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  • IL CICLONE HARRY ACCELERA L’ESIGENZA DELL’URBAN CENTER A CATANIA
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IL CICLONE HARRY ACCELERA L’ESIGENZA DELL’URBAN CENTER A CATANIA

Riccardo Gennaio 27, 2026 4 minuti letti

IL CICLONE HARRY ACCELERA L’ESIGENZA DELL’URBAN CENTER A CATANIA

Decementificazione, nuova relazione con il mare, scelte condivise: ieri dibattito sulla pianificazione partecipata della città per i prossimi vent’anni

Catania colpita dal Ciclone Harry potrebbe ripartire dall’Urban Center. Ieri – 26 gennaio – i temi del confronto sulle criticità e sulle potenzialità del territorio etneo hanno evidenziato quanto possa essere utile proprio adesso uno spazio di condivisione e conoscenza – diffusa e accessibile – per ascoltare i cittadini e generare consapevolezza collettiva su ciò che sarà necessario cambiare. Cresce più velocemente l’esigenza di concretizzare: l’Urban Center etneo, tanto atteso, potrà ispirarsi a esperienze già consolidate in altre realtà italiane, e diventerebbe per Catania un incubatore di competenze, risorse, idee a supporto della pianificazione urbana metropolitana.

Il dibattito si è acceso a Palazzo della Cultura con il primo seminario su “L’Urban Center che non c’è”, ulteriori incontri seguiranno promossi dal Comitato Diametro – diario metropolitano futuro presente, con l’intento di mettere in dialogo istituzioni, ordini professionali degli architetti, degli ingegneri, dei geometri, mondo universitario, associazioni e cittadini. «L’Urban Center probabilmente in tempi brevi potrà essere operativo – spiega Luca Sangiorgio, assessore all’Urbanistica del Comune di Catania – per un confronto sulle scelte urbanistiche migliori che incideranno sui prossimi vent’anni. Il nostro ruolo è garantire sia un luogo fisico, sia l’accessibilità e la condivisione sulla pianificazione del territorio urbano. Dopo il ciclone Harry il tema è ricostruire. A Catania, ma anche su tutta la costa ionica, si costruivano case vicino al mare. Interroghiamoci adesso sui metodi esenti da rischi. Dobbiamo immaginare un rapporto diverso della città col mare, che non vuol dire demolire tutto, ma intervenire sul Waterfront, sull’eliminazione dei binari, creare un rapporto più aperto con il mare, senza costruzioni a rischio, perché questi eventi secondo gli esperti saranno sempre più frequenti».

«Oggi più che mai per ripensare la città in modo emergenziale occorre agire in sicurezza, attivando competenza, ascolto e collaborazione – sottolinea Alessandro Amaro, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Catania – Se fosse già stato attivo l’Urban Center ne avremmo potuto sfruttare le potenzialità e avere una memoria storica delle scelte compiute negli ultimi anni. Il principio democratico della partecipazione è previsto dalla legge regionale 19/2020, ne chiediamo l’attuazione da oltre 9 anni».

«L’Urban Center – spiega Ignazio Lutri, presidente del Comitato Diametro di Catania – può diventare uno spazio permanente di confronto e co-progettazione del futuro della città che deve necessariamente misurarsi con la dimensione metropolitana. Catania, infatti, non può essere letta esclusivamente come area urbana, ma come fulcro di un’area vasta che la riconosce come punto di riferimento e alla quale devono essere connesse scelte e strategie di sviluppo di un territorio più ampio».

«Catania è matura per attivare l’Urban Center, in Italia sono già esistenti a Torino, Bologna e Roma- afferma Mariagrazia Leonardi presidente di Inarch Sicilia – Il confronto con queste esperienze è importante perché da ciascuna possiamo trarre il meglio».

«Gli eventi estremi si ripeteranno purtroppo, in futuro dobbiamo radicalmente modificare il modo in cui abbiamo vissuto e costruito – evidenza Paolo La Greca, esperto del sindaco Enrico Trantino del Comune di Catania – in Sardegna non abbiamo visto le immagini tragiche e disastrose devastanti della Sicilia perché con la Legge Galasso dal 1985 sono stati introdotti dei vincoli, in Sardegna hanno avuto la protezione di 300 metri dalle coste. Non è facile, ma dobbiamo necessariamente intervenire. Oggi l’Urban Center sarebbe stato già d’aiuto, questa può diventare l’occasione per creare confronti seri sulle scelte del futuro, affinchè si facciano in maniera consapevole e condivisa, senza punti di posizione preordinati».

Numerosi gli interventi moderati da Franco Porto, tra gli altri anche quello di Sabina Zappalà di Diametro, Maurizio Erbicella in rappresentanza dell’Ordine degli Ingeneri, Melania Guarrera presidente della Fondazione etnea degli Architetti PPC, Biagio Bisignani della Direzione Urbanistica del Comune di Catania, Maurizio Spina docente di Urbanistica e Carlo Colloca docente di Sociologia dell’Università degli Studi di Catania, Agatino Spoto presidente del Collegio dei Geometri.

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