbiamo avuto ricevuto e tramandato.
Enna, quella che ci piace…ricca di tradizioni e vita.
Andavano visitate tutte , perché tutte meritano, per bellezza ma soprattutto per ringraziare per quanto fatto, anche solo con la nostra presenza.
Odori, sapori, colori, convivialità ,nel nome del Santo della Provvidenza. Gente che sale e che scende, suoni di fisarmonica , canti dialettali. Folla, vita.
É la sera di San Gisé.
In cammino, ripercorrendo riti e tradizioni che si tramandano da secoli e che mettono insieme folklore, genuinità , fede, devozione al Santo per eccellenza.
Odori e colori ti catturano: é l’Artari di San Giuseppe, la tavolata così chiamata da queste parti.
Drappi, tovaglie ricamate e candide , veli scendono dal soffitto nelle forme più artistiche e disparate e si adagiano su tavole riccamente ornate su cui sono poggiati cibi di ogni sorta, dalla frutta agli ortaggi, dolci di tutti i tipi, pasta, sarde e Pan di spagna, persino pesce. E si potrebbe continuare. Il tutto riccamente ornato, elaborato in poliedriche e artistiche forme.
Ciò che è più caratteristico é però il pane , protagonista assoluto degli altari. Le “Cuddure” dominano la scena in tutte le forme , in tutti i modi. Ci sono altari internamente ricoperti di pane , preparato da decine e decine di famiglie e professionisti, con i simboli della Sacra Famiglia: la treccia della Vergine, il bastone e gli arnesi del fabbro Giuseppe, la mano del Bambino Gesù.
Pane creato per devozione ,pane offerto con amore e dedizione. Questi enormi pani che troneggiano sulle tavolate, vengono confezionati con squisita arte tutta siciliana e rappresentano vere e proprie sculture riproducenti santi o istoriati con fregi e motivi vegetali.
La preparazione dell’altare, appunto, richiede l’apporto e lo sforzo dell’intero vicinato, o del centro, o delle famiglie (S. Giuseppi voli traficu: S. Giuseppe esige un estenuante lavoro) .
É singolare come la notte, il pane , richiamino a quella notte di Betlemme, “casa del pane “, dove sulla mangiatoia veniva adagiato “il Pane di Vita “. Ecco perché il pane , simbolo di prosperità e abbondanza , cibo che non può mancare nella dieta mediterranea , rappresenta l’altare dedicato al Santo della Provvidenza.
Del Santo ci sono tutte le raffigurazioni : artigiano, benedicente , con il Bambino in braccio, accanto alla sua sposa. Rappresentato in statue o in antichi capezzali, richiama con quell’ “Ite ad Joseph ” ad un culto assai radicato in paese , come del resto in tutta la Sicilia e a cui le famiglie sciolgono voti e innalzano preghiere
L’altare ha però una tradizione particolare: ricorda il banchetto allestito dai dodici apostoli, in occasione della dipartita di Giuseppe, offerto alla Sposa e al Figlio quale segno di consolazione e di vicinanza: usanza per altro tipica siciliana, quella di preparare il “cuonsolu” per le famiglie di amici e parenti in lutto . Ecco perché nella notte del transito di Giuseppe si allestisce l’altare, in ricordo, in suo onore. Le Cuddure infatti ricordano i dodici apostoli, ciascuna rappresentante i simboli dei santi a cui si riferiscono, ma non mancano quelle legate ad Anna e Gioacchino, oltre che alla Sacra Famiglia.
L’Artari é occasione di convivialità , di socialità, di beneficenza. Si prega , si canta , si mangia. E soprattutto si condivide. Non c’é tavolata dove non venga offerto il pane . Donato a chiunque vada a visitare la tavolata, in un via vai di mani che donano e offrano, che si stringono e ringraziano, emblema di una Sicilia votata all’accoglienza , alla cura , al dono . Tutte hanno la loro importanza, tutte aprono le loro porte a chi, per
devozione si mette in cammino.
Ospitalità , quella forse negata proprio a Giuseppe e Maria in quella fredda notte di Betlemme , e che viene riparata in questa lunga notte di fine inverno quando, aprendo le porte della propria casa, del proprio cuore, si rivivono riti e devozioni di una devozione genuina e semplice che sembra a volte lontana , ma che ritorna in tutta la sua bellezza.
Un tempo il giorno di San Giuseppe a mezzogiorno tre figuranti venivano fatti sedere a tavola e si donava loro quanto era allestito. Erano solitamente bisognosi . I Tri Santi erano una rappresentazione povera della Sacra Famiglia. Oggi giorno sono dei semplici figuranti: ma accanto agli altari vengono allestiti dei tavoli dove sono raccolti beni alimentari a lunga conservazione che vengono destinati ai più bisognosi .
Ciò che é bello é il lavoro che é stato fatto dai centri anziani, per custodire tradizioni e riti ,dalle scuole , che consegnano ai più giovani e ai piccoli, attraverso ricerche , studi e ricostruzioni, gli usi e i costumi unici di una terra unica quale la Sicilia, capace di unire fede e devozione , arte culinaria e giovialità in un tripudio di suoni, odori , colori e sapori.
Una bellezza tutta siciliana che attrae.
E non può non farlo.


