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Rugby Il presidente dell’Unione Rugby Enna Liborio Gioveni: “Per il futuro un occhio attento al settore giovanile”

Riccardo Luglio 10, 2023 7 minuti letti
rugby enna

L’intervista di Matteo Russo al Presidente dell’Unione Rugby Enna Liborio Gioveni che tracia un bilancio consuntivo sulla stagione appena conclusa e guarda con ottimismo al futuro.

 

1. Come nasce l’Unione Rugby Enna?
Ricopro l’incarico di Delegato Provinciale e nel maggio 2022 un gruppo di giocatori ed ex dirigenti mi hanno
contattato per rimettere in moto il movimento rugbystico Ennese.
Con Gaetano Emma e Bruno Vetri abbiamo costituito una asd. Con il supporto di dirigenti ed allenatori -tra
i quali nomino e ricordo Riccardo Tamburella, Emanuele Lucignano, Kevin Scarpinato, Salvatore Ferrarello,
Salvatore Leto, Rino Barbagallo e Simone Spena- abbiamo iniziato degli incontri su campetti di calcio
privati.
L’alta partecipazione ha convinto sia me che il direttivo ad iscrivere la squadra al campionato di Serie C
Regionale. Così, la nostra avventura è iniziata. Un grazie va anche all’imprenditore Paolo Valenti, il quale
ha scelto noi per lanciare “DoSud”, dando, difatti, il nome commerciale alla squadra. Estendo i miei
ringraziamenti anche a tutti gli altri partner che hanno creduto in noi.
2. Quali erano le aspettative per la stagione passata?
Non avevamo degli obiettivi legati ad un risultato sportivo ben preciso. Con il team manager Gaetano
Emma e l’allenatore Emanuele Lucignano ci siamo trovati subito a dovere affrontare il problema
dell’esperienza. Con una compagine dall’eta’ media di ventitre’ anni e la maggioranza degli atleti che
calcava per la prima volta i campi del campionato seniores. In più dopo lo stop per covid questi ragazzi non
hanno più toccato l’ovale, ciò ha comportato un’assenza dal contatto fisico di circa tre anni.
La preparazione atletica del Dott. Stefano dell’Arte, il supporto del nostro medico Cristian Francavilla e le
sapienti mani del Dottore Omar Mingrino (ChinesioLab) ci hanno aiutato a colmare il gap iniziale,
garantendoci, forse, qualcosa in più rispetto ai nostri avversari.
3. Direi vi ha dato tanto visto che la squadra si è giocata la vittoria del campionato contro il Ragusa,
che viene dalla serie B, in una gara fuori casa e persa a un minuto dalla fine. Ti aspettavi questo
livello da parte della squadra?
Sinceramente all’inizio no. Dopo la prima di campionato ho iniziato a crederci. Un minimo di venti ragazzi
era sempre presente agli allenamenti. In totale, su sei giorni disponibili, i nostri atleti svolgevano cinque
sedute settimanali di cui due in palestra. Inoltre abbiamo giovato di importanti innesti da Caltanissetta e San
Cataldo. La mischia ha avuto elementi di esperienza come Andrea Lo Celso ed Antony Bruno (provenienti
entrambi dalla Nissa Rugby). Non posso citare tutti, ma sottolineo l’impegno di tanti altri che hanno
arricchito la nostra rosa, permettendoci di arrivare all’ultima di campionato, giocata in trasferta peraltro, in
ventidue.
4. Squadra composta da atleti provenienti da diversi territori, un lusso. In questa chiave quale
potrebbe essere il ruolo dell’università per l’inserimento di nuovi giocatori?
Abbiamo in rosa diversi ragazzi fuori sede. L’università è da sempre un’importantissima risorsa per il nostro
movimento. In passato abbiamo tesserato esperienti sportivi e sportive provenienti dalla Spagna e da tutta
Italia. Quest’anno la FIR ha firmato un protocollo d’intesa per dei seminari da svolgere all’università: una
parte si svolgerà nel corso del primo semestre in aula; e una una seconda più pratica sul campo, nell’arco
dei successivi sei mesi.
5. Obiettivo per il futuro?
Il futuro è già presente: stiamo preparando la prossima stagione con un’attenzione particolare al settore
giovanile. Dai bambini di sei anni fino ai giovani adulti di diciotto. Ritengo che il rugby, come lo sport in
generale, può e vuole (non deve) essere una risorsa per le esigenze delle famiglie: nell’educare i
bambini alla disciplina, al rispetto, all’umiltà e condividere le emozioni con dei coetanei ricordando che
ci si puo’ sentire vivi anche senza lo smartphone o il computer.
6. Il club è stato coinvolto in diverse campagne sociali: dalla raccolta per la guerra in Ucraina al
banco alimentare, passando per le donazioni di sacche di sangue all’AVIS. Ovviamente sono state svolte
anche altre attività collettive, ma quanto queste sono realmente utili al club?
Ti ringrazio per la domanda. Il Club è formato da associati che non obbligatoriamente sono anche atleti. Per
esempio genitori, fratelli, fidanzati, simpatizzanti ed ex giocatori fanno parte attiva della vita dell’organico
poiché organizzano attività con riscontro nel sociale. Ciò avviene affinché gli stessi valori che in campo
contraddistinguono la nostra disciplina sportiva – rispetto, lealtà e umiltà – siano veicolati attraverso le
attività cosiddette “Sociali”.
Come le radici dell’albero si ramificano nel terreno, così il club ha bisogno di farlo nel suo territorio perché
da esso trae la linfa che consentirà ai fiori di germogliare ed ai frutti di maturare. Questi prodotti, poi, come
un ciclo, verranno elargiti al nostro pubblico.
7. Mi dicono che avete più di cinquanta atleti tesserati come giocatori seniores, tu poc’anzi parlavi di
presenza agli allenamenti di minimo venti ragazzi (a rugby si gioca in quindici). Come spieghi un così
massiccio riscontro dopo anni di fermo?
Si, sono numeri strani da interpretare per chi non è inserito nell’attività sportiva. Durante la stagione gli
infortuni, gli impegni familiari, lo studio ed il lavoro spesso non permettono ai giocatori di allenarsi cinque
volte a settimana. Essendo tutti dilettanti il loro impegno è ancora più importante. Abbiamo avuto la fortuna
di avere un buon numero di tesserati che ci ha permesso di fare degli allenamenti collettivi di ottimo livello.
Abbiamo goduto anche di ulteriori miglioramenti, alzando l’asticella durante la settimana, grazie ad
interventi da parte di Tecnici Federali come Giuseppe Costantino, Tito Cicciò, Giacomo Granata, Orazio
Arancio ed al Tecnico Nazionale Andrea Cavinato. Queste massicce figure hanno stimolato i ragazzi. Inoltre,
anche il Capitano Francesco Maggio ha dato un enorme esempio nella corsa sportiva durante la stagione. I
ragazzi non hanno condiviso solo gioie ma anche dolori, infortuni e problemi di spogliatoio. Questo
susseguirsi di eventi concatenati ha dato un carattere alla squadra (ancora tenero oserei dire). Alla fine
alcuni si sono autoesclusi, altri -prima completamente e totalmente neutrali- sono diventati leader.
8. Perché una madre dovrebbe fare giocare un bambino a rugby?
Il rugby, come altre discipline sportive, è importante perché impartisce ai ragazzi il senso di rispetto dei
ruoli. Il rugby ha una regola base fondamentale: il rispetto altrui. Il nostro obiettivo è temprare non grandi
campioni ma giovani uomini. Vogliamo dare ai nostri giovani atleti gli strumenti (impegno, costanza,
gestione del proprio tempo, capacità a individuare e raggiungere gli obiettivi, gestione delle emozioni,
competitività, capacità a lavorare in team, esperienze culturali e partecipazione con le realtà sociali del
territorio) per affrontare al meglio le tante difficoltà della vita da adulti.
9. Crede nella collaborazione tra vari club sportivi che possa creare un’unione salda e solida?
Io ritengo che lo sport oggi vive una crisi ed è per questo necessario fare rete. Due associazioni di volontari
cooperanti lavorano meglio rispetto ad una che lavora isolatamente. Ti dico di più: esistono consorzi di
associazioni (come Catania) che, grazie alla loro posizione di vertice, ottengono fondi e benefici per lo sport,
autoproclamandosi, dinanzi alle Istituzioni, promotori dell’attività sportiva.
10. Vuole dire qualcosa ai suoi associati?
Rispondo parlando del nostro logo. Esso e’ composto da due braccia giallo verdi, simbolo dell’unione – che
non e’ solo il nome della nostra associazione – ma di fatto e’ la nostra mission. Unire gli sportivi, i
simpatizzanti e la comunita’ ennese per costruire assieme qualcosa di utile a tutti. Abbiamo inoltre inserito
un cuore e le lettere “ L.B.”. Non si tratta solo di una dedica Louis Biondo, uno storico e fondamentale
elemento del movimento ennese, ma si tratta del centro del nostro messaggio. La squadra vive mossa
dalla passione pulsante per lo sport e per la collettivita’. In questo Louis e’ stato un esempio ed un
riferimento tenendo insieme un movimento dal 2009 fino alla sua prematura scomparsa avvenuta nel
dicembre del 2018, a soli cinquant’anni. Dico questo ai miei tesserati: sono sicuro che sia fiero di Voi, ossia
i suoi “Carusi” come vi chiamava affettuosamente.

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Riccardo

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