Quando pensiamo alla Festa dei Morti a Enna, come nel resto della Sicilia, è intuitivo immaginare il “cannistru” con pupi di zucchero, frutta martorana e balocchi che illumina i cuori dei bambini, donando loro una giornata di gioia e facendo ricordare gli affetti perduti, con gratitudine.
Una memoria “dolce” che ancora oggi è più che viva nelle tradizioni. Ma non bisogna dimenticare che la giornata del 2 novembre – come ho avuto modo di apprendere dai ragazzi delle Vie dei Tesori nella mia città – poteva anche strappare miracolosamente delle vite alla morte. L’Arciconfraternita delle Anime Sante del Purgatorio di Enna fu infatti investita in passato della facoltà di graziare ogni anno, proprio in quella giornata, tre persone condannate. Anche i condannati a morte. La piazza dove si svolgevano le condanne era quella antistante la Chiesa dell’Addolorata. Il messaggio che arriva fino ai nostri giorni è potente e patente: l’Arciconfraternita esercitava un potere così forte da tramutarsi in salvezza terrena per chi viveva nelle tenebre della condanna. La vita prima persa e poi ritrovata, il passaggio dalle tenebre alla luce, potrebbe riflettersi anche nella topografia sacra della città. Nel percorso che conduce dalla Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio all’Addolorata si passa prima per la chiesetta di Santa Lucia, portatrice di luce, poi per la Chiesa di San Cataldo, il santo tradizionalmente invocato contro la morte improvvisa, per aver resuscitato dei defunti a Taranto. Un itinerario soteriologico potrebbe unire così queste quattro chiese nel centro storico della nostra città attraverso una tradizione oggi perduta. Anche dal punto di vista cromatico il cammino sarebbe chiaro: si passa dal nero del manto delle Anime Sante e dal viola dell’Addolorata, al bianco che contraddistingue sia San Cataldo che Santa Lucia (quest’ultima unita al rosso del martirio). La giornata dei Morti ad Enna può essere quindi un importante momento di riflessione sul dono della vita. Oggi, l’Arciconfraternita delle Anime Sante del Purgatorio di Enna potrebbe ridare vita alla città? Potrebbe salvare una comunità condannata a una lenta morte sociale? Magari potrebbe donare tre alberi da piantare ogni anno o un defibrillatore, in ricordo delle tre persone salvate. Continuerebbe così una bella tradizione, adeguata alle necessità del mondo di oggi. Si possono ancora salvare vite, si può ancora salvare questa città.

