E come preannunciato nel precedente articolo eccoci al giorno che segna per la città l’inizio di una nuova stagione.
Si perché ad Enna l’estate inizia il 2 giugno, anche se con i piumini addosso e con la “paesana” sui tetti.
“E quannu u priju scattia la campana, la manca di Jamuti tutta trema”.
Recita così un’ antica preghiera in rime tramandata dai padri, racconta Enna e la sua vita fondata sul raccolto e sulla devozione mariana.
Allo scoccare delle 6. 00 del 2 giugno avreste potuto assistere ad una quantità di agricoltori che legavano le proprie mule in prossimità del Portale di San Martino (ingresso laterale del Duomo), per assistere poi alla santa messa.
Era usanza della Colleggiata entrare in processione dal portone che da sul lato sinistro del Duomo, prospiciente Calascibetta, da lì seguita da un folto stuolo di ministri procedeva all’accensione delle candele poste sui lampadari laterali per poi dirigersi all’altare maggiore dove veniva intonata la Coroncina alla Beata Vergine, in dialetto Ennese.
Intorno al 1830 avvenne che un forte temporale si scatenasse durante la funzione, terrorizzando gli animali legati fuori e facendoli fuggire con ingenti danni al prospetto del sacro edificio.
In quell’occasione gli agricoltori devoti offrirò o sacchi di frumento alla Vergine in segno di scusa. Questi vennero venduti e il ricavato utilizzato per i lavori di sistemazione.
Ancora una volta la storia si intreccia alla tradizione e la madre terra alla Madre del cielo.
“Ca trasi giugnu, Enna si cunsola, si senti un gran giubilu ogni matina.”
Ilaria Lombardo


