Cara politica ennese…
a scriverti è un giovane figlio di questa città, che ama questa città, che crede in questa città, nelle sue bellezze, nella sua storia, nella sua cultura , nel suo potenziale. Un giovane cittadino che sta lottando con le unghie e con i denti per poter rimanere, non andare via come tanti altri suoi conoscenti e coevi d’età, costretti o desiderosi di lasciare questa città che diventa sempre più vuota, sempre più lenta, sempre più chiusa.
Ti scrive il 10 aprile del 2026, in questo venerdì dal cielo terso e dalla calura simil estiva, a 46 giorni dall’appuntamento del 24-25 maggio, quando la città tutta è chiamata a recarsi alle urne per eleggere il nuovo consiglio comunale e la nuova amministrazione.
Ti scrive amareggiato e preoccupato per ciò che legge, sente , vede con i propri occhi a meno di un mese e mezzo dalle elezioni: un balletto continuo di nomi, di alleanze che si creano e si sfaldano, di recriminazioni su nomi papabili e più o meno presentabili, a detta degli uni o degli altri. Un balletto di recriminazioni, su ciò che è stato o non è stato fatto, di accuse di tradimento e rinnegamento, trasformismo e voltafaccia. Un palcoscenico in cui questa politica diventa commedia, o meglio dire, tragicommedia, dove i simboli, i nomi, le sigle si scontrano a suon di comunicati stampa, articoli di giornale, post sui social, menzogne e verità, congetture e conclusioni più o meno azzeccate.
Confuso da tutto ciò, questo giovane cittadino si chiede dove siano finiti i valori, i progetti, le scelte. Dove siano finiti i programmi, le visioni di città, ciò che chi si candida vorrebbe fare per la cittá, per il suo futuro, per la sua gente.
Si guarda al passato, definendolo torbido politicamente per qualcuno, si recriminano scelte dell’amministrazione uscente, accreditando meriti e se stessi e screditando gli altri, a qualsiasi fazione si appartenga.
Ma cosa si vuole, nel concreto, fare per la città ? Cosa proponete a noi cittadini lontani dalle maglie della politica? Delle liste di nomi, delle aggregazioni di simboli e basta, oppure progetti, desideri, sogni anche, visioni, analisi concrete per il futuro di una cittá miope, che a malapena riesce a credere nel presente ?
Dov’è la politica del servizio, quella che si fa prossima della gente, che chiede, che si interroga, che ascolta ? Dov ‘è la politica che esamina, che progetta, che immagina ?
Questo giovane cittadino spera vivamente di ricredersi, che in questi 46 giorni qualcosa si smuova, che arrivino alla cassetta postale non solo fac-simile a mo di santini con il volto del candidato di turno, ma sopratutto progetti, idee che convincano, che entusiasmino, che spronino chi come me vuole rimanere ad Enna, a continuare a crederci, a sperare.
Perché un nome, due nomi, tre nomi, qualsiasi essi siano, servono a poco e nulla , se non ci sono dietro piani, progetti, idee.
Quelli vogliamo vedere, quelli Enna vuole conoscere, quelli vogliamo valutare e votare.
Spero che non sarai insensibile , politica ennese, a questo giovane cittadino che ti chiede un salto di qualità, in una stagione di così grande incertezza e difficoltà.
Meno voci, più concretezza, meno attacchi, più idee.
Buon lavoro a te politica ennese, a qualsiasi colore e fazione, appartenenza e partito. Che sia lavoro di servizio e di rilancio per la nostra cittá e non logica di potere…e di poltrone !


