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  • Turismo

interris.it: Danilo Beltrante a “Paolo Notari – Con piacere”: il “vivere di turismo”, da aspirazione a opportunità

Riccardo Giugno 13, 2020 7 minuti letti

Danilo Beltrante a “Paolo Notari – Con piacere”: il “vivere di turismo”, da aspirazione a opportunità
L’imprenditore della “Vivere di Turismo Business School” ospite nel format sui canali social di In Terris e su Interris.it

da Damiano Mattana

Il patrimonio turistico dell’Italia è probabilmente il più vario e affascinante del mondo. Ce lo siamo detto molte volte e, per quanto ogni Paese abbia le sue bellezze, la sua storia, i suoi angoli di paradiso, questo mantra sembra essere una constatazione assodata anche per chi la nostra terra viene a visitarla. Tanto da far sorgere, in modo del tutto spontaneo, una domanda semplice quanto, per certi versi, già risposta: l’Italia può vivere di turismo? C’è chi lo sostiene in realtà, consapevole del fatto che il contributo del business turistico al Pil italiano è considerevole, così come lo sviluppo dell’indotto che ruota attorno al settore. Di fatto una molla per l’innesco di un sistema di introiti di cui la ricettività costituisce solo una, per quanto essenziale, delle parti necessarie al funzionamento del meccanismo. Nondimeno, è proprio dall’accoglienza che inizia tutto: il contatto con il turista e, ancora prima, l’apprezzamento della propria terra, delle risorse a disposizione. Con quel pizzico di spirito imprenditoriale necessario a cominciare.

Imprenditore e innovatore
Lo sa bene Danilo Beltrante, imprenditore e pioniere dell’attività extra-alberghiera, di cui si innamorò ancora giovanissimo e dalla quale, facendone una pietra d’angolo, ha costruito una vera e propria struttura portante, in grado di dimostrare che davvero, con oculatezza e buona volontà, il nostro Paese può vivere di turismo. “Da ragazzo – ha raccontato a ‘Paolo Notari – Con piacere’, il format disponibile ogni sabato sui canali social di In Terris e su Interris.it – arrivai a Firenze per studiare e dovevo trovare qualcosa per sostenermi. I miei genitori mi avevano detto: ‘Se vai a Lecce non ti preoccupare, se vai a Firenze dovrai trovarti qualcosa da fare’. Ho avuto sempre l’idea di mettermi in proprio e in un viaggio a Verona ho conosciuto questa formula del Bed&Breakfast come ospite, innamorandomene. Dopo due anni, quando si è liberato l’appartamento accanto al mio, ho sistemato quelle stanzette coi loro bagnetti in comune e ho avviato anch’io la prima attività all’interno del settore turistico, che allora non conoscevo ma che poi non ho più abbandonato”.

Una community
Passione ed entusiasmo, propri della giovane età, oltre a una spiccata predisposizione per l’imprenditoria, diventano il motore trainante di un’attività che diventa ben presto una realtà fra le più innovative d’Italia. Addirittura una sorta di “accademia” del turismo, la Vivere di Turismo Business School, una community da 9 mila membri che assume ancora più importanza nel momento forse più difficile per il nostro Paese. A riprova che è proprio dalle crisi che nascono le opportunità più grandi: “L’extra-alberghiero rappresenta il 55% dei posti letto oggi disponibili sul territorio nazionale. Un turista su due soggiorna in un’attività di questo tipo. Ancor più importante se consideriamo che, per sua natura, l’extralberghiero si insedia dappertutto. Un’altra considerazione è emersa in questi giorni: le aree meno battute dai circuiti turistici si stanno riscoprendo fra le più belle d’Italia”. E forse non è un caso che “ci accorgiamo che i turisti prima di noi lo avevano capito. In Italia non esiste luogo dove un turista non sia già arrivato: un australiano nipote di migranti che torna al suo paese d’origine ad esempio… Noi li abbiamo magari inquadrati come persone capitate per sbaglio, invece già tanti anni fa avevano capito quant’è bella la nostra Nazione. Se a questo Covid dobbiamo trovare un elemento positivo, è che forse sta insegnando anche agli italiani a scoprire casa loro“.

Riconoscimento professionale
Un’idea, quella della community, nata da un’esperienza diretta di quasi 10 anni di gestione e che Beltrante convoglia in una realtà in grado di professionalizzare il settore dell’extra-alberghiero: “C’era anche un’esigenza forte di riconoscimento, come professionisti, sia nei confronti delle istituzioni e quindi del legislatore. Il mercato non smette di premiarci, la crescita delle attività extra-alberghiere è in crescita dalla sua nascita, quindi dal Duemila, anno dopo anno nascono soluzioni diverse, come le case degli hobbit in Piemonte, le masserie o le case sull’albero. Realtà che anno dopo anno vengono riqualificate”. Il punto, sostiene Beltrante, è che “si mantiene la vocazione del turista soggiornando però dove c’è storia, dove c’è qualcosa in più della stanza d’albergo. Già il soggiorno diventa un’esperienza“.

Turismo locale
In tempi di coronavirus, a ogni modo, il discorso non può prescindere da una lettura del turismo in ottica di sostenibilità. Questo anche in virtù di un rilancio che, davvero, possa essere funzionale alla sopravvivenza di un settore duramente colpito dalla battuta d’arresto imposta dalla pandemia. Anche nelle piccole realtà: “Questo mondo è tuttora messo da parte rispetto alle politiche del turismo nazionale. Ma il Covid ha messo in evidenza la potenza di questo settore: se da un lato non sono state considerate queste attività negli aiuti del governo, dall’altro sembra che il governo stesso si sia accorto di quanto il nostro settore sia sostenibile e che se non viene aiutato economicamente nell’immediato per dare privilegio al sostegno di aziende con tanti dipendenti, nel medio e lungo periodo le azioni di investimento e di rilancio del turismo in Italia passeranno dalle attività extra-alberghiere“.

Mancanza istituzionale
Qualche problema strutturale di fondo c’è, come in tutti i settori produttivi di un Paese. In Italia, per quanto riguarda il turismo, la mancanza di un organo istituzionale specificamente dedicato al settore, al di là della “T” finale nella sigla del Mibact: “Il problema – ha spiegato Belterante – è che dal 1995, con la modifica del Titolo V della Costituzione, l’attribuzione dei poteri in ambito sanitario e turistico alle regioni, è stato fatto un pastrocchio. L’idea era buona ma nei fatti si è visto che parcellizzare le finanze a livello così locale non ha portato grandi risultati, sicuramente per il turismo. Basta superare i confini nazionali perché il concetto di turismo sia connesso all’Italia nella sua interezza”. Ma non solo: “Oltre a questo c’è un problema anche normativo: l’Italia ha una normativa regionale diversa da regione a regione. E questo crea tanta confusione non tanto per il turista, quanto per chi opera. Questo non fa bene a nessuno. Spero si possa fare un piano nazionale per lo sviluppo del turismo e avere un Ministero ad hoc. Abbiamo bisogno di una regia nazionale”.

Vivere di turismo
Presa coscienza della possibilità di poter sviluppare davvero una concezione di base, al di là delle implicazioni dovute al Covid-19, per far sì che il turismo diventi davvero la risorsa principe del nostro Paese, viene da chiedersi perché l’Italia non viva realmente di turismo. In questo senso, Beltrante manifesta ottimismo: “Sono convinto che vivremo tutti di turismo. Abbiamo un patrimonio che sarebbe stupido non utilizzare. Le abbiamo provate tutte: fabbriche, risorse minerarie ma abbiamo visto che la vocazione dell’Italia è quella del turismo. La gente ama quello che facciamo, è legata tanto anche ai prodotti. Grazie al turismo possiamo farli toccare con mano… Perché oggi l’Italia non vive di turismo? Perché la gente, mediamente, negli ultimi vent’anni era in crisi. Io sono cresciuto in un Paese triste, una situazione dove ci sono sempre problemi, non opportunità”.

Cambiare in meglio
Una questione culturale o di struttura? Forse entrambe: “Ci si convince che non si può fare niente e si verifica una migrazione continua per cercare un futuro migliore. Grazie proprio all’extra-alberghiera stanno cominciando a tornare le persone e a gestire gli immobili delle famiglie. Si è verificata un’inversione di tendenza che coinvolge l’extra-alberghiero ma anche tutte le altre risorse sostenibili presenti sul territorio. E se noi ci accorgiamo di queste opportunità e a essere grati al luogo in cui siamo nati, ognuno di noi può essere il miglior ambasciatore del turismo”. Anche per questo arriva la Vivere di Turismo Business School: “La situazione di una piccola attività può migliorare se si prende la responsabilità e di attribuirla ad altri. Questa è una cosa molto pratica. A differenza di un albergo, su una piccola azienda procede con un’assunzione di responsabilità, tutto cambia in meglio”. Anche la concezione stessa del business.

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