La condizione post-Covid, il difficile tempo degli adolescenti.
Le esperienze umane possono essere “attraversate” da eventi tragici e stressanti: il Covid-19 ne è stato un esempio. Diversi studi condotti sulla popolazione generale hanno segnalato un aumento significativo di sintomi legati allo stress, in risposta alla notevole emergenza sanitaria, ritenuta tra le principali cause di sviluppo del disturbo post traumatico da stress (PTSD), come forma di disagio mentale che si sviluppa in seguito ad esperienze vissute dall’individuo come minacciose per la propria vita.
Il virus, viaggiando lungo i binari delle nostre relazioni, ha modificato di fatto le nostre abitudini, i nostri impegni, la scuola, il mondo del lavoro compromesso l’economia mondiale ed ha prodotto un violento impatto psicologico sulla nostra salute. Infatti molte persone soffrono e mostrano disturbi dell’ansia, dell’umore, manifestano stati depressivi, in alcuni casi attacchi di panico, alterazioni del ritmo sonno-veglia e disturbi alimentari. Inoltre, nella quotidianità, è stato colpito il nostro “stato di sicurezza”; l’evento Covid 19 ci ha spostati (Porges, teoria Polivagale) verso una risposta di “sopravvivenza” del tipo attacco/fuga ed ha bloccato l’ingaggio sociale, per via del pericolo del contagio.
La sensazione e’ stata quella di non potersi fidare e di sentirsi in trappola, con l’attivazione, non sempre proporzionata, di percezioni di diffidenza, paura angoscia e rabbia. Queste percezioni giungono dalla Neurocezione e descrivono in che modo il nostro sistema nervoso autonomo monitora e decodifica l’ambiente, “leggendolo” come situazione di sicurezza, pericolo o minaccia. Nonostante sia stata diffusa ad ampio raggio la campagna vaccinale, soffriamo ancora di quel senso di spossatezza-stanchezza e ci chiediamo se giungerà mai alla fine questa “Psicopandemia” . Gli effetti si vedranno nel futuro, potremmo avviarci ad un “languire” o “fiorire” psicologicamente, evidenziando così uno stato di assoluto benessere o malessere. Dipenderà molto dal senso di agency, coping e resilienza. Il “languire” o “rifiorire” in psicologia e’ un’esperienza assolutamente personale e soggettiva.
I più colpiti e, davvero desiderosi, di una assoluta rifioritura sono “i nostri giovani adolescenti”. Essi, nel tempo, hanno provato sentimenti ambivalenti, fra noia, rabbia e svalutazione. Così commenta Luca di 16 anni (paziente): “Sembra ieri quando ci hanno chiuso dentro, abbiamo accettato delle soluzioni di convivenza contrattando con i nostri genitori, abbiamo visto che siamo in grado di farlo. Abbiamo capito come funziona il nostro cervello emotivo. Cosa ci fa sentire al sicuro e cosa ci fa ritrovare la calma. Abbiamo imparato a chiedere aiuto e ad affidarci ad uno psicologo senza vergognarsi, perché tutti abbiamo avuto paura. Noi, da ragazzi dell’era digitale a ragazzi dell’era della pandemia, abbiamo fatto un bel salto!”
Queste parole mi commuovono ancora, pensando a come essi hanno sperimentato il dolore evolutivo per lungo tempo senza il contatto con “l’altro” ed a come le diverse aperture e chiusure hanno reso la nostra vita più vulnerabile e spenta, modificando anche la nostra struttura cognitiva, arrecando obnubilamento, difficoltà di concentrazione e di attenzione. Di fatto “i svariati lockdown” li hanno “imprigionati” in un’epidemia di solitudine, con rischi gravissimi per le troppe ore sui social network, il sonno sgregolato e la depressione. Solitudine ed abuso di internet negli adolescenti temi alquanto attuali. Non sono mancati aspetti fobici e deliranti, comportamenti aggressivi, l’attacco al corpo attraverso comportamenti autolesivi, secondo l’interessante parere del Prof. Charmet, nel suo lavoro sugli adolescenti.
A questo scopo, un gruppo di ricercatori della Finlandia ha preso in esame, 1750 ragazzi e ragazze con riscontri all’età di 16/17 anni e 18 anni, con l’obiettivo di valutare le conseguenze del lungo isolamento sociale sulle loro abitudini. I risultati, pubblicati sulla rivista Child development, confermano quanto già emerso da altri lavori: uno stile compulsivo e l’intenzione di vivere internet con “senso di appartenenza”.
L’adolescenza e’ una vera e propria rivoluzione, un cambiamento qualitativo psicologico ed e’ legata al contesto specialmente familiare. Se i genitori sono distanti e non supportano emotivamente il figlio, internet prende corpo. Pertanto “Bisogna chiarire che il problema non e’ Internet ma chi se ne serve e che all’abuso arrivano già “personalità problematiche”, cosi afferma Riccardo Torta, Ordinario di Psicologia Clinica all’Università di Torino.
E’ questo un tempo difficile nel quale l’elemento fondamentale è saper gestire bene uno spazio di riflessione che si muova fra il buon senso nel fare le cose ed il rischio della paura oggettiva. Mi auguro che andremo verso un tempo “nuovo” che consenta ai giovani di riabbracciare, senza pericoli, “i loro luoghi” di incontro, le loro risorse ed i loro sogni.
Dott.ssa Iva Marino Psicologo Clinico e Forense.
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