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Il mio Ramadan in quarantena – di Vincenzo Fatih Mattiolo

Il mio Ramadan in quarantena
di Vincenzo Fatih Mattiolo
Questa sera al tramonto, precisamente alle ore 19:52, per noi ennesi inizia il Ramadan dell’anno islamico 1441, un Ramadan fuori dalla norma perché ovviamente anche noi musulmani siamo in quarantena. La situazione non ci ha colti impreparati e le moschee sono chiuse dal 17 Marzo sull’intero territorio nazionale; il nostro amato Profeta aveva previsto che potesse accadere, diceva che se ci si trova in un luogo di epidemia non dobbiamo allontanarcene, per evitare di contagiare altri. Da tradizione perfino la chiamata alla preghiera, è diversa! I muhezzin, laddove possono, non cantano “accorrete alla preghiera”, ma “pregate a casa”. Così è giusto, così va fatto. Paradossalmente la quarantena può essere un vantaggio per trovare quella sorta di ritiro spirituale che il Ramadan richiede e sicuramente il digiuno sarà più facile per chi di solito svolge lavori di fatica, anche se quest’anno il Ramadan è caduto in Aprile e non fa ancora caldo. Dalla preghiera del Fajr, poco prima dell’alba, fino alla preghiera del tramonto, infatti, non potremo mangiare o bere, ma in compenso alla sera vedremo quel semplice, banale bicchiere d’acqua per quello che è, un privilegio che tanti non hanno. In fondo il digiuno, che per bambini, anziani, malati non è obbligatorio, è soprattutto un esercizio di autodisciplina fisica e spirituale, per un mese ci dedichiamo a Iddio davvero al 100% e al contempo proviamo sulla nostra pelle quella fame e soprattutto quella sete che per ancora troppe persone al mondo non sono una scelta, per cui saremo grati di ciò che abbiamo e solitamente diamo per scontato, del nostro benessere, delle nostre case accoglienti. A mancarci saranno i momenti di fede comunitaria…la rottura del digiuno, che si fa non solo coi fratelli di fede, ma anche con i vicini e con chiunque voglia vivere un momento di convivialità con noi. A Enna non siamo molto organizzati, la comunità è piccola, ma chi ha avuto la fortuna di passare davanti la moschea di Catania in questo mese sacro avrà di certo potuto godere di un quartiere che pur non essendo né di immigrati, né a maggioranza musulmana vive il Ramadan in comunità, con gioia e condivisione. Ci mancherà il Tarawee, la preghiera super rogatoria che si fa la sera, con la recitazione, ogni sera, di un trentesimo del Corano. In molti abbiamo supplito alle limitazioni del momento con la tecnologia! I preti cattolici trasmettono le dirette della messa, noi musulmani non possiamo fare la preghiera del Venerdì in questo modo, ma ci incontriamo virtualmente per fare Dhykr, diciamo una specie di “rosario”, per ascoltare i sermoni e, appunto, per fare Tarawee. Personalmente faccio parte di un ordine sunnita sufi, la Naqshbandiyya, e con sorelle e fratelli di fede e il nostro shaykh, la nostra guida spirituale, ci incontriamo online almeno 3 o 4 volte a settimana. In fondo anche più di prima, quando le distanze fisiche sembravano insormontabili. Durante questo mese, inoltre, tutti noi musulmani adempieremo alla Zakat, l’elemosina verso i poveri che per noi è obbligatoria. Solitamente è rivolta ai poveri locali, quest’anno noi Naqshbandi italiani abbiamo deciso di donare alcuni pozzi in posti dove il semplice bicchiere d’acqua a cui accennavo sopra è davvero un privilegio.
Alla fine di Ramadan romperemo la quarantena per la tradizionale Festa? Certo che no, faremo ciò che si potrà fare, probabilmente niente di molto diverso da ciò che è stata la Pasqua i fratelli cattolici e ortodossi. In fondo è la perdita minore, in questo momento, e forse presto tornerete tutti a chiedermi “Ma neanche l’acqua” con occhi stupiti e ridendo assieme saremo più uniti di prima. In sha Allah.

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