La storia incredibile del papà del campione del mondo di FI Kimi Antonelli passa anche da Pergusa
Il papà Marco chiese un prestito per comprare un casco e pagarsi il viaggio in aereo pur di partecipare ad una gara a Pergusa
Ci sono storie che valgono molto più di una vittoria, di una pole position o di un titolo mondiale. Storie fatte di sacrifici, rinunce, passione e sogni che sembravano impossibili. E quella della famiglia Antonelli è una di queste. Oggi Andrea Kimi Antonelli è il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1 ma dietro il suo straordinario successo c’è una famiglia che conosce bene il prezzo dei sogni. A raccontarlo è stato papà Marco, che ha svelato un retroscena destinato a far riflettere gli appassionati di motori, soprattutto quelli siciliani. Sembra incredibile, ma proprio l’autodromo di Pergusa è legato a uno degli episodi più significativi della vita sportiva di Marco Antonelli. Nel 1992, per partecipare a una gara con BMW Italia sul circuito siciliano, Marco dovette contrarre un debito in banca. Doveva acquistare un casco nuovo, una tuta e pagarsi i biglietti aerei per raggiungere la Sicilia. Un sacrificio economico importante per un uomo che, come lui stesso ha raccontato, non proveniva da una famiglia benestante e doveva lavorare duramente per portare avanti la propria passione. Altro che milioni, sponsor milionari e contratti da capogiro: in quegli anni anche riuscire a prendere un aereo per andare a correre poteva rappresentare un’impresa. Marco, oltre all’attività nel mondo delle corse, ha fatto anche il camionista. Mamma Veronica, invece, si occupava della spesa e preparava i pasti per il team, senza rinunciare al lavoro e alla famiglia. E mentre i genitori affrontavano sacrifici e difficoltà, un bambino cresceva respirando l’odore dei motori e ascoltando il rumore delle macchine da corsa. Quel bambino era Kimi. Marco ha raccontato anche alcuni episodi incredibili della sua infanzia: il piccolo veniva accompagnato nei circuiti, dove la famiglia trascorreva gran parte delle proprie giornate. Addirittura, per farlo dormire, il papà lo sistemava nel suo ovetto sulla gru utilizzata per sostituire i motori, cullandolo ogni tanto con una spinta. Immagini che raccontano meglio di tante parole quanto il motorsport fosse parte integrante della loro vita. Quel papà che un tempo doveva chiedere soldi alla banca per potersi permettere un casco, una tuta e un viaggio in aereo, oggi ha visto suo figlio conquistare il titolo più prestigioso dell’automobilismo mondiale. Per gli appassionati siciliani, sapere che il circuito di Pergusa compare in questo racconto familiare rappresenta un motivo di particolare orgoglio. Quel tracciato, immerso nel cuore della Sicilia, è stato teatro di una gara che Marco Antonelli ricorda ancora attraverso un sacrificio economico personale. Un debito contratto per continuare a correre. Oggi suo figlio è diventato campione del mondo. E quella vecchia storia del 1992 assume un significato ancora più grande: perché prima di arrivare sul tetto del mondo, a volte, bisogna semplicemente trovare i soldi per salire su un aereo e inseguire il proprio sogno.

