LA SICILIA SI METTE IN CAMMINO: NASCE LA ROTTA JACOPEA DEL MEDITERRANEO
Da Marina di Ragusa a Caltagirone, un nuovo itinerario sulle orme di San Giacomo. Totò Trumino: «Vogliamo unire i territori, recuperare la memoria e trasformare la Sicilia in una grande terra di pellegrinaggio»
C’è una Sicilia che si scopre soltanto rallentando il passo. Una Sicilia fatta di antiche strade, borghi, campagne, chiese, tradizioni popolari e comunità che custodiscono una storia millenaria. È proprio questa Sicilia che la nuova Rotta Jacopea del Mediterraneo intende raccontare e valorizzare, attraverso il prolungamento del Cammino di San Giacomo in Sicilia, con un nuovo itinerario che collegherà Marina di Ragusa a Caltagirone.
Un progetto che guarda lontano e che ambisce a mettere in relazione il Mediterraneo, la spiritualità, la cultura e il turismo lento, recuperando il profondo legame della nostra Isola con la tradizione jacopea.
La presentazione ufficiale del progetto si è svolta sabato 24 ottobre 2026 nella chiesa di San Giacomo a Ragusa Ibla, all’interno dei Giardini Iblei, alla presenza di rappresentanti istituzionali, religiosi e delle realtà associative coinvolte.
L’iniziativa porta la firma di Borgo San Giacomo ETS, ente ideatore e custode del Cammino, con il coinvolgimento dei Comuni interessati, delle diocesi di Ragusa e Caltagirone, della Pastorale del Turismo, Sport e Tempo Libero della Conferenza Episcopale Siciliana, del Capitolo della Sicilia della Confraternita di San Jacopo di Perugia e della Confraternita di San Giacomo di Ragusa Ibla.
DAL MARE AL CUORE DELLA SICILIA: IL NUOVO PERCORSO
La nuova tratta partirà da Marina di Ragusa, affacciata sul Mediterraneo, per risalire verso l’entroterra attraversando alcuni dei territori più suggestivi della Sicilia sud-orientale.
Il percorso progettuale interesserà:
Marina di Ragusa;
Ragusa;
Chiaramonte Gulfi;
Monterosso Almo;
Vizzini;
Mineo;
Grammichele;
Caltagirone.
Un itinerario che attraverserà paesaggi rurali, centri storici, luoghi di culto e territori ricchi di testimonianze culturali, collegando la costa ragusana al Cammino di San Giacomo già esistente.
Non si tratta, dunque, di un progetto isolato, ma di un ampliamento di una rete jacopea che ha già una propria storia e una riconosciuta identità.
È importante ricordare che il percorso originario si sviluppa per circa 130 chilometri, da Caltagirone a Capizzi, attraversando dieci Comuni e tre province: Catania, Enna e Messina.
La nuova tratta meridionale punta ad aggiungere un ulteriore collegamento, creando una continuità ideale tra il mare e la Sicilia centrale.
Restano da definire e rendere pubblici, per il nuovo segmento, il tracciato tecnico definitivo, le distanze, le singole tappe, le altimetrie e i servizi di accoglienza.
TOTÒ TRUMINO, L’UOMO CHE HA TRASFORMATO UN’IDEA IN UN CAMMINO
Dietro questa esperienza c’è Totò Trumino, pellegrino, confratello di San Jacopo, hospitalero e fondatore del Cammino di San Giacomo in Sicilia.
La sua storia è legata a una passione autentica per il pellegrinaggio e alla volontà di riscoprire e valorizzare la tradizione jacopea della nostra Isola.
Il Cammino, inaugurato nel 2021, è diventato negli anni un punto di riferimento per migliaia di pellegrini e viaggiatori. Secondo i dati riportati dalle pubblicazioni del 2026, ha accolto oltre cinquemila persone nei suoi primi cinque anni.
Trumino ha lavorato per costruire un itinerario capace di andare oltre la semplice esperienza escursionistica, mettendo al centro l’identità dei territori, la memoria religiosa e l’accoglienza.
Un impegno condiviso anche attraverso la pubblicazione, insieme a Giuseppe Riggio, della guida Il Cammino di San Giacomo in Sicilia, edita da Terre di Mezzo.
La nuova Rotta Jacopea del Mediterraneo rappresenta oggi un ulteriore capitolo di questo percorso.
L’INTERVISTA A TOTÒ TRUMINO
«I cammini non hanno confini: la Sicilia deve riscoprire la propria anima jacopea»
Totò Trumino, da dove nasce l’idea di prolungare il Cammino di San Giacomo fino a Marina di Ragusa?
L’idea nasce dalla volontà di allargare lo sguardo sulla Sicilia jacopea. Il Cammino che abbiamo realizzato da Caltagirone a Capizzi rappresenta una parte importante di una storia molto più ampia, che attraversa l’intera Isola.
La Sicilia custodisce una tradizione legata a San Giacomo che merita di essere conosciuta, studiata e valorizzata. Abbiamo luoghi di culto, testimonianze storiche, devozioni popolari e comunità che ancora oggi mantengono vivo questo legame.
Partire da Marina di Ragusa significa riconoscere al Mediterraneo il suo ruolo storico di incontro, collegamento e comunicazione. Il mare non deve essere considerato un confine, ma una porta d’ingresso alla nostra storia.
Perché avete scelto proprio questi Comuni?
Ogni territorio ha una propria identità e un patrimonio che merita di essere raccontato.
Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo, Vizzini, Mineo e Grammichele rappresentano un insieme di paesaggi, tradizioni, architetture, testimonianze religiose e culturali.
Il nostro obiettivo è creare un collegamento che permetta al pellegrino di conoscere una Sicilia meno frequentata dai circuiti turistici tradizionali.
Il cammino deve diventare uno strumento per mettere in rete le comunità, coinvolgere le associazioni, valorizzare le realtà locali e generare nuove opportunità.
Che cosa significa concretamente Rotta Jacopea del Mediterraneo?
Significa avere una visione più ampia.
Non vogliamo limitarci a realizzare un percorso da un punto all’altro. Vogliamo costruire una rete che metta in relazione i luoghi della devozione a San Giacomo, le comunità, i porti, le chiese e le testimonianze storiche della Sicilia.
La Rotta Jacopea del Mediterraneo vuole collegare idealmente il sud dell’Isola con Caltagirone, Capizzi, Galati Mamertino, Gratteri, Palermo e Messina.
È una progettualità che guarda anche al futuro e alla possibilità di creare collegamenti con le grandi rotte europee del pellegrinaggio, fino al Cammino di Santiago di Compostela.
Il Cammino di San Giacomo è anche un progetto di valorizzazione turistica. Quali opportunità può offrire ai territori?
Le opportunità sono tante.
Pensiamo ai piccoli borghi, alle attività ricettive, ai ristoratori, agli artigiani, alle aziende agricole, alle associazioni culturali e sportive.
Il pellegrino non attraversa un territorio soltanto per raggiungere una destinazione. Si ferma, incontra le persone, conosce le tradizioni, assaggia i prodotti locali e contribuisce a mantenere vive le comunità.
Il turismo lento può rappresentare una risposta concreta allo spopolamento delle aree interne e alla necessità di creare nuove economie legate alle identità locali.
Il cammino deve diventare una possibilità di sviluppo, senza perdere la propria anima spirituale.
Quanto conta il coinvolgimento delle amministrazioni comunali e delle diocesi?
È fondamentale. Un cammino non può essere costruito e mantenuto in vita da una sola persona o da una sola associazione.
Servono le istituzioni, le Chiese locali, le confraternite, le associazioni, gli operatori turistici e soprattutto le comunità.
La presentazione di Ragusa Ibla ha rappresentato un momento importante proprio per questo: condividere il progetto e aprire un percorso di collaborazione.
Vogliamo che ogni Comune attraversato possa sentirsi protagonista e custode di questa esperienza.
Quali sono i quattro pilastri sui quali si fonda il progetto?
Fede, accoglienza, cultura e sostenibilità.
La fede rappresenta il cuore originario del pellegrinaggio sulle orme di San Giacomo.
L’accoglienza è la capacità di aprire le porte e creare relazioni tra persone e comunità.
La cultura permette di riscoprire e valorizzare il patrimonio storico, artistico e religioso.
La sostenibilità, infine, significa rispettare l’ambiente, promuovere una mobilità lenta e contribuire alla tutela dei territori.
Sono quattro elementi che devono camminare insieme.
Il progetto potrà essere utilizzato anche da chi non è un pellegrino in senso religioso?
Certamente. Il cammino nasce da una tradizione spirituale, ma è aperto a tutti coloro che desiderano vivere un’esperienza autentica a contatto con la natura, la storia e le comunità.
La nuova tratta potrà essere valorizzata anche attraverso il trekking, il fitwalking, la camminata sportiva, il cicloturismo, la mountain bike e altre forme di mobilità lenta compatibili con le caratteristiche dei percorsi.
L’importante è rispettare l’identità dei luoghi e la filosofia del cammino.
Qual è il sogno che accompagna questa nuova avventura?
Il sogno è che un pellegrino possa arrivare in Sicilia e trovare una rete di itinerari capaci di raccontare la nostra storia jacopea.
Vorremmo che la Sicilia diventasse sempre più riconoscibile come terra di pellegrinaggio, crocevia del Mediterraneo e luogo di incontro tra culture e tradizioni.
Non vogliamo essere proprietari della storia, ma contribuire a renderla viva.
I cammini non hanno padroni. Appartengono a chi li percorre, a chi li custodisce e a chi li rende vivi.
UNA RETE DI RICONOSCIMENTI NAZIONALI ED EUROPEI
Il Cammino di San Giacomo in Sicilia ha costruito negli anni un importante percorso di riconoscimento istituzionale e internazionale.
Tra le principali tappe:
2021: riconoscimento da parte della Regione Siciliana, della Conferenza Episcopale Italiana e della Confraternita di San Jacopo di Perugia.
2022: riconoscimento come Cammino Jacopeo Italiano da parte della Federación Española de Asociaciones de Amigos del Camino de Santiago.
2022: ingresso nella European Federation Camino Europa Compostela.
2023: inserimento nel Catalogo dei Cammini Religiosi Italiani del Ministero del Turismo.
2023: inserimento nella Rete dei Cammini e Sentieri di Sicilia.
2026: ingresso nella European Federation of Saint James Way.
Un percorso di crescita che conferma la dimensione nazionale ed europea dell’esperienza siciliana.
La nuova tratta dovrà inserirsi in questa rete attraverso un lavoro di progettazione, coordinamento e valorizzazione condiviso con i territori.
NON SOLO PELLEGRINAGGIO: UNA NUOVA OPPORTUNITÀ PER LA SICILIA
La Rotta Jacopea del Mediterraneo può diventare uno strumento importante per promuovere una Sicilia diversa, lontana dai modelli del turismo concentrato esclusivamente sulle località balneari e sulle grandi città d’arte.
Il collegamento tra Marina di Ragusa e Caltagirone mette in relazione due dimensioni complementari: il Mediterraneo e la Sicilia interna.
Un percorso che può valorizzare le produzioni agricole, le tradizioni artigianali, le architetture religiose, i paesaggi rurali e le piccole comunità.
Non è soltanto una questione di chilometri da percorrere, ma di relazioni da costruire.
La sfida sarà quella di garantire un tracciato fruibile, un sistema di accoglienza adeguato, una segnaletica riconoscibile e servizi capaci di accompagnare il pellegrino lungo tutto il viaggio.
In questa prospettiva, il coinvolgimento delle associazioni sportive, culturali, turistiche e delle realtà locali sarà determinante.
LA SICILIA JACOPEA GUARDA AL FUTURO
C’è un messaggio che accompagna questa nuova iniziativa: la Sicilia non deve limitarsi a conservare la propria storia, ma deve imparare a raccontarla attraverso nuove esperienze.
La Rotta Jacopea del Mediterraneo nasce proprio con questa ambizione: mettere insieme territori, recuperare antiche memorie, creare nuove opportunità e restituire centralità a una tradizione religiosa e culturale che appartiene profondamente all’identità siciliana.
Da Marina di Ragusa verso Caltagirone, e da qui idealmente verso Capizzi e gli altri luoghi jacopei dell’Isola, il viaggio continua.
Con Totò Trumino e Borgo San Giacomo ETS, il progetto si prepara a una nuova fase, nella quale la collaborazione tra istituzioni, Chiesa e comunità sarà fondamentale.
Perché un cammino non è soltanto una strada segnata sulla carta geografica.
È una storia che si rinnova a ogni passo, un incontro che lascia un segno, un territorio che si racconta e una comunità che ritrova il piacere di accogliere.
E forse è proprio questo il significato più autentico della Rotta Jacopea del Mediterraneo: fare della Sicilia non soltanto una terra da visitare, ma una terra da attraversare, conoscere e vivere.
Ultreya et Suseia! Buon cammino.

