Enna Alta ed Enna Bassa : ” ogni santu havi i so devoti?”
Ho pensato a lungo se scrivere questo post, per la delicatezza del tema, per ciò che può scaturirne. Ho pensato comunque di scriverlo, per esternare ciò che penso, che mi augurerei possa essere un pensiero condiviso.
Faccio una debita premessa: chi mi conosce sa quanto sia legato alla mia città, quanto mi appassionino le sue tradizioni, le sue feste, non solo dal punto di vista meramente religiso, quanto dal punto di vista antropologico e culturale, storico e folklorico, perché parlano proprio di gente , la nostra gente, di storia, la nostra storia. Tutte sono importanti, tutte degne di essere valorizzate, perché toccano la storia di persone, di quartieri, le parti più intime delle persone, il loro affidarsi, il loro ritrovarsi insieme, sentirsi parte di una storia. Storie di fede ma anche di aggregazione.
Ed è proprio alla luce di questa passione che voglio dire la mia, sulla “infelice ” , si la definisco così, coincidenza di due feste tanto sentite dalla città, il 26 luglio, Festa dei Santi Anna e Gioacchino.
Anche qui una premessa mi è dovuta, vuoi forse per scongiurare leoni di tastiera o commenti poco consoni volti ad alimentare chissà quale contrasto o campanilistica visione: il mio non vuole essere un pensiero da tifoseria , perché notoriamente residente nella parte alta e legato alla festa patronale. Sono molto legato alla figura della Santa madre di Maria, alla sua festa in città, per un passato che mi lega ai miei nonni, figure amate e che in qualche modo la santa mi ricorda. Ne sono stato pure portatore anni fa, per sopperire alla penuria di portatori e rispondere da cittadino ad un accorato appello della congrega omonima. Sono sempre stato ad Enna Bassa in occasione della festa, mi sono dispiaciuto molto quando questa festa stava perdendo mordente, ne sono stato felice quando pian piano si è ripresa.
Fatte le giuste premesse espongo quanto penso, parere di semplice cittadino ennese ci mancherebbe, legato e desideroso di vivere entrambe le ricorrenze: trovo assai infelice , dicevo, la coincidenza del 26 luglio, ultima domenica di luglio, chiusura dei festeggiamenti Patronali di Maria SS. della Visitazione, Patrona della Città di Enna, che viene velata in serata, dopo un’ultima processione, nella cappella votiva, atto che conclude i festeggiamenti patronali, con la processione , i fuochi, il concerto organizzati contemporaneamente ad Enna Bassa per Sant’Anna . La trovo una coincidenza infelice , che in passato, quando è capitato, è stata evitata con un po’ di buon senso, anticipando i festeggiamenti di Sant’ Anna al sabato 25, o posticipandoli di un giorno, riconoscendo la centralità della festa patronale.
Perché la definisco una coincidenza infelice ? Perchè è come se , in un certo senso, si legittimasse implicitamente un illogico comune sentire : due città diverse, due feste patronali diverse, così come erroneamente, forse, un articolo di giornale online ieri diffondeva. Definirla ” la festa patronale di Enna Bassa” è sbagliato : certamente la festa di Sant’Anna è una festa importante dal punto di vista religioso , per quella comunità e non solo, sociale soprattutto , poiché unica esterna nella parte bassa del paese, così come lo è quella del Signuruzzu do Lacu a Pergusa . Titolare della parrocchia, per antonomasia, ha battezzato con il suo nome tutta l’area. “Unni si ? A Sant’Anna” diciamo spesso.
Ebbene ,proprio per questo, trovo ingiusto mantenere questa coincidenza, esempio lampante di un comune sentire che a mio avviso va estirpato, quello di due nuclei abitativi che si vanno differenziando, tanto nei servizi, quanto nella logistica. Enna alta ed Enna Bassa sono, invece, un’unica città,fanno parte dello stesso Comune, tali dovrebbero essere trattate. Si assiste sempre più ad un decentramento, che si rende ancora più lampante in questa coincidenza, se nessuno lo fa notare, se tutto rimane com’è. Due comunità autocefale sembrerebbe, anche dal punto di vista religioso, ben più grave.
Enna ha un’unica festa patronale, quella di Maria SS. della Visitazione: prova la presenza delle luminarie anche nella parte bassa, così come a Pergusa ,segno che l’aria di festa deve essere respirata in tutto il comune, indipendentemente da dove si svolga la festa.
Domenica 26 , quest’anno, è la domenica che chiude i festeggiamenti cittadini: ogni evento religioso esterno dovrebbe essere sospeso per rispetto della festa patronale , così come in passato avvenuto. Trovo illogica la contemporaneità di due feste in una cittadina così piccola già di suo, a maggior ragione di due feste tanto importanti. È come se per assurdo si festeggiasse Sant’Anna anche a Montesalvo, essendoci un quadro e una statua e un culto passato anche lì. Non avrebbe senso!
Non trovo corretto il fatto che , mentre in duomo una parte del popolo ennese saluti la Santa Patrona , dopo due mesi di festeggiamenti, in un’altra parte di città si svolga un altro rito, un’altra festa. Come se la città fosse spaccata in due ( anche in questo ), come se le feste patronali fossero due, in una sorta di “guerra di santi” di verghiana memoria senza senso. Viene meno la compattezza della città, anche a livello religioso, culturale , che forse il clero ennese e le autorità dovrebbero mettere in conto e criticare, correggere, non favorire.
Che messaggio stiamo consegnando ai fedeli? Alla gente ? Cosa stiamo legittimando?
Come se gli ennesi della parte alta fossero i “titolari della festa mariana” e quelli di Enna Bassa della festa di Sant’Anna. Non hanno il diritto, forse, i primi a partecipare alla festa di Sant’Anna ? Perché gli ennesi che abitano nella parte bassa della città devono scegliere tra il ritrovarsi insieme alla propria comunità parrocchiale per omaggiare la propria Santa o unirsi in duomo per salutare la Santa Patrona della Città?
Anche in termini di partecipazione: un autogol che poteva benissimo essere previsto ed evitato.
Proprio in quell’articolo si parla anche di tradizioni: si dimentica, o si sconosce forse, che la festa di Sant’Anna nacque proprio a ridosso della casa del mietitore, da quei mietitori e “viddani” che ruotavano attorno agli Ignudi, e che forse scelsero la figura della santa madre di Maria quasi come un legame con la Santa Patrona della Città ?
La tradizione di cui si parla è chiara: due feste intrecciate, due comunità unite che lentamente, per chissà quale motivo, o desiderio, o solitario agire, non convergono, ma divergono, non uniscono ma dividono.
Enna ha bisogno di centralità di intenti, di unione, che passa anche attraverso le sue feste.
È vero il detto ” ogni santu havi i so devoti” , ma dobbiamo davvero lasciare che tutto sia così? Sono forse le mie argomentazioni infondate ?
Per un giorno( e forse non solo quel giorno) la cittá si spaccherà in due : chi omaggerà la madre, chi la Figlia.
Saranno, spero, loro due, madre e Figlia, a ricordare, invece, agli ennesi l’importanza dell’unità

