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Professionisti e operatori sanitari: a parole li si ringrazia con i gesti li si condanna a morte

Professionisti e operatori sanitari: a parole li si ringrazia con i gesti li si condanna a morte
Adamo Bonazzi, Fsi-Usae: “Oggi la Triplice e il Governo hanno trattato il personale sanitario alla stregua di quella truppa che veniva definita “carne da cannone”.
ROMA 15 MARZO – Il contenuto del protocollo firmato fra la Triplice, le associazioni datoriali e il Governo per la “regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” – a seguito degli scioperi spontanei dei lavoratori che sono stati effettuati in molte fabbriche, per essere stati esclusi dalle chiusure previste invece per il settore commerciale – che prevede che qualora il lavoro imponga di lavorare a distanza minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è comunque necessario l’uso delle mascherine, e altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc …) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie, pur essendo un provvedimento corretto e doveroso per il personale dell’industria manifatturiera nazionale, suona come l’ennesimo schiaffo ai professionisti della salute e agli altri operatori sanitari che sono chiamati a lavorare in prima linea con orari che vanno oltre i peggiori turni e senza adeguati dispositivi di protezione individuale.
Adamo Bonazzi, Segretario Generale Fsi-Usae è intervenuto a margine del Consiglio Nazionale di Federazione odierno, tenuto in videoconferenza ed ha così stigmatizzato la questione: “Poiché i gesti valgono più di mille parole, oggi, mentre tutto il paese li applaudiva in un Flash Mob collettivo, la Triplice e il Governo, hanno dato l’ennesima sberla in faccia ai Professionisti della Sanità. Oggi con quell’intesa, la Triplice e il Governo ribadendo i diritti degli altri lavoratori, ancora una volta, nei fatti, si sono dimenticati di tutelare il personale sanitario e lo hanno trattato alla stregua di quella truppa che veniva definita come “carne da cannone”.

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