Enna Press

Testata giornalistica Online

Le maschere teatrali di Centuripe e la “recita del mondo” pirandelliana – di Gaetano Cantaro

Le maschere teatrali di Centuripe e la “recita del mondo” pirandelliana – di Gaetano Cantaro
Il tema della “maschera” e della frantumazione dell’io in molteplici identità o stati d’animo caratterizza da sempre la storia umana. Questo fu uno dei temi che appassionò il celebre letterato siciliano Luigi Pirandello secondo il quale l’umanità vive in un perenne palcoscenico, costretta ad atteggiarsi in quella varietà di modi che egli definiva “la recita del mondo”. Ciò comporta secondo Pirandello una sorta di schizofrenia tra l’essere e l’apparire tanto da portarlo ad affermare gravemente: “imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”.
La maschera è un manufatto “magico”, intriso di valori, di significati e di funzioni rituali, comune a popolazioni di epoche e luoghi diversi in quanto, quale strumento che permette di alienarsi dal tempo e dallo spazio rinunciando alla propria identità, introduce la persona che la indossa all’interno di un mondo ‘altro’, divino, o mistico: la distoglie dal contingente per proiettarla in una dimensione soprannaturale.
In ambito siciliano la testimonianza più antica dell’uso rituale della maschera si rinviene nei misteriosi graffiti della grotta dell’Addaura, a Palermo, risalenti al Paleolitico, dove un gruppo di uomini danzanti indossano maschere con le sembianze di uccelli.
Le maschere divennero una componente carica di valori e di significati nel teatro greco classico, ove caratterizzavano i personaggi appartenenti ai diversi generi teatrali (la tragedia, il dramma satiresco, la commedia).
La città di Centuripe ha restituito il più consistente numero di terrecotte “teatrali” dopo Lipari. La maggior parte vennero recuperate dal celebre archeologo Paolo Orsi tra il 1907 ed il 1910 e sono databili tra la metà del III secolo a.C. e la fine del I secolo a.C.. Purtroppo tantissimi preziosi reperti sono stati depredati illegalmente e illegalmente fanno bella mostra di se nei più importanti musei del mondo tanto che lo stesso museo di Centuripe permette oggi di ammirare soltanto una piccola parte dei tesori inestimabili ritrovati in quel territorio.
Sulla funzione delle maschere sono state avanzate diverse ipotesi, che non si escludono ma che si possono integrare: modelli per la
realizzazione di maschere reali in materiali deperibili, souvenir, oggetti da arredamento apotropaici ma anche e soprattutto funzione simbolica nei riti funerari. Infatti, la maggior parte delle maschere centuripine, così come quelle di Lipari, sono state rinvenute all’interno di sepolcri e raramente in ambienti domestici, ciò induce a ritenere che in qualche modo fossero connesse a particolari riti funebri di ispirazione dionisiaca in considerazione del fatto che Dionisio era anche il Dio del teatro e della “alterita’”. Le due facce tipiche rappresentate sulle maschere greche, quella triste della tragedia e quella allegra della commedia, rappresentano i due distinti caratteri di Dionisio: pieno di gioia e convivialità, ma anche incline alla profonda tristezza. Con ciò si assiste ad una evidente trasposizione della maschera dall’uso teatrale a quello funebre, quasi a voler assicurare continuità a quella “recita del mondo” tanto celebrata dal grande Pirandello, il quale, teorizzando sul
relativismo psicologico, sosteneva che ognuno si sente unico (Uno), ma indossa Centomila maschere e alla fine quindi non è Nessuno, non potendo conoscere nemmeno lui quale sia il suo vero Io (Uno, nessuno e centomila. Romanzo di Luigi Pirandello del 1925).
Gaetano Cantaro

Visite: 356

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *