Joan Mirò e Navarra a confronto nella mostra “I labirinti della gioia”, nuovo appuntamento della rassegna “Storie e dialoghi” ideata dal “Centro d’arte Raffaello” in occasione del traguardo dei quarant’anni di attività, raggiunto nel 2026, e recentemente celebrato con un importante riconoscimento alla Camera di Commercio Palermo–Enna.
Curata dal critico d’arte Tanino Bonifacio, con cui la galleria palermitana diretta da Sabrina Di Gesaro ha condiviso l’intero ciclo di incontri, l’esposizione mette in dialogo un grande Maestro del Novecento e un artista contemporaneo, attraverso un percorso di venti opere, undici di Navarra e nove di Joan Mirò.
È il colore a costruire il colloquio ideale tra i due talenti, fondendo in un unico linguaggio sensibilità diverse, in cui il tempo sembra perdere le distanze tra epoche e contesti differenti.
Joan Mirò e Navarra, infatti, sono accomunati dalla volontà di liberare l’elemento cromatico dalla semplice funzione descrittiva per trasformarlo in linguaggio autonomo.
Con una differenza sensibile, però: in Joan Miró il segno e il colore aprono mondi sospesi, fantastici e imprevedibili; in Navarra la materia cromatica costruisce invece spazi astratti nei quali la percezione diventa protagonista.
Le opere del primo, provenienti dalla collezione privata del “Centro d’arte Raffaello”, rappresentano un ritorno importante nella storia della galleria: si tratta di litografie a tiratura limitata, già presentate negli spazi espositivi di via Resuttana 414 nel 2001, nelle quali è immediatamente riconoscibile il linguaggio dell’artista catalano, con un segno essenziale e libero, le forme sospese, i simboli e i colori capaci di trasformare la superficie in uno spazio poetico e immaginativo.
Accanto a Joan Miró, Navarra presenta una serie di opere inedite, realizzate ad hoc per il progetto espositivo.
Artista romano di nascita e siciliano d’adozione, ha costruito nel corso dei decenni un importante percorso artistico legato alla rappresentazione del paesaggio isolano, diventando particolarmente conosciuto dal grande pubblico per le sue interpretazioni dell’entroterra, restituito attraverso una straordinaria padronanza della luce, del colore e della materia.
Questa lunga esperienza paesaggistica costituisce una parte fondamentale della sua ricerca, ma nelle opere presentate nella mostra Navarra compie un ulteriore passo: il paesaggio sembra progressivamente dissolversi per lasciare spazio al colore nella sua dimensione più pura ed emotiva.
Sono astratti di matrice iperrealista, realizzati con colori acrilici su tavola, nei quali l’artista porta avanti una ricerca fondata sulle vibrazioni cromatiche.
La superficie pittorica diventa un campo di tensioni, sovrapposizioni e percorsi visivi che sembrano seguire una propria musicalità.
Il rapporto tra Navarra e la galleria, che vede alla direzione artistica Sabrina Di Gesaro, attraversa la storia stessa del “Centro d’arte Raffaello”: l’artista ne ha accompagnato il percorso quarantennale, diventandone testimone a tutti gli effetti.
“I labirinti della gioia” nasce proprio dalla possibilità di attraversare il colore come si attraversa un labirinto: senza una direzione prestabilita, lasciandosi guidare dalle emozioni, dalle associazioni e dalle vibrazioni che ogni opera è capace di generare.
Il riferimento alla gioia non è dunque soltanto un sentimento, ma una condizione dello sguardo: la scoperta di un percorso inatteso, la libertà di perdersi dentro una superficie pittorica e di ritrovare, attraverso il colore, una dimensione personale.
Con questo nuovo appuntamento, “Storie e dialoghi” continua a mettere in relazione protagonisti dell’arte del Novecento e ricerche contemporanee, creando confronti non costruiti sulla distanza cronologica, ma sulla possibilità che opere appartenenti a momenti diversi della storia dell’arte possano ancora oggi parlarsi.
“Con Navarra – spiega la dottoressa Sabrina Di Gesaro – abbiamo condiviso momenti, progetti, esposizioni e soprattutto un rapporto artistico e umano consolidatosi nel tempo: ecco perché, presentare la mostra che lo vede protagonista accanto a Joan Mirò ha per me un significato che va oltre il singolo evento”.
“La storia di una galleria, così come quella di un artista – aggiunge – è fatta di incontri, di strade che si incrociano, ritorni e nuove direzioni e credo che la gioia, evocata nel titolo della mostra, risieda anche nella possibilità di continuare a cercare, di lasciarsi sorprendere e di aprire ogni volta un nuovo capitolo”.
“L’essenza basica della ricerca pittorica di Navarra – afferma lo storico e critico d’arte Tanino Bonifacio – risiede nella gestione sapiente della luce e della forma, per cui da ogni suo elemento narrativo pittoricamente emerge un micro-cosmo misterioso gremito di significati dal forte carattere simbolico: una pittura astratta e non informale, poiché l’artista non affida la sua poetica al puro gesto istintivo e casuale ma, al contrario, dipinge con rigore compositivo misurato, quasi architettonico, per cui ogni frammento pittorico è un percorso visivo, è una coordinata concettuale e spaziale”.
“Anche nella produzione artistica del Maestro spagnolo Joan Miró – osserva il curatore – il segno è astratto e mai descrittivo iconograficamente, tanto da assumere un significato di pura evocazione istintuale prodotta da una pittura intima, personale e visionaria con risonanze poetiche e letterarie”.
La mostra, visitabile anche sul sito raffaellogalleria.com, sarà fruibile dal 7 al 21 novembre nella sede di via Emanuele Notarbartolo 9/E a Palermo, nei consueti orari di apertura della galleria: il lunedì dalle 16:00 alle 19:30, dal martedì al sabato dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:30 alle 19:30.
L’inaugurazione si terrà sabato 7 novembre alle 18:00, e sarà allietata dal dj set di Fioredipa e da un cocktail di Treska Cibo e Convivio.

