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Stabilizzazioni Asu; incontro Csa a S.Agata di Militello

Venti anni di lavoro e un assegno di servizio di 590 euro al mese per 20 ore settimanali, spesso pagato ben oltre i 40 giorni previsti dalla legge. Sono le cifre dei 5.000 lavoratori ASU (Attività Socialmente Utili) che tappano le falle degli organici degli enti pubblici. Durante l’iniziata organizzata stamane dal sindacato CSA ASU Sicilia a Sant’Agata Militello con i rappresentanti dei lavoratori impiegati nei Comuni di Torrenova, Alcara Li Fusi, Capo d’Orlando, Sant’Agata Militello, Galati Mamertino, Mirto, Brolo, Longi, Santo Stefano Camastra e Patti, si è fatto il punto della situazione con i parlamentari ARS Franco De Domenico (PD) e Danilo Lo Giudice (UDC). “Stiamo per concludere la prima fase -ha spiegato ai presenti la responsabile CSA ASU Sicilia Clara Crocè- quella della fuoriuscita dei lavoratori ASU dal sistema delle cooperative. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo che ci saremmo riusciti, ma grazie anche al deputato Lo Giudice, che ha sposato questa battaglia che seguivo da anni in solitudine, adesso si apre un nuovo step: la stabilizzazione. È ingiusto e mortificante che questi lavoratori, che da anni coprono i vuoti in organico della Pubblica Amministrazione, continuino a vivere una condizione di precarietà lavorativa ed economica. Il governo nazionale ha varato una norma che prevede un contributo per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori socialmente utili con deroghe al Piano del Fabbisogno 2020, ma la Sicilia non rientra in questa normativa, prevista solo per le regioni a statuto ordinario. Ma noi pretendiamo risorse fino al 2038, un contratto di lavoro non inferiore alle 18 ore settimanali e deroghe alle capacità di assunzione degli enti pubblici, come sta avvenendo altrove”.
Il sindacalista della CSA Salvatore Mezzopane ha posto l’accento sulla drammatica situazione in cui versano alcuni ASU anche a causa dei ritardi sistematici con i quali si accredita l’assegno di utilizzo. “Fa molto male ricevere messaggi di disperazione dai lavoratori -ha dichiarato durante l’incontro. È ora di dire basta, perché non ci possono raccontare che è una questione economica. Non si possono coprire i vuoti in organico utilizzando a mani piene di lavoratori ASU, pagandoli con un assegno di disoccupazione da fame, senza contributi e senza contratto. Eppure, timbrano il cartellino e sono sottoposti a visite fiscali: hanno i doveri degli impiegati pubblici, ma non i diritti”.
“Da amministratore conosco bene questa realtà -ha puntualizzato Lo Giudice, che oltre a essere un deputato è anche il sindaco di Santa Teresa Riva- e so quanto sono indispensabili per la garanzia dei servizi. Vogliamo eliminare le storture compiute negli anni dalla politica, ma oggi non possiamo fare promesse, possiamo solo ascoltare e capire. Abbiamo fatto un percorso che ha fatto uscire gli ASU dalle cooperative, eliminando quella schiavitù. Abbiamo preso un impegno e lo abbiamo mantenuto. Oggi siamo qui per impegnarci a raggiungere l’obiettivo della stabilizzazione”. La Sicilia, che rientra tra le cosiddette Regioni Obiettivo 1 (quelle che nell’Unione Europea sono in ritardo di sviluppo), non rientra nella fascia indicata da Lo Giudice e il lavoro che stanno portando avanti gli assessori Grasso e Scavone e dalla Commissione Lavoro dell’ARS riguarda proprio la possibilità di ottenere i fondi per la stabilizzazione degli ASU, non prevista dalla LR 8 del 2017.
“Le condizioni alle quali sono sottoposte alcune categorie di lavoratori quali medici a Partita IVA e lavoratori ASU senza contratto, pagati meno del reddito di cittadinanza, sono intollerabili -ha aggiunto il deputato De Domenico. Condivido quanto detto da Lo Giudice: non facciamo promesse, ma garantiamo il nostro impegno. Oggi la pubblica amministrazione è ridotta a lumicino e il problema degli ASU non può essere economico. È un problema tecnico-giuridico, diffidate di chi dice o scrive che è tutto superato”. De Domenico si è poi assunto l’impegno di portare la questione a livello nazionale con il parlamentare Pietro Navarra. “Se riusciamo a trovare la formula giusta per mettere d’accordo tutti, potremmo risolvere la vertenza entro il 2020”.

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