Progetto Università Diffusa, secondo incontro su “Costituzione, legalità e memoria condivisa”, in collaborazione tra Uir Pa, Libera e UniPa
“Cultura, memoria e responsabilità educativa”
Testimonianza di un familiare vittima del dovere di mafia Elisa Enea
Palermo – Con il tema“ Cultura, memoria e responsabilità educativa”, tenuto dalla prof.ssa Elisa Colletti dell’Università degli studi di Palermo, si è svolto il secondo incontro del progetto “Costituzione, legalità e memoria condivisa” organizzato dalla Uir Palermo in collaborazione con Libera nell’ambito del progetto Università Diffusa presso i locali di Libera territoriale Palermo, in via Castelnuovo 13.
L’incontro è stato aperto, nel pomeriggio di martedì 27 ottobre, dal vicepresidente regionale della Sicilia e delegato territoriale dell’area metropolitana di Palermo, cav. Nicola Barretta; alla presenza dei tutor dell’UIR-Pa, Girolamo Attesti e la prof.ssa Angela Monteverde, la prof.ssa Colletti, capoprogetto, ha svolto la sua relazione nella prima parte dell’incontro mentre la dott.ssa Clara Triolo, Libera Palermo, ha introdotto il familiare di una vittima di mafia Elisa Enea, figlia dell’imprenditore Vincenzo Enea, ucciso a Isola delle Femmine la mattina dell’8 giugno 1982.
Elisa Enea, la più piccola di sei figli, ha raccontato la storia del suo amato padre: “rimasto orfano a 10 anni a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, mio padre era un uomo onesto, grande lavoratore, coraggioso: ogni volta che la mafia distruggeva i magazzini dei suoi cantieri, lui riparava i danni e ricominciava a lavorare nuovamente; non indietreggiava mai. La sua umanità negli anni 70 fu unica, fece alloggiare nei suoi bungalows molti extracomunitari, accogliendoli a braccia aperte con un sorriso. Ci sono voluti 34 anni per avere giustizia, i nostri diritti riconosciuti con enorme ritardo”.
Nel 2010, la svolta. Le rivelazioni di Pietro Enea, il grande della famiglia, vengono accostate a quelle di tre collaboratori di giustizia – Gaspare Mutolo, Francesco Onorato e Rosario Naimo – che indicano anch’esse in Francesco Bruno (ma anche in Salvatore Lo Piccolo e Riccobono) gli autori del delitto. Le indagini ripartono. Per Lo Piccolo non vengono trovati riscontri mentre Riccobono intanto è morto da tempo.
Alla fine, il 22 maggio del 2013, Bruno, già in carcere all’ergastolo per altri due omicidi, viene condannato a 30 anni di carcere. Il 19 febbraio del 2015 la condanna viene confermata in Appello e poi, nell’ottobre del 2016, anche in Cassazione.
“Quanti anni di lacrime e dolore. Mio padre non tornerà in vita, ma da oggi potrà riposare in pace” ha ribadito ai presenti Elisa Enea, che aveva appena due mesi e mezzo quando suo padre venne barbaramente ucciso.
Il cav. Nicola Barretta ha chiuso l’incontro con un intervento sul dolore patito dei parenti delle vittime in quanto testimoni ed ha presentato i benefici riconosciuti dallo Stato e dalla Regione: “I benefici di legge non potranno mai compensare il vuoto delle famiglie distrutte interiormente dal dolore che hanno perso un padre, una madre, un fratello, una sorella, un figlio. A loro la nostra solidarietà”.

