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Interris.it: Il Recovery plan sulle orme del Piano Marshall

Riccardo Ottobre 15, 2020 5 minuti letti

La storia si ripete, come una ruota gli eventi tornano e si ripresentano le stesse scene. Soluzioni e strategie che non sempre si mettono in atto. Il Recovery Plan ricorda il Piano Marshall del dopo guerra: si rischierà di commettere gli stessi errori anche questa volta?
da
Rossella Avella –

 

“Sia nel caso della prima che della seconda guerra mondiale i decisori politici del tempo decisero di unire lo sforzo bellico per produrre le armi nel Nord Italia. Dopo la prima guerra mondiale infatti nacque il primo polo industriale civile che divenne protagonista dello sforzo bellico della seconda guerra mondiale e poi divenne anche protagonista e assorbì gran parte del piano Marshall che gli americani misero a disposizione dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale, in particolare per il Nord. Il Sud però fu alquanto abbandonato, la dotazione infrastrutturale del centro Sud infatti è molto carente e molto più bassa rispetto a quella del centro Nord. Ora, a distanza di molti anni, abbiamo di nuovo una grande opportunità: l’Unione Europea, al fine di salvare l’Italia dal suo enorme declino che dura da decenni con la sua capacità di essere competitiva ha messo a disposizione una cifra che va oltre i 200 miliardi che è una cifra che questo Paese non ha mai visto” queste parole sono frutto dell’analisi di Giuseppe Ursino CEO di JO Group, cluster di aziende con core business in digital transformation e consulenza su fondi europei, con sede a Catania, primo classificato in Sicilia nel 2019 per il bando su “Smart Cities & Communities” afferente alla Strategia Regionale dell’Innovazione per la Specializzazione Intelligente.
Un’occasione di rinascita

“Questa può essere finalmente l’occasione per risanare la ferita tra un centro nord che è stato investito dell’opportunità di diventare protagonista dello sviluppo industriale e un centro Sud che per scelte politiche del tempo fu lasciato indietro. Il Recovery fund con il Recovery Plan è un’opportunità unica per fare questo salto qualitativo nel sud Italia. Questo argomento però così dirimente non è nell’agenda politica del centro dirigente del centro sud che su questo dovrebbe concentrare le sue forze e anche nell’agenda politica del paese – continua Ursino -. Viene quasi da pensare che questa subalternità culturale del ceto politico del Sud, anche in questa occasione unica finirà per far passare questo treno davanti ai nostri occhi senza prenderlo, rimanendo poco competitivi, con una forte immigrazione e sempre con quel senso di inferiorità rispetto ad altre parti dell’Europa“.

Accessibilità come fattore chiave per lo sviluppo economico

“Eppure il Recovery Fund rappresenta un’occasione unica per riparare ai torti subiti dal Sud nella dotazione infrastrutturale da decenni di disattenzione. L’argomento dovrebbe esser oggi il più importante elemento di discussione dell’intero ceto dirigente meridionale sui tavoli decisionali. “Per una buona qualità della spesa, io partirei dal paradigma che l’accessibilità è il fattore chiave per lo sviluppo economico di ogni territorio, mentre è proprio sulle infrastrutture logistiche che il Sud invece è molto debole – sottolinea il CEO di JO Group -. Per i meridionali quindi l’obiettivo del Recovery Plan dovrebbe consistere nel fare le infrastrutture che riunifichino le due Italie e nel permettere a quel punto al Sud di poter attrarre capitali interni ed esteri per ripartire in maniera autopropulsiva”.
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Un’opportunità di rilancio unica per tutto il Sud

“Ma oggi a che punto sono le nostre istituzioni? Su quali tavoli e con quali capacità tecniche e negoziali si gioca questa partita dall’importanza epocale? “Non si è mai vista una tale quantità di fondi come quella messa in campo: ora più che mai servirà, per l’individuazione degli interventi da finanziare, una visione strategica di cosa è da intendersi per sviluppo” afferma Giuseppe Ursino. “Per quanto ancora ci dovremo accontentare di non avere neanche un anello autostradale che completi il triangolo dell’Isola? – chiede – Per quanto ancora dovremo subire il danno economico e sociale di non avere l’alta velocità ferroviaria? Per quanto ancora bisognerà subire un aeroporto catanese depotenziato dalla mancanza di una pista di atterraggio lunga per far crescere i voli diretti, che sono il più efficace volano di traffico turistico? Quando saranno applicati i livelli essenziali di assistenza per tutte le prestazioni, i servizi e le attività del servizio sanitario nazionale, affinché si abbiano prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale?”.
La straordinaria occasione del Recovery found

“Quest’enorme allocazione di miliardi si deciderà nelle prossime settimane: quanti si ritengono ‘classe dirigente’ trovino canali di comunicazione, costruiscano forza negoziale da far valere sui tavoli dove già si stanno prendendo queste decisioni così vitali per il nostro futuro – è l’appello di Giuseppe Ursino che conclude – lo dobbiamo soprattutto a quella ‘Next Generation EU’ che non a caso ha dato il nome al grande accordo europeo, quella dei nostri giovani ai quali, altrimenti, mestamente dovremo continuare a spiegare come per il loro futuro sarà per loro meglio emigrare e abbandonare la Sicilia in cerca di territori più accoglienti dove metter radici”.

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Riccardo

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