Giorni addietro la nuova Amministrazione, presieduta da Vladimiro Crisafulli ha voluto essere presente al Pride, organizzato ad Enna, e lo ha fatto ufficialmente. Difatti il Sindaco ha delegato il neo assessore comunale e parlamentare della Repubblica, del Pd, Maria Stefania Marino, a rappresentare il Comune alla nota manifestazione che ormai da anni si svolge in tutte le più importanti città d’Italia e si prefigge lo scopo di testimoniare, con forza , da parte di coloro che ne sono protagonisti, che l’essere “diverso” oggi più che mai in una società che, lo diciamo con forza anche noi che scriviamo, si arroga la presunzione di definirsi “civile”, non può e non deve essere motivo di discriminazione. Ma purtroppo, ciò avviene sui social, in merito all’uso dei quali ci rendiamo conto che il buon maestro Umberto Eco avesse assolutamente ragione, quando affermava che gli stessi “Hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli…” che tra un bicchiere di vino e un altro fanno a gara a sputare sentenze fatte di intolleranza e ingeneranti odio, queste, spesso, anticamere di omofobia e di violenza. Ed ecco, infatti, i soliti bacchettoni che accusano l’Amministrazione Crisafulli di aver fatto male ad essere presente ufficialmente a rappresentare questi cittadini, come se loro fossero cittadini di serie B. Magari per qualcuno, esasperando a bella posta, forse sarebbe meglio metterli sopra un treno coi vagoni sprangati, diretto in Polonia, come fece un certo regime, oltre che con gli ebrei, appunto, anche con gli omosessuali, proprio ottant’anni fa. Eh no, la nostra penna non può consentire a costoro di condannare il Pride, I cui protagonisti non fanno nulla di male, non danno alcun fastidio. Chi scrive non ha sfilato perché non condivide la maniera “colorata” con la quale essi manifestano il proprio orgoglio ma li ha veduti sfilare in silenzioso e rispettoso silenzio, solidarizzando senza se e senza ma con le loro giuste istanze e non è una frase fatta lo scrivere che il livello di civiltà di ogni popolo si misura e si esprime anche dalla capacità che la sua classe dirigente ha di far integrare le minoranze, ricordando l’ Articolo 3 della meravigliosa Costituzione di questa altrettanto meravigliosa Repubblica che oggi qualcuno vorrebbe, cancellare, ma non riuscirà, perché, “ci stringeremo a coorte fino alla morte” per impedirglielo e fino a quando non lo avremo ricacciato nelle cloache da dove proviene. Dunque, accogliamo nella Società i gay , come accogliamo gli etero, i migranti, i barboni, i senzatetto, i detenuti, i divorziati… Accogliamoli e rispettiamoli come li accoglie e li rispetta Cristo, se siamo cristiani, e se non lo siamo, accogliamoli e rispettiamoli perché qualcuno ha detto: “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me”.
Mario Antonio Filippo Pio Pagaria


