Istituzioni fragili, clan forti: la politica del “favore” travolge tutti
Presentato bilancio annuale commissione Antimafia Ars
Cracolici: “Nesso tra ritorno alla violenza e corruzione diffusa, Sicilia peggiora di anno in anno”
PALERMO, 8 LUGLIO – Una mafia pronta a rigenerarsi, flessibile, vicina, accattivante sui social, veloce nell’occupare vuoti lasciati da istituzioni fragili. E mentre vecchi boss tornano in libertà e provano a ricostituire una cupola e a radicarsi sul territorio, i sistemi di vigilanza e di prevenzione anti corruzione sono ancora lenti e inefficaci. Una vulnerabilità amministrativa che diventa terreno fertile per le infiltrazioni criminali. È il quadro emerso dalla relazione annuale sull’attività svolta nel 2025 dalla commissione Antimafia dell’Ars, presieduta da Antonello Cracolici, che l’ha presentata oggi alla stampa insieme ai deputati Marianna Caronia, Bernadette Grasso, Roberta Schillaci, Fabio Venezia.
Rispetto al contesto delineato l’anno scorso la situazione appare peggiorata, con un aumento della violenza nelle aree urbane, dove a tratti si manifesta anche con metodi mafiosi e cresce di pari passo la corruzione tra funzionari e politici. “Vedo uno stretto collegamento, se la corruzione è cosi diffusa, insieme alla violenza è perché la politica è vulnerabile e ha perso autorevolezza ogni giorno di più. Si sta innescando – ha detto il presidente Cracolici – un meccanismo devastante di assuefazione al ‘favore’ considerato quasi necessario, come se fosse un elemento costitutivo della politica”.
Nel 2025 le 47 sedute, 5 inchieste e 45 audizioni della commissione hanno ricostruito uno spaccato che si era già rivelato in tutta la sua drammaticità con le parole del presidente Cracolici su una “Regione distante dai cittadini, vissuta come un bancomat e sempre più piegata a interessi e intermediazioni, preda per tanti predatori che ruotano intorno all’amministrazione”.
Nel 2025 oltre il 20% delle sedute della commissione ha riguardato l’ambito sanitario: dagli appalti pilotati alle criticità dell’elisoccorso di emergenza, dalla diffusione del crack anche fuori dai grandi centri urbani fino alla gestione dell’istituto zooprofilattico, come segnalato già nella precedente relazione. Con una sequenza di scandali e inchieste giudiziarie, in diversi settori, su mafia e corruzione così elevata da “costringere la commissione – dice il presidente Cracolici – a inseguire l’emergenza giudiziaria senza riuscire a prevenire o anticipare scenari che poi hanno sviluppi penalistici. Nonostante le inchieste, c’è una crescente domanda di Cuffarismo nella società, cioè di quella concezione della politica per cui il favore è la norma e se non lo fai è perché non lo vuoi fare, non perché non puoi, perché sta ritornando l’idea che tutto si può fare”.
Diversi i temi affrontati dalla commissione che sono contenuti nel report allegato, dalle inchieste della commissione alla gestione dei beni confiscati, dalla situazione carceraria preoccupante con l’ingresso di telefoni cellulari, alla gestione dei beni confiscati, dalla diffusione di armi da guerra al radicamento dei clan nei territori, fino all’allarme su una diffusione endemica della corruzione.
La relazione della commissione sarà poi presentata in aula entro la fine di luglio, per avviare una riflessione non solo sulla lotta alla mafia “che non può essere confinata solo all’interno della storia e degli anniversari – ha aggiunto Cracolici – come se fosse un fenomeno del passato, altrimenti si rischia di sottovalutare la riorganizzazione e la presenza ramificata dei clan nelle nostre città”, ma per capire soprattutto quali meccanismi di prevenzione attuare come argine alla corruzione.


