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I GRUPPI CONSILIARI ENNA DEMOCRATICA E PRIMA ENNA: “SULL’INTITOLAZIONE A POMPEO COLAJANNI E ALESSANDRO SCELFO NESSUNA VIOLAZIONE DELLE REGOLE.”

Riccardo Luglio 31, 2026 5 minuti letti
gruppi consiliari

I GRUPPI CONSILIARI ENNA DEMOCRATICA E PRIMA ENNA: “SULL’INTITOLAZIONE A POMPEO COLAJANNI E ALESSANDRO SCELFO NESSUNA VIOLAZIONE DELLE REGOLE.”
I gruppi consiliari ED e Prima Enna intendono far chiarezza sulla vicenda dell’intitolazione a Pompeo Colajanni – Comandante Barbato – e Alessandro Scelfo di piazza A. Da Messina e di un tratto di via Leonardo Da Vinci, rispettivamente, sgombrando il campo dalle scontate e velenose strumentalizzazioni partorite in questi giorni dalle forze di opposizione, dall’assessore Colianni e dall’onorevole Longi, che hanno cavalcato la vicenda additando il Sindaco e l’Amministrazione comunale come responsabili di un presunto mancato rispetto delle regole.
Un’accusa che, alla luce dei riferimenti normativi e giurisprudenziali che regolano la materia, appare quanto meno affrettata e destituita di fondamento.
Il Comune di Enna ha sempre agito nella legalità e non ha mai avuto bisogno di lezioni in tal senso da chicchessia. Nel prendere atto della comunicazione della Prefettura, l’Amministrazione comunale ha ritenuto di adempiere doverosamente a quanto intimato da Sua Eccellenza il Prefetto, confermando come il rispetto delle Leggi e il sereno confronto con le altre Istituzioni siano sempre stati considerati pilastri dell’attività amministrativa.
D’altronde, ove mai si fosse voluto agire arbitrariamente, non si sarebbe invitato formalmente alla cerimonia di apposizione delle targhe il Prefetto, cosa che invece è stata fatta sia con PEC istituzionale sia con consegna manuale dell’invito.
Sul piano giuridico, appare utile richiamare la distinzione tra le diverse fattispecie che possono riguardare la denominazione delle strade e delle piazze. Nel caso in esame, trattandosi di una modifica di un toponimo già esistente, la disciplina di riferimento appare essere quella prevista dall’art. 1 del R.D.L. n. 1158/1923, mentre l’art. 1 della legge n. 1188/1927 disciplina una fattispecie diversa. Una distinzione che trova riscontro anche nella giurisprudenza amministrativa, tra cui il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 6260/2024.
La Circolare n. 82/2023 del Ministero dell’Interno, inoltre, chiarisce che, nel complesso quadro normativo in materia, l’autorizzazione del Prefetto e i pareri degli organi consultivi storici sono atti funzionalmente distinti, mentre al Comune spetta in via esclusiva il potere determinativo della toponomastica.
Anche il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4/2025, ha precisato che il procedimento per l’intitolazione si articola in una prima fase, costituita dalla deliberazione della Giunta comunale, e in una seconda fase, rappresentata dal nullaosta del Prefetto.
Nella specie, l’Amministrazione comunale ha seguito la corretta sequenza procedimentale: approvazione della proposta di mutamento di toponimo da parte della competente Commissione, delibera di Giunta e trasmissione degli atti alla Prefettura.
È dunque evidente che l’Amministrazione comunale non abbia inteso sottrarsi alle procedure previste dalla legge, né tantomeno agire in spregio alle regole.
Quanto alla cerimonia del 25 luglio, occorre fare chiarezza su un punto fondamentale, che è stato volutamente o colpevolmente ignorato nella polemica politica di questi giorni.
Le cerimonie del 25 luglio, segnatamente quella riguardante il Comandante Barbato, hanno avuto valore strettamente storico e commemorativo, intendendosi celebrare Pompeo Colajanni nella data in cui il Gran Consiglio del Fascismo sfiduciò Mussolini, senza alcuna immediata refluenza di natura amministrativa.
La scelta della data del 25 luglio aveva dunque un preciso significato storico e simbolico e non era finalizzata ad anticipare o sostituire il perfezionamento dell’iter amministrativo. Si è trattato di un momento di memoria e commemorazione, di una celebrazione pubblica dei valori e degli ideali rappresentati dalle figure ricordate, e non della conclusione formale del procedimento di intitolazione.
Del resto, l’Amministrazione non ha ancora provveduto alla modifica dei dati anagrafici dei cittadini residenti nelle vie interessate. Affinché l’intitolazione produca effetti giuridici è necessario che il procedimento amministrativo giunga al suo compimento. In mancanza, nessuna cerimonia e nessuna apposizione di tabella spiega, di per sé, effetti giuridici.
L’Amministrazione, dunque, ha valutato la fattispecie e ha agito secondo una lettura delle norme che certamente non può dirsi arbitraria né avulsa dal rispetto della legalità, sicché l’assunto secondo cui il Sindaco e la Giunta avrebbero agito in spregio alla legge e in violazione delle regole appare destituito di fondamento nel merito e, al contempo, inappropriato e intempestivo nelle forme della sua divulgazione.
L’affermazione qui criticata ha offerto alle forze di opposizione, all’assessore Colianni e all’onorevole Longi l’occasione per cavalcare la polemica, additando il Sindaco come colui che avrebbe violato le regole e trasformando una vicenda amministrativa complessa in un’occasione di scontro politico.
Lungi dall’ammainare bandiera, come da qualche organo di stampa scritto un po’ troppo frettolosamente, spiace per le opposizioni – così solerti a schierarsi senza conoscere leggi, fatti e atti – dover dare loro una grossa delusione: il Comune di Enna ha agito nella legalità, rispettando leggi e circolari in materia che, invece, sconfessano le rimostranze pervenute dalla Prefettura.
In tale ottica, e sempre nella ricerca di un sereno dialogo e confronto istituzionale e con le altre forze politiche, si invitano queste ultime a informarsi piuttosto che a schierarsi con fretta tale da farle apparire meri sbandieratori disinformati.
Eccitate dall’assist offerto dalla querelle sono accorse a reclamare, ciascuna di loro, 5 minuti di lettura social, la rispettiva fetta di like e l’autocompiacimento del farsi scudieri del sig. Prefetto e del Soprintendente o di entrambi: un pasto relativamente comodo, in mancanza di argomenti da opposizione costruttiva, ma magrissimo.
In punto di diritto, infatti, dovranno rassegnarsi: il Sindaco e la Giunta hanno agito nel pieno rispetto del R.D.L. n. 1158/1923 e della prassi inveterata del mutamento di toponomastica.
Sul piano politico, invece, li invitiamo a confrontarsi sulla pletora d’iniziative messe in campo dall’Amministrazione Crisafulli, per esempio e stando soltanto alle ultime, il piano di riqualificazione ed efficientamento dell’area artigianale e la rinnovata intesa strategica tra Comune ed ESA.

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