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Il presidente provinciale Acli Salvo Notararigo; ""!Quali le proposte di sostegno per le PMI?"

Una cura forte è stata prescritta a tutti i lavoratori subordinati, dipendenti, affinché non perdano il proprio posto di lavoro, grazie alla Cassa Integrazione, compresa quella in deroga, salvaguardando così, anche le piccole imprese. Bene ha fatto il Governo anche nel prevedere dei congedi per i genitori con figli in età scolastica e un plauso anche alla soluzione di un bonus per i servizi di baby-sitting.
Su questo primo comparto, il Governo è quindi intervenuto con una cura forte che ha già messo al riparo tutto il settore di riferimento. Ma per le piccole e medie imprese? Per le PMI, in generale, la cura, invece, è stata un’aspirinetta, un minimo rinvio delle scadenze.
Speriamo che il decreto di aprile, dopo aver messo in cascina il fieno per i lavoratori subordinati, pensi anche alle PMI e al rilancio dell’economia che comunque sta già entrando in una recessione simile a quella del 2007, dopo il crollo per bancarotta della Lehman Brother. Un vero e proprio problema soprattutto per noi meridionali che ancora non abbiamo recuperato i livelli economici del 2007. Senza entrare nei vari tecnicismi fiscali del provvedimento, la prima parte ha senza alcun dubbio potenziato un Servizio Sanitario Nazionale che in questi ultimi anni era stato messo a dura prova con tagli importanti al suo finanziamento. Ora non c’è tempo per altre riflessioni. Chi può, deve stare a casa. Chi esce per lavorare è un eroe dei nostri giorni a cui dovremo sempre dire il nostro grazie.
Tuttavia, secondo me non si sta guardando al lungo periodo ma si sta solo cercando di tamponare l’emergenza, in modo, a volte, illogico oltre che irresponsabile. La maggior parte delle aziende vive di un utile residuo modesto, dopo la compensazione fra entrate e uscite, utilizzando, quindi, anche il sistema bancario. Ora, il blocco delle attività di 2 o 3 mesi, provoca una diminuzione drastica e a volte totale del fatturato, ed è impensabile che una Impresa possa continuare a pagare le tasse – pur se dilazionate – senza aver beneficiato dei ricavi generati dalla propria attività. Questa pretesa dello Stato si traduce in una sola cosa per molte imprese: fallimento.
Prima che si riprenda il trend dei consumi, passerà molto tempo e lo Stato deve avere ben presente che se proprio non vuole scegliere un azzeramento delle tasse del periodo, deve quantomeno spostarle di anni. Non bastano i pochi giorni indicati nell’ultimo decreto. Avere a cuore la sacrosanta tutela dei lavoratori significa anche saper guardare la crisi con gli occhi del datore di lavoro, un punto di vista fondamentale per evitare una catena di fallimenti ed una emergenza economica che sarà difficile, se non impossibile, risanare nel breve e nel medio periodo.

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