Gli archeologi italiani incontrano i candidati alle prossime elezioni politiche
In questa campagna elettorale l’Associazione Nazionale Archeologi ha portato a termine decine di colloqui individuali e collettivi, nazionali e regionali, con i candidati alle prossime elezioni politiche nazionali. Abbiamo presentato istanze e proposte per sostenere e rinforzare la professione dell’archeologo in ogni ambito, tanto pubblico quanto privato.
Il confronto si รจ svolto con tutte le forze politiche che hanno risposto ai nostri inviti al dibattito e alle iniziative prodotte da Confprofessioni, la confederazione italiana dei liberi professionisti, di cui l’ANA รจ la prima associazione di categoria riferita ad una professione non ordinistica.
Tra gli incontri effettuati, diversi sono stati i ministri in carica con i quali ci siamo confrontati (Dario Franceschini, Ministro della Cultura, e Andrea Orlando, Ministro del Lavoro), ex-ministri (Maria Stella Gelmini, Maurizio Lupi, Roberto Gualtieri, Adolfo Urso, Giulio Tremonti, Sergio Costa), europarlamentari, parlamentari uscenti, nuovi candidati e assessori.
L’ANA ha presentato un documento contenente una serie di proposte in tema di fiscalitร e di sostegno alla professione, giร condiviso proprio con Confprofessioni.
Ma la principale tra le proposte presentate in diverse sedi riguarda il cuore della nostra professione. L’archeologia ormai da diversi anni si รจ fatta professione strutturata soprattutto grazie alla serietร e alla concretezza dell’azione posta in campo dall’ANA, principale associazione di categoria degli archeologi italiani, che a partire dal 2019 ha rimesso al centro della propria linea strategica il sostegno della professione attraverso la costituzione di un albo professionale.
La Legge 110 e l’elenco degli archeologi tenuti dal ministero sono stati un avanzamento decisivo per la professione: una legge proposta dall’ANA in un clima di generalizzata opposizione, e poi approvata con un consenso trasversale di tutte le componenti del mondo dell’archeologia. Non possiamo perรฒ non prenderlo come un passaggio intermedio verso la creazione di un vero e proprio ordine professionale che consentirebbe non la risoluzione di tutti i problemi (come dimostrano le questioni professionali che riguardano altre professioni ordinistiche) ma certamente di alcuni di essi.
โAttualmente in Italia lโ85% degli archeologi in attivitร lavora in regime privatistico, in gran parte da libero professionista e in parte minore nelle imprese del settore. Ciรฒ significa che solo il restante 15% dei lavoratori dei beni culturali hanno tutele importanti in quanto dipendenti pubblici, lโ 85% ne ha molte meno, eppure si tratta della vera e propria prima linea della tutela, sui cantieri delle infrastrutture a rete, sui cantieri di Italgas, della fibra, dellโalta velocitร , dellโeolico etc.โ dichiara Alessandro Garrisi, Presidente Nazionale ANA, che prosegue: โNegli ultimi anni le politiche sui beni culturali hanno subito una sterzata decisa nella direzione della valorizzazione del patrimonio, con un’attenzione speciale anche alle finalitร turistiche. Questo ha prodotto risultati contrastanti, sia in termini economici, che culturali. Ma i lavoratori dei beni culturali, restano la parte debole del settore. Come ANA riteniamo sia ora, per tutelare maggiormente questi lavoratori, di elevare ad ordine professionale una categoria, ormai sufficientemente solida dopo l’azione di preparazione svolta in questi anni in particolare modo dall’Associazione Nazionale Archeologi, che ne trarrebbe giovamento in termini di tutele dirette ed indirette.โ
Ci dicono da sempre che in Italia non si possono fare nuovi ordini professionali per supposti limiti imposti dai regolamenti europei: la recente vicenda di altre professioni che sono state “premiate” riferisce di una realtร diversa.
Crediamo sia arrivato il momento di provare a vedere se tutto questo รจ vero: servirร l’unitร di tutti gli archeologi, da quelli del settore privato (e abbiamo pochi dubbi che la gran parte si esso non sosterrร la nostra proposta) a tutti quegli archeologi che nel tempo hanno sentito come un pericolo l’ipotesi di costituire un organismo che “possa dire chi รจ archeologo e chi no”. Oggi quell’organismo esiste giร , ed รจ la Legge 110 del 2014. Non ci sono piรน scuse per rimandare ancora questo passaggio che si risolverร in una grande e positiva rivoluzione per tutti noi archeologi.


