LA MIA POLITICA – Capitolo 1
Unico superstite dei fondatori della Democrazia Cristiana di Enna, posso ricordare molti particolari di quel momento.
L’iniziativa venne presa dal Farmacista dr. Giuseppe Tanteri, vecchio popolare ai tempi di Sturzo, nonno dell’attuale titolare, un burbero benefico dal forte carattere che contribuì a trasformare il mio carattere di ragazzo timido ed inesperto, in quello che mi ha consentito sempre di impormi in tutte le molteplici attività da me svolte. Il suo ricordo è rimasto per me incancellabile.
La responsabilità del controllo organizzativo venne affidata dalla direzione centrale del Partito all’Avv. Bernardo Mattarella, padre del nostro Presidente della Repubblica, il quale per un lungo periodo veniva a Enna, quasi settimanalmente, e il 14 luglio del 1945 tenne il primo discorso politico della Democrazia Cristiana.
Alla riunione costitutiva partecipammo una decina di persone delle quali in gran parte ricordo i nomi: oltre me, il Farmacista Tanteri, il prof. Eugenio Termine, Francesco Paolo Presti, Salvatore De Simone, Gianni Vita, Giuseppe Panvini, Paolo Sberna, Paolo Vasco, Francesco Paolo Clemente, Antonio Gargano ed altre due/tre persone di cui non ricordo il nome.
A me venne affidato il compito di organizzare nella provincia il movimento giovanile.
Il mio primo provvedimento fu quello di affidare al mio amico e compagno di scuola Gino Curcio l’incarico di Vice delegato provinciale.
L’incarico di Delegato provinciale del movimento giovanile e quello successivo di Consigliere Nazionale, mi portarono ad avere rapporti con Giulio Andreotti, allora responsabile nazionale del Movimento giovanile, rapporti sempre mantenuti.
Per molti anni Segretario Amministrativo e Vicesegretario Provinciale del Partito, candidato per due volte all’Assemblea Regionale siciliana, (Anni 1963 e 1967) non eletto, ma ottenendo sempre un’ottima affermazione. Questa esperienza sarà l’oggetto di altra mia nota.
A iniziare dal 1947, nella mia qualità di Consigliere nazionale del Movimento giovanile, frequentavo spesso gli ambienti di Roma e, in particolare, quelli della Segreteria del Vicesegretario del Partito Giovanni Elkan, quando Segretario del partito era Alcide De Gasperi.
Mi recavo spesso a Roma per incontri e per il disbrigo di pratiche presso vari Ministeri e la mia destinazione era sempre il capo della Segreteria del Vicesegretario del Partito Elkan, al quale mi legavano rapporti di amicizia consolidati, essendo anche lui consigliere nazionale, che mi suggerì di chiamare io stesso la segreteria dei Ministeri interessati usando questa espressione.
“È la segreteria del Vicesegretario Elkan. È venuto da Enna il nostro amico Alerci che deve parlare con il Capo della Segreteria, o con il Sottosegretario e con il Ministro, a seconda dell’importanza dei problemi da trattare. Lo stesso deve rientrare in giornata in Sicilia”.
Questa soluzione per me fu una vera manna, perché ogni qualvolta andavo a Roma per trattare vari problemi, spesso nello stesso giorno riuscivo a definire più rapporti.
Alla vigilia del Natale del 1949 ero a Roma con Gino Curcio quando il Vicesegretario Elkan, al quale ero stato segnalato dal capo della sua segreteria come un giovane molto serio e preparato, mi volle conoscere e mi chiese se fossi disponibile trasferirmi a Roma nella sua segreteria.
Gli feci presente che ero diplomato ragioniere, iscritto alla facoltà di economia e commercio presso l’Università di Catania e inoltre ero in attesa di conoscere l’esito di un concorso già effettuato, per l’assunzione presso la Cassa Centrale di Risparmio V.E.
Il Vicesegretario Elkan mi rispose “per una tua sistemazione a Roma ci penserò io”.
La sera, Vigilia di Natale, insieme a Gino presenziammo in Vaticano all’apertura della Porta dell’Anno Santo, ma al rientro a Enna trovai la grande sorpresa: la lettera di assunzione alle dipendenze della Sicilcassa, con destinazione Piazza Armerina e decorrenza dall’8 gennaio 1950.
Avevo comunicato in famiglia la proposta che mi era stata fatta dal Vicesegretario del Partito di trasferirmi a Roma.
Mentre mio padre mi consigliò di valutare io il problema che si era creato con la lettera di assunzione, mia madre che ricordava il figlio Giuseppe morto alcuni anni prima all’età di diciotto anni, disse: “un figlio se l’è preso Dio e un altro mi lascia volontariamente”.
Questa considerazione di mia madre mi aiutò ad effettuare la difficile scelta ed il giorno 8 gennaio 1950 presi servizio presso l’agenzia dell’allora Cassa Centrale di Risparmio V.E. di Piazza Armerina, dove fortunatamente incontrai la donna che mi è stata vicina per settant’ anni, di cui sessantasette di felice matrimonio.
Quel periodo di assidua frequentazione degli ambienti politici romani, mi consentì di far parte di un gruppo che successivamente aveva espresso personaggi molto noti, sia a livello nazionale che internazionale, con i quali per molto tempo ho mantenuto frequenti amichevoli rapporti.
Voglio ricordare:
– Cesare Dall’Oglio
Succeduto a Giulio Andreotti nella guida del movimento giovanile, divenuto Presidente della Confederazione Nazionale dei Coltivatori diretti.
– Franco Nobili
Vice Delegato Nazionale del movimento giovanile.
Presidente dell’IRI dimessosi dalla carica perché coinvolto nello scandalo di “mani pulite”. Dopo due mesi di carcere venne assolto “per non avere commesso i fatti” e riabilitato.
Ottenne quattro lauree “Honoris causa” in Italia e un incarico presso l’Università di Pechino.
– Gianni Baget Bozzo
Al Congresso di Assisi in rappresentanza della sinistra D.C., tentò di contrapporsi ad Andreotti nella guida del movimento. Gianni Baget Bozzo, da noi chiamato allora solo Gianni Bagèt, era stato allievo del Cardinale di Genova Giuseppe Siri. Successivamente lasciò la politica e prese i voti.
Da sacerdote continuò ad interessarsi dei problemi della politica e si avvicinò molto al Partito socialista di Bettino Craxi.
– Franco Maria Malfatti
Consigliere nazionale del movimento giovanile, più volte sottosegretario e Ministro delle partecipazioni Statali, della Pubblica Istruzione e degli Affari Esteri.
Fu il primo italiano che il 1° luglio 1970 venne nominato Presidente della Commissione europea, carica che lasciò spontaneamente con le sue dimissioni il 21 marzo del 1972, per potere concorrere alle elezioni per il rinnovo del nostro parlamento.
Del gruppo facevano anche parte Franco Evangelisti, per molti anni longa manus di Andreotti, Tommaso Morlino, sei volte ministro e Presidente del Senato, e Nicola Signorello, cinque volte ministro.
Con altra successiva nota mi soffermerò sui miei rapporti con l on. Giovanni Gioia, con l’on. Attilio Ruffini, con l’on. Calogero Volpe e con l’on.Domenico Magri,
angiolo alerci


