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RENZI E LA CRISI DEL GOVERNO – di Angiolo Alerci

Riccardo Gennaio 20, 2021 4 minuti letti

RENZI E LA CRISI DEL GOVERNO

Ho seguito con particolare interesse l’intero dibattito che si è svolto alla Camera ed al Senato, per i voti di fiducia richiesti dal Presidente Conte.
La mia ultrasettantennale esperienza mi aveva portato a fare delle considerazioni che, con soddisfazione, ho visto in gran parte confermate.
Il vero motivo della crisi provocata da Renzi è scaturita esclusivamente dall’odio che Matteo ha sempre dimostrato nei confronti del Presidente Conte.
Matteo ricorda la sua ingloriosa fine da Presidente del Consiglio, ma
non ricorda la sua chiara dichiarazione che, se il referendum da lui voluto e in modo pessimo gestito non fosse stato approvato, si sarebbe dimesso non solo da Presidente del Consiglio ma non avrebbe più fatto politica.
Vedere oggi un capo del Governo e neofita non parlamentare che nel marzo scorso si era guadagnato circa il 70% dei consensi, non lo ha lasciato tranquillo.
L’invidia, ma non la solo l’invidia, ha creato questa tensione culminata con la crisi del governo.
Un disegno criminale, concepito e studiato con una freddezza allucinante e che non ha tenuto in considerazione nemmeno il particolare momento che attraversiamo
Ha imposto, a quello che era il suo partito in forte recupero, il governo con il Movimento Cinque Stelle e, all’indomani della creazione del nuovo governo, dopo avere segnalato e ottienuto una presenza importante, lascia il partito costituendo un gruppo parlamentare che subito inizia una costante attività di critica verso il Governo.
A rendere nell’ultimo periodo più forte la sua critica e la contrapposizione c’è pensata l’Europa, con la concessione di ben 209/miliardi di finanziamenti.
Essersi trovato escluso dalla gestione di questi fondi l’ha reso molto più nervoso e ne ha dato grande dimostrazione con il tono e gli argomenti trattati nel suo discorso al Senato.
La sua furbizia, per apparire responsabile, è stata notata nel comportamento usato in occasione del voto, indicando l’astensione del suo gruppo per abbassare il quorum necessario per il voto di fiducia.
La verità, invece, era ben altra: Renzi sapeva che gran parte del suo gruppo non era disposto a votare contro quel governo, al quale aveva dato la fiducia.
Il comportamento di Renzi, comunque, continuerà a manifestarsi con ricorrenti ricatti.

Anche l’accanimento ed i toni dell’opposizione di Salvini, memore del grosso errore commesso lo scorso anno con le sue dimissioni, della Meloni e della Bernini, è determinato dal fatto di potere essere completamenti esclusi dall’occasione offertaci dall’Europa, con la bella torta di ben 209 miliardi da impegnare con una certa urgenza.
Io avevo seguito con particolare simpatia Renzi, Segretario del Partito e Presidente del Consiglio, tanto da ricevere, tra le numerose lettere anche una mail dove, tra l’altro, è scritto “ La ringrazio per le sue mail, per le sue proposte e per le sue critiche. Le ho lette molto volentieri”.
Mi sono allontanato da lui alla vigilia del famoso referendum, comunicandogli i motivi che poi ne furono la causa della mancata approvazione.
Nel suo discorso mi ha fatto molto impressione il punto in cui ricordava, a suo vantaggio, alcune espressioni dell’on: Martinazzoli.
Anch’io, ancora democristiano senza partito, mi sono spesso ricordato di Martinazzoli con altre espressioni che hanno trovato ospitalità in diversi giornali on line e pubblicate nei miei libri di “Cronaca e riflessioni sulla politica italiana”.

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28 febbraio 2014 PARTITO POPOLARE EUROPEO E NUOVA D.C.
omissis
“Oggi Martinazzoli viene ricordato da molti come persona perbene, ma nel contempo non si deve dimenticare che è stato il responsabile della fine della Democrazia Cristiana, avendo chiesto ed ottenuto nel 1992 dal Consiglio Nazionale pieni poteri per il rilancio del partito, poteri che, con il suo comportamento distaccato e ondivago, non seppe o non volle utilizzare.” (pag. 158 del 1° vol. di Cronaca e riflessioni sulla politica italiana).
Voglio ancora ricordare a Renzi un’altra nota particolare:

15 gennaio 2014-PARTITO DEMOCRATICO E DEMOCRAZA CRISTIANA
“Non vorremmo che Renzi, invece di ispirare la sua azione a Giorgio La Pira, per molti anni Sindaco di Firenze, pensi di comportarsi come l’on. Amintore Fanfani, toscano come lui, il quale nel lontano 1953, in nome del rinnovamento creò le condizioni della caduta del 7° Governo De Gasperi, solo dopo diciotto giorni dal suo insediamento. (pag.128 1° volume)”.
La vita del Governo Conte sarà irta di difficoltà che, speriamo, possano essere superate per il bene di tutti.
angiolo alerci

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