Tasse sugli affitti, la cedolare secca conviene
Tra le tante spese a cui deve far fronte un proprietario di casa, quando decide di affittare il suo immobile, ci sono anche le tasse da versare al fisco.
Non sempre si hanno le idee chiare a tal proposito. Reperire informazioni complete ed esaustive non è facile, spesso sono frammentate e poco affidabili.
Per questa ragione, il team di professionisti che opera all’interno della piattaforma Zappyrent, ha deciso di mettere insieme le proprie competenze per stilare un articolo molto dettagliato relativo alle tasse affitto casa.
La pagina è consultabile nella sezione blog del sito, che ha tutta l’autorevolezza per illustrare questi argomenti, essendo focalizzato esclusivamente nell’incontro tra domanda e offerta di case in affitto tra privati.
Non a caso, i proprietari che scelgono di affidarsi alla piattaforma online per locare il proprio appartamento, beneficeranno anche di una consulenza sulla migliore formula contrattuale in termini di tassazione.
A voler sintetizzare il contenuto, si può affermare che le quote da versare allo Stato sono riconducibili a due regimi differenti: la tassazione ordinaria e la cedolare secca.
La tassazione ordinaria viene applicata a tutti i contratti regolarmente registrati e si cumula alle altre fonti di reddito personali a cui si applica un’aliquota fissa che varia in base allo scaglione di appartenenza.
Questa può variare dal 23% al 43% in base alla fascia di reddito di appartenenza.
È intuibile, dunque, che il guadagno derivante dall’affitto di una casa contribuisca ad aumentare il reddito complessivo e la relativa aliquota Irpef.
A questa, poi, sempre in regime ordinario, bisogna aggiungere l’imposta di registro, pari al 2% del canone annuo per tutti gli anni d’affitto dichiarati nel contratto, e l’imposta di bollo, corrispondente a 16 Euro ogni 4 pagine di contratto e applicabile proprio su questo, al momento della registrazione presso l’Agenzia delle Entrate.
Discorso diverso e ben più conveniente è da farsi per la cedolare secca.
Optando per questo regime si paga solo una quota fissa pari al 21%, in caso di contratto d’affitto a canone libero o, addirittura, del 10% per il canone concordato. In quest’ultimo caso si dovrà rinunciare però agli incrementi periodici di prezzo, mantenendo il canone fisso per tutta la durata dell’accordo.
In entrambe le circostanze, l’aliquota applicata con la cedolare secca è sempre meno del minimo del regime ordinario.
Oltre a essere esonerati dal dichiarare il reddito derivante dall’affitto, la cedolare secca permette di risparmiare anche l’imposta di bollo e quella di registro.
Per poterne beneficiare è sufficiente stipulare l’accordo tra persone fisiche con destinazione abitativa dell’immobile.
Anche gli affitti brevi, inferiori a 30 giorni, possono godere della cedolare secca, mantenendo solo l’aliquota del 21%.
Stesso discorso vale per gli affitti a studenti, per un periodo compreso tra 6 mesi e tre anni, rinnovabile automaticamente per lo stesso periodo. In questo caso l’aliquota scende al 10%.
Per calcolare l’ammontare delle tasse basta semplicemente applicare l’aliquota di riferimento al canone annuo, che in regime ordinario corrisponde al 95% del totale.
Sono previste, infine, agevolazioni e risparmi qualora l’immobile sia collocato in zone di interesse storico, ad esempio, o beneficiare di riduzioni fino al 75% su IMU e TASI.


