Arte effimera. Questa la definizione di street art o arte di strada posta in spazi pubblici all’aperto nelle città e, pertanto, destinata a durare poco a causa di agenti atmosferici o di eventi urbani prioritari rispetto alla stessa. Una caratteristica speciale che dona ad ogni opera sia l’inizio che la fine. Ci sono opere immortali e altre no e delle ultime ciò che resta nel tempo è solo il messaggio che l’artista vuole lasciare. Enna ha il privilegio di custodire nel suo tessuto urbano svariate opere parietali. In giorni di campagna elettorale sul territorio sarebbe molto interessante che i candidati a sindaco seguissero il percorso urbano della street art perché la stessa dialogherebbe sia con loro che con gli elettori. Secondo un sentiero che dalla cima del monte attraverso le vie cittadine, si dipana fino alle rive del lago, è opportuno iniziare dal quartiere Castello di Lombardia , dove ammirare un murale didascalico di Cerere presso il museo del Mito e uno mimetico che narra la raccolta di grano nei pressi della chiesa di San Biagio, i quali richiedono ai futuri amministratori attenzione strategica per fare in modo che la valorizzazione della nostra storia, attraverso il turismo, faccia da volano all’economia sociale. Segue il quartiere Mulino a vento il cui silenzio avvolge un murale evocativo dedicato ad un ennese vittima della mafia: la zona richiederebbe una riqualificazione urbana. Si giunge al quartiere Pisciotto, con murales immersivi: è un polmone verde della città intriso di storia che implora da troppo tempo di tornare in vita. Quindi si arriva in periferia ad Enna Bassa dove un murale anch’esso evocativo, peraltro reiterato, è dedicato ad un ennese morto tragicamente e celebra la vita con un’esplosione di colori. Le periferie meritano sempre l’attenzione prioritaria delle amministrazioni comunali perché rappresentano il cuore pulsante della città dal punto di vista demografico, sia per viabilità che per infrastrutture e servizi al cittadino. Si finisce il viaggio estetico a Pergusa con la scala della Legalità nascosta tra le case del villaggio, come del resto rimangono ancora celate le grandi potenzialità di quest’area urbana. Anche questo viaggio termina con una riflessione potente: l’arte urbana e la politica condividono lo stesso linguaggio e possono usare lo spazio pubblico per dare voce ai bisogni e all’identità della comunità ennese.


