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Enna al Liceo Classico Colajanni si è celebrato il Giorno del Ricordo

Il Giorno del Ricordo
Venerdì 7 febbraio 2020, nell’Auditorium di Scienze Umane dell’IIS “N. Colajanni” di Enna si è tenuto un importante incontro fra docenti e alunni dei tre indirizzi dell’Istituto, Liceo Classico, Liceo delle Scienze Umane e Liceo Musicale, con le esuli fiumane Anna Maria Bruno e Lucia Hödl e con la nipote di esule signora Lina Perna Oliveri, per celebrare il “Giorno del Ricordo”.
L’attività è stata intitolata “La memoria ritrovata: foibe ed esodo giuliano-dalmata. Educare alla cittadinanza nello spirito della legge L.92/2004” ed è stata ideata e progettata dai docenti Giovanni Chiaramonte e Giuseppe Marino che hanno coinvolto, oltre che i protagonisti delle vicende storiche, anche numerose personalità, dalle Autorità delle Forze dell’Ordine, a rappresentanti di altre istituzioni, autori di libri e giovani promesse letterarie.
La Dirigente Scolastica, prof.ssa Maria Silvia Messina, ha salutato i presenti ringraziandoli per la partecipazione e ha introdotto il delicato e tragico tema della giornata.
Espletata la fase dei saluti da parte del DS, si è entrati nel merito del tema della giornata dedicata al Giorno del Ricordo, istituito con la Legge 30 marzo 2004, n. 92 il cui art. 1 così recita:
“La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del Ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
La Dott.ssa Addelfio, Capo di Gabinetto della Prefettura di Enna, ha voluto sottolineare che la stessa Prefettura è stata promotrice della Istituzione di codesta “Giornata del Ricordo”.
Il Commissario Zoda della Questura di Enna ha voluto raccontare l’esperienza del proprio padre che ha partecipato alla campagna di Russia, durante la Seconda Guerra Mondiale, rimarcando che la guerra lascia un segno indelebile nella memoria non solo di chi l’ha vissuta ma anche dei propri cari.
Il Tenente Colonnello Antonino Restuccia dell’Arma dei Carabinieri di Enna ha voluto ribadire che è importante venire a conoscenza di una pagina della Storia che ha avuto un peso notevole nel dopoguerra e che merita di essere studiata ed approfondita segnatamente nel Liceo delle Scienze Umane, istituto dove più che altrove si sviluppa la sensibilità verso queste tematiche tragiche con risvolti culturali e sociali profondi.
Il Capitano della Guardia di Finanza Giuseppe Macaluso ha fatto presente che il Corpo che rappresenta è storicamente un Corpo di Confine che ha subito delle perdite di vite umane anche durante quel periodo storico dell’immediato dopoguerra. Ben 97 finanzieri hanno perso la vita nell’adempimento delle proprie funzioni. “E’ nostro dovere conoscere quanto successo”.
Anche il vicepresidente del Consiglio di Istituto, sig. Mario Di Prima, ha sentito il dovere di intervenire invitando tutti a conoscere la Storia: “conoscere quello che è successo in passato è importante per costruire un futuro consapevole”.
Poi, alcuni alunni hanno letto una serie di quattro lettere pervenute al nostro istituto.
La prima lettera è stata inviata da Nicoletta Ros e Luigino Vador, autori del libro “Senza Ritorno”, libro che racconta l’esodo Istriano-Giuliano-Dalmata e si rammaricano di non avere potuto presenziare a questa giornata.
Ringraziano, contestualmente, la Preside, prof.ssa Maria Silvia Messina, e il prof. Giovanni Chiaramonte per la significativa esperienza dello scorso anno, in occasione del premio letterario alle Villotte di San Quirino.
La seconda è stata scritta dal Presidente del Circolo Ricreativo delle Villotte di San Quirino. Il Presidente Eugenio Latin, con la lettera, saluta e ringrazia docenti e alunni che hanno voluto onorare la Giornata del Ricordo. “La nostra storia … è ignorata da molti e da alcuni, addirittura, viene negata … preme trasmettere questi sentimenti della nostra storia alle giovani generazioni che voi rappresentate”.
La terza lettera è del Sindaco di San Quirino, Gianni Giugovaz, che esprime apprezzamento e gratitudine per avere contribuito … a far conoscere il dramma dell’esodo istriano, fiumano e dalmata. “L’Italia non può e non deve dimenticare quella drammatica pagina di Storia”. La stessa famiglia del Sindaco è stata esule e quindi ha vissuto direttamente l’esperienza dell’esodo.
La quarta lettera è dell’attuale Presidente del Parlamento Europeo, David Maria Sassoli, ed è indirizzata a Luigino Vador per ringraziarLo di avere chiesto il patrocinio del Parlamento europeo per la cerimonia di premiazione del concorso letterario “Villotte: Storia di un Cammino … Un Cammino di Storia” che si svolgerà a San Quirino il 16 maggio 2020. “Il Parlamento europeo ritiene che l’UE abbia la responsabilità di tutelare e promuovere i diritti delle minoranze … Sono pienamente convinto che la protezione e il rafforzamento del patrimonio culturale delle minoranze nazionali … rivestano un ruolo cruciale ai fini della coesione sociale … È quindi con grande piacere che accordo alla Sua iniziativa l’alto patrocinio del Parlamento europeo”.
Dopo la lettura di questa quarta lettera si inserisce bene l’intervento di Marco Greco, ex alunno del Liceo Classico e vincitore lo scorso anno, con la Poesia STRANIERO, del premio letterario sopra citato “Villotte: Storia di un Cammino … Un Cammino di Storia”. Ripetiamo gli ultimi versi richiamati nella lettera di Nicoletta Ros e Luigino Vador:
“ …
M’illusi: non arrivò la Pace.
Dai miei compagni, nemico, cacciato,
Straniero in terra mia fui, inerme.”
Marco conclude sostenendo che la Storia è utile, la Storia ha un valore. L’identità nazionale è qualcosa di grandioso ed essere straniero a casa propria è quanto di più drammatico possa esistere.
Prende la parola il prof. Giuseppe Marino:
“La conoscenza di questi tragici eventi possano essere per noi un monito affinché non si ripetano ancora”. Eppure, negli anni novanta, nella ex Jugoslavia, queste cose sono accadute ancora per rendere più “pulito” e “omogeneo” il territorio … Ancora oggi si costruiscono muri e si nega l’altro; con questi comportamenti facciamo passi indietro. Si ringraziano le colleghe dei tre indirizzi, le prof.sse Maria Bentivegna, Francesca Milano, Annalisa Pitta, docenti di Storia e Filosofia, Rosalba Cantalupi e Domenica Failla, docenti di Lettere, che hanno collaborato, con attività di ricerca, a questo progetto per portare alla luce la verità storica”.
Prende la parola il prof. Francesco Paolo Calvaruso, docente di Storia e Filosofia del Liceo delle Scienze Umane Regina Margherita di Palermo con cui il nostro Istituto ha stipulato un Protocollo di Intesa ed ha avviato un gemellaggio già da qualche anno. Egli, in maniera esaustiva, ha esposto, con il supporto multimediale, il delicato tema delle foibe.
“Finalmente il Governo, nel 2004 ha smesso di tacere in merito all’esodo di migliaia di italiani. La legge 30 marzo 2004, n. 92 istituisce il giorno del ricordo e così facendo educa alla cittadinanza … Bisogna distinguere il Patriottismo, come sano attaccamento al proprio paese, dal nazionalismo, …
In quegli anni è stata trucidata tanta gente inerme; si è fatta pulizia etnica; gli italiani dovevano andare via o con le buone o con le cattive; la loro colpa era semplicemente quella di essere italiani, ovvero stranieri, non slavi. Lo Stato doveva essere abbattuto; bisognava far scomparire l’elemento italiano. Ma, le città di Fiume, Zara, Pola sono state Italia per tanti anni. Dante stesso, nella Divina Commedia, scriveva che i confini dell’Italia arrivavano fino a Pola, al Carnaro … Ricordiamo l’impresa di D’Annunzio a Fiume il 27/01/1924 per riprendersi la città …
L’armistizio dell’8 settembre 1943 in Italia ha determinato la fine delle ostilità, eppure la tragedia delle Foibe inizia tra settembre/ottobre 1943 e continua tra il maggio/giugno 1945 e ancora oltre: si calcola che i morti per infoibamento siano stati dai dieci ai quindicimila e, giustamente, il codice del Diritto Internazionale definisce “infame” chi uccide un inerme a guerra ferma.
Come dimenticare, ancora, il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, ore 11:32 momento in cui l’Italia perde quelle terre in territorio slavo … Come non ricordare il piroscafo che faceva la spola da Pola ad Ancona … Quanto amara fu la via dell’esodo!
Chi ha potuto, si è portato anche le bare dei defunti dei propri cari.
Gli esuli sono stati accolti in tutta Italia, in Sicilia e in particolare nelle città di Catania, Siracusa e Termini Imerese.
Ricordiamo, ancora, la giovane studentessa istriana, Norma Cossetto, gettata in una foiba, insignita della Medaglia d’Oro al Valore Civile e Laurea Honoris Causa; il maestro Graziano Udovisi che si salvò miracolosamente e che, fino alla data della sua morte, il 10 maggio 2010, ha potuto raccontare al mondo la tragica fine di tanti italiani.
È importante Ricordare queste vicende perché sono di insegnamento per il futuro. Per dirla come Kierkegaard: “va’ ancora una volta dai morti, per orientarti nella vita” …
Infine, all’entrata del cimitero di Zara c’è un cartello in cui sta scritto “post tenebras Lux”, un ulteriore augurio che la Luce possa squarciare le tenebre”.
Di seguito prende la parola la signora Anna Maria Bruno, testimone oculare di quella tragedia che colpì tantissime famiglie italiane. La stessa racconta la sua dolorosa esperienza vissuta nella città di Fiume. La sua tragedia iniziò a guerra finita. Suo padre Luigi era un poliziotto, un integerrimo servitore dello Stato che, una mattina, fu convocato presso la Questura di Fiume. Da quel giorno non fece più ritorno a casa.
“Inutili e vane le ricerche di mia madre per avere notizie di mio padre, anzi rischiavamo anche noi di essere prese e portate via. Quale la colpa di mio padre? Aver adempiuto ai propri doveri? Mia madre, temendo per la mia incolumità, decise, a malincuore, di raggiungere suo fratello a Udine. Andammo alla stazione di Fiume e salimmo su un carro bestiame. Il viaggio che si sarebbe potuto concludere in circa un’ora e mezza durò invece dai 3 ai 4 giorni: un viaggio doloroso ed estenuante. Raggiungemmo Udine e da lì ci spostammo a Caltanissetta presso i nonni materni. Tutta la mia famiglia sperava nel rientro del capo famiglia. Ricordo ancora il giorno in cui, mentre facevo i compiti, arrivò una lettera nella quale si dava la certezza della morte di mio padre. Mia madre mi disse di non sperare più, il mio papà non sarebbe più ritornato. Dopo tanti anni di dolore e di ferite mai rimarginate, scrissi una lettera all’allora Presidente della Repubblica Massimo Azeglio Ciampi dove chiedevo che venissero ricordati gli italiani ingiustamente caduti nell’adempimento del loro dovere. A distanza di una settimana, nel gennaio 2006, ricevetti un telegramma dalla segreteria della presidenza col quale il Presidente Ciampi mi invitava al Quirinale, l’otto febbraio 2006 per il riconoscimento di tale tragedia. Scoppiai in lacrime; finalmente a mio padre era stato riconosciuto il sacrificio. A Caltanissetta è stata dedicata una via al poliziotto Luigi Bruno. Quello che oggi chiedo è di conoscere il posto dove mio padre ha perso la vita per portargli un fiore e recitare una preghiera. Finché vivrò, andrò in giro per le scuole perché possano essere ricordati tutti quegli uomini, donne e bambini morti per la semplice condizione di essere stati italiani”.
Prende la parola un’altra testimone oculare, la signora Lucia Hödl che viveva a Fiume insieme alla sua famiglia.
“C’era la guerra ma tutti vivevamo d’amore e d’accordo. Mia sorella Enrichetta, nata a Zagabria, studiava e viveva a Trieste presso una zia. Finita la guerra, iniziano le prime sparizioni di persone. Enrichetta torna a Fiume e il 6 giugno 1945 scompare anche lei; vane le ricerche per ritrovarla. Nessuna spiegazione. Silenzio totale. Fiume era diventata una città invivibile, c’era una totale mancanza di libertà che rendeva impossibile continuare a restare in quella città. La mia famiglia decise allora di andare via e ci fu consentito di farlo. Da Fiume andammo a Trieste su un carro bestiame. Fu un viaggio allucinante. Poi ci trasferimmo a Siracusa, poi ancora in un campo profughi a Termini Imerese dove restammo 7 anni. Dopo anni ci è stata data a Palermo una casa popolare. Solamente dopo tempo abbiamo saputo che Enrichetta era stata violentata, uccisa e gettata in una foiba. Quale il motivo? … Vorrei conoscere anch’io il posto in cui mia sorella ha perso la vita per portarLe un fiore. Non chiedo altro.
Anche il Presidente Napolitano ha chiesto perdono per questa storia nascosta”.
La intensità dei racconti ha determinato un’atmosfera commovente e allo stesso tempo surreale.
Il Dirigente Scolastico, finiti gli interventi, ha ringraziato i presenti per avere contribuito a far luce su queste tristi vicende storiche, utili se non altro come riflessione affinché non si ripetano in futuro.
Domenica Failla

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