Martedì 22 agosto 2023 a Ciminna (PA) la serata di presentazione delle opere in concorso per il Ciminna Cort Fest che assegnerà, martedì 29, il Premio Gattopardo a ricordo dei fasti cinematografici che legarono inscindibilmente il borgo siciliano alla regia dell’indimenticato Luchino Visconti. Il cortometraggio è una forma d’arte, in cui il significato simbolico dell’opera supera l’elemento narrativo ed è per questo in grado di rendere omaggio ad un’intera isola, la Sicilia, alla sua cultura, ai paesaggi e alle tradizioni senza venire meno alla riflessione sulla realtà dell’oggi e sul significato della vita.
La direzione artistica del festival è affidata alla casa di produzione Arancia Cinema e a due registi di punta: Aurelio Grimaldi e Emma Cecala. Ambedue siciliani ma di differenti generazioni hanno lasciato un’impronta o si preparano a lasciarla nella cinematografia nazionale. Aurelio Grimaldi, modicano, ha da sempre avuto – sia nella letteratura che nella cinematografia – una particolare attenzione alla voglia di riscatto e alla speranza di futuro dei ceti più umili della propria terra. Uno sguardo attento e riflessivo, che ha cercato di cogliere le dinamiche più nascoste dell’Italia moderna, degli anni di piombo, di una società in bilico fra degrado e ritorno a una purezza originaria. Emma Cecala, invece è la regista – a sua volta siciliana, di Caccamo – del cortometraggio “Manco morto” che è stato interamente girato proprio a Ciminna e che verrà riproposto nella serata di martedì.
In scaletta, infatti, vi sono sette opere: tre fuori concorso e i quattro che si contenderanno il Premio Gattopardo. “Rinasco” che è stato realizzato dagli alunni della terza classe della scuola secondaria di primo grado di Ciminna, ci porta nel laboratorio creativo di quelli che – in futuro – potrebbero legarsi alla settima arte. È importante, infatti, che il festival rappresenti una continuità con il territorio, stimolando un confronto tra aspiranti cineasti e maestri di provata esperienza.
Fuori concorso anche “Maestrale” del siciliano Nico Bonomolo che ha vinto il David di Donatello nel 2022 e trasforma sogni, desideri ed esperienze di vita in un cortometraggio di animazione dove personaggi, disegnati con tratto leggero, cercano di liberarsi dagli schemi soffocanti della quotidianità.
Torna in sala anche la frizzante opera di Emma Cecala che fa rivivere un dopoguerra d’inconciliabili ideali politici, esasperati dalla contrapposizione fra l’ostentato ateismo dei comunisti e la devozione accondiscendente della maggioranza democristiana. In un rapido ed efficace affresco, ambientato proprio a Ciminna in una torrida giornata estiva, la sfida politica per le elezioni comunali viene bruscamente interrotta dal decesso del candidato comunista. Fra lo scalpore generale si viene a sapere che, per volontà del defunto, il funerale verrà celebrato in chiesa e – attraverso una serie di continui colpi di scena – la fede marxista sembra vacillare per una finale redenzione, un ravvedimento dei valori, un plateale riconoscimento di avere seguito per anni la strada sbagliata. L’intera comunità, in un allegro telefono senza fili tra i banchi della chiesa, deforma e reinventa le cause del decesso fino all’assurdo allontanandosi irrimediabilmente dalla verità. La marcia del feretro verso il camposanto, in un crescendo che ricorda il Gianni Schicchi pucciniano, porta al colpa di scena finale tra lo stupore dell’officiante e l’improvviso silenzio dei compaesani.
I quattro cortometraggi in concorso sono tutti di autori siciliani, due donne e due uomini; danno un quadro di come la giovane cinematografia isolana goda di ottima salute, sia vitale ed esuberante. Dimostrano anche quanto il cortometraggio possa promuovere un territorio, perché le scelte di regia puntano sul significato profondo che ambienti e manufatti esprimono: dal cemento armato della periferia che diventa spettro di una civiltà collassata; all’architettura modulare sulla cui neutralità fioriscono le identità più intime e acerbe; alla geometria tormentata dei quartieri storici, della loro ombra trasformata in arte per salvarla dall’oblio, al reticolo di manufatti per dominare e trarre frutto dal mare: spazi che concretano il rodersi labirintico dell’anima; alla natura, infine, che accoglie la volontà di dissolversi di una mente sradicata in un abbraccio mortale di grande fascino e bellezza.


