Il Principe Felice, tratto da un racconto di Oscar Wilde, è una di quelle storie che piacciono a Natale o forse che piacevano un tempo: quel tempo ormai lontano in cui l’incanto riusciva a riscaldare il cuore. Il tempo in cui la fiamma della Piccola fiammiferaia riusciva a far comprendere ai bambini quanto fosse prezioso quel nido accogliente che ci teneva in grembo e, accanto alla consapevolezza della propria fortuna, c’era il desiderio forte che anche gli altri stessero bene.
Non so se oggi sia ancora così. So però che portare in scena una storia come Il Principe Felice, raccontarla con quel velo di ironia adatto ai tempi, farlo con la bravura di Elisa Di Dio e della Compagnia dell’Arpa, è un’opera meritoria.
Che tutto questo sia avvenuto ieri al Museo Archeologico di Aidone, luogo sacro che starebbe a cuore a tutti, ne estende il valore.
Poi certo, le nebbie avvolgono la città, occupano le nostre vite, ci rendono sempre più indaffarati e a me continua a sovvenir Macondo e l’occupatus di Seneca. Insomma, l’uomo è uomo: per certi versi si evolve, per altri resta statico.
Secula seculorum.
Pagina Facebook Alessandra Mirabella


