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Fase Due: il Pd ennese "Non prevede il ritorno all'attività dell'Istruzione"

Su Aprile 30, 2020 4 minuti letti

In questi giorni si fa un gran parlare della cosiddetta fase 2 dell’epidemia da Covid-19 e degli interventi programmati dal Governo Nazionale per la riapertura di alcune attività a partire dal 4 maggio 2020. È stata scelta la strada della prudenza e della progressività al fine di evitare una ripresa del contagio.
Tra le attività che non riprenderanno vi sono quelle relative all’Istruzione. Su questo tema vogliamo oggi porre l’attenzione, visto che non abbiamo, al momento, sentito parlare concretamente di come si dovrebbe affrontare e a quali condizioni dovrebbe avvenire il rientro a scuola di studenti ed operatori.
Nella nostra provincia, l’apertura delle istituzioni scolastiche avvierebbe una mobilità di oltre 45.000 persone tra dirigenti scolastici, docenti, personale amministrativo, tecnico ed ausiliario ATA, studenti e genitori, rappresentando circa il 30% dell’intera popolazione residente.
Ogni giorno infatti circa 25.000 studenti dovrebbero raggiungere le 250 scuole distribuite il tutto il territorio provinciale dove li aspetterebbero circa 3.000 docenti e oltre 750 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Circa 17.000 genitori si sposterebbero per accompagnare i propri figli a scuola per poi riprenderli all’uscita. Un vero e proprio esercito che se non ben organizzato e messo in sicurezza potrebbe mettere a rischio l’immane sacrificio fatto per contrastare la diffusione dell’epidemia da Covid-19.
Tanti sono i problemi che vanno affrontati e su cui chiediamo agli Enti locali, all’Ufficio Scolastico Territoriale, ai Dirigenti scolastici e ai Direttori dei servizi generali e amministrativi di concentrare la loro attenzione sulle azioni necessarie per un ordinato e sicuro rientro.
Per contenere il rischio bisogna adottare nuovi modelli organizzativi e nuove misure di prevenzione e sicurezza attraverso rimodulazione degli spazi, postazioni e orari di lavoro, nonchè dell’articolazione delle lezioni e di tutti i pro¬cessi educativi.
Il primo e più complesso tema sembra essere quello dell’edilizia scolastica e dell’adeguamento degli spazi che dovranno accogliere gli studenti e gli operatori nel pieno rispetto del distanziamento sociale.
È importante infatti che la ripresa avvenga senza classi troppo affollate, non si può pensare a settembre di tornare ad avere 25-30 ragazzi in aula. L’anno prossimo non sarà ordinario, non è l’anno giusto per fare diminuzioni di organico, così come si stava prospettando fino a 2 mesi fa: questo vorrebbe dire fare classi più numerose.
Nei nostri Comuni sappiamo che a volte gli studenti sono ospitati in spazi angusti, locali che oggi sarebbe inimmaginabile utilizzare come classi. Allora iniziamo a fare il punto della situazione, a pensarci per tempo e a prospettare diverse ipotesi di soluzione.
Lo Stato si deve fare carico di un aumento di organico per formare classi meno numerose, gli Enti locali, con l’aiuto finanziario dello Stato, devono preventivare i necessari adeguamenti edilizi, mentre il personale scolastico deve pensare all’attuazione di modi e tempi diversi di fare didattica, ipotizzando turni o divisione in gruppi degli studenti.
Evitiamo che la didattica dell’emergenza (definita didattica a distanza), a cui sono stati costretti a ricorrere docenti e studenti, assolutamente impreparati all’occorrenza, possa creare nuove barriere e nuove forme di isolamento sociale, con il rischio concreto di un forte aumento della povertà educativa, anticamera di una nuova forma di dispersione scolastica.
Nell’emergenza centinaia di migliaia di studenti non hanno accesso o accedono con notevole difficoltà alle varie forme di didattica utilizzate dalle scuole. In alcuni dei nostri Comuni, così come in tantissimi nel resto del Paese, manca un’adeguata rete di connessione a Internet e molti studenti fanno lezione attraverso i loro smartphone. Gli strumenti per la didattica a distanza non sono uguali per tutti e qualcuno sta rimanendo indietro.
Nella scuola, dove le relazioni umane e sociali hanno un ruolo fondamentale, certamente non surrogabili con la didattica a distanza, i docenti devono riappropriarsi della loro funzione centrale di pedagogisti e di educatori.
Di non secondaria importanza è l’applicazione delle misure di prevenzione raccomandate al fine di limitare la dif¬fusione dell’infezione, dotando tutti i servizi igienici dell’occorrente necessario.
La presenza di termo scanner per la rilevazione della temperatura sarà necessaria e forse resa obbligatoria.
In ultimo, ma di certo non per importanza, bisogna ripensare al trasporto degli alunni con scuolabus o al trasferimento da un Comune all’altro degli studenti delle scuole superiori.
In attesa che a livello Nazionale vengano diramate delle linee guida comuni, credo che sia il caso che le Istituzioni locali e le aziende di trasporto interessate incomincino a parlare tra di loro per farci trovare pronti alla ripresa delle attività didattiche in presenza.
Il Segretario Provinciale
(Vittorio Di Gangi)

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