La crisi idrica in atto nel nostro territorio ci fa capire come l’acqua sia un bene primario e come tale necessitava di una gestione più attenta e continua, di una pianificazione oculata e lungimirante da parte dei soggetti preposti alla sua gestione e distribuzione, che avrebbe dovuto prevenire questo periodo di scarsità anzi di siccità prevedibile, puntualmente e debitamente prevista.
Ci impone, anche come cittadini, di prestare maggiore attenzione su come vengono gestiti i beni comuni, sul corretto funzionamento degli organi preposti al controllo, sulla correttezza dei costi rispetto all’effettiva efficienza e disponibilità dei servizi, sulla corretta applicazione di leggi, norme e regolamenti che contengono anche le misure per prevenire situazioni di crisi.
La popolazione del centro Sicilia ormai stremata da una erogazione di un giorno a settimana e terrorizzata dal rischio di esaurimento della fonte primaria di approvvigionamento quale la diga Ancipa, ha bisogno di capire da parte delle autorità competenti e dei soggetti preposti:
– quali misure sono state messe in atto per risolvere immediatamente il problema della mancanza di acqua, della manutenzione della rete idrica e di ricerca di nuove fonti?
– è stata valutata la possibilità di un immediato utilizzo dell’acqua dagli altri laghi presenti nel territorio, della canalizzazione del torrente Martello nella diga Ancipa ed eventualmente l’utilizzo dell’esercito per le opere di canalizzazione?
– è stata valutata la possibilità di utilizzo e redistribuzione dell’acqua da fonti dei comuni più fortunati come Leonforte, Calascibetta, Piazza Armerina, Aidone, ecc?
– sono state previste indagini con i più innovativi sistemi di rilevazione di sorgenti attraverso l’utilizzo di droni con sonde elettromagnetiche, l’analisi di immagini satellitari, l’utilizzo di strumenti di misurazione come sonde elettriche o magnetometriche per rilevare nuove fonti di approvvigionamento?
– è stato fatto uno studio di rapporti idrologici preesistenti e una mappatura idrogeologica che consenta, anche attraverso la conformazione del sottosuolo di poter risalire a possibili sorgenti nel comune di Enna come per esempio nell’area tra Zagaria e Sciortabbino, Piano Barche, Contrada Gentilomo dove in qualche opificio esistente per evitare che le fondazioni vengano invase dall’acqua questa viene smaltita in fognatura in quantità superiore a 50.000 litri al giorno o nella zona Kamut dove storicamente è stata rilevata una sorgente che oggi sembra essere stata deviata?
– c’è traccia nell’elenco delle acque demaniali dei 92 pozzi e sorgenti censiti dallo Stato tra le acque pubbliche presenti sino all’anno 1987 in Provincia di Enna, dopo la transizione dallo Stato alla Regione Sicilia, avvenuta il 1 gennaio 2023?
– esiste una mappatura idrogeologica digitalizzata e un censimento informatizzato dei pozzi da parte del Genio Civile e dell’Ispra, da dove poter trarre indicazioni utili per ulteriori indagini?
Abbiamo bisogno di rassicurazioni che si stia tentando il tutto per tutto e si stia lavorando per recuperare il tempo perduto e le inadempienza di una gestione superficiale ed approssimativa che ha prodotto questo stato di emergenza.
Come cittadini non possiamo permettere che il prolungarsi di inadempienze e il rimpallo di responsabilità metta in ginocchio una intera comunità che ha bisogno di certezze, di risposte e di tempi ben precisi.


