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“Due passi sono”, per “AltreScene” da Zō

Riccardo Gennaio 17, 2025 5 minuti letti

“Due passi sono”, per “AltreScene” da Zō
la buffa e poetica battaglia di Carullo e Minasi per imparare a non fuggire dalla vita
Il 18 gennaio “AltreScene”, la rassegna di arti performative dedicata alla drammaturgia contemporanea di Zo Centro culture contemporanee di Catania, ospita la la pièce teatrale scritta, diretta e interpretata da Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi. Usando le armi della poesia e dell’autoironia, la struggente consapevolezza del limite, anziché spegnere desideri e speranze, diventa per loro il grimaldello con cui forzare la porta del futuro
Catania, Zō Centro Culture Contemporanee, 18 gennaio 2025, h 21, € 15
www.zoculture.it
Laddove la quotidianità ha preso le sembianze della patologia, due piccoli giganti combattono una dolce e buffa battaglia per imparare a non fuggire dalla vita, usando le armi della poesia e dell’autoironia. Ma la struggente consapevolezza del limite, anziché spegnere desideri e speranze, diventa per loro il grimaldello con cui forzare la porta del futuro. Libertà è uscire dalla gabbia dorata di bugie protettive che impediscono di spiccare il volo a un’intera generazione.
Parte da queste premesse “Due passi sono”, la pièce teatrale scritta, diretta e interpretata da Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi, in scena sabato 18 gennaio, alle ore 21, da Zo Centro culture contemporanee di Catania per “AltreScene”, la rassegna di arti performative dedicata alla drammaturgia contemporanea. Scene e costumi dello spettacolo sono di Cinzia Muscolino, light designer Roberto Bonaventura, aiuto regia Roberto Bitto, una produzione: Carullo-Minasi e Il Castello di Sancio Panza. Lo spettacolo ha vinto il Premio Scenario per Ustica 2011, il Premio In-Box 2012, il Premio Internazionale T. Pomodoro 2013.
In scena due piccoli esseri umani, un uomo e una donna dalle fattezze ridotte, si ritrovano sul grande palco dell’esistenza, nascosti nel loro mistero di vita che li riduce dentro uno spazio sempre più stretto dall’arredamento essenziale, stranamente deforme, alla stregua dell’immaginario dei bimbi in fase febbricitante. Attraversano le sezioni della loro tenera per quanto altrettanto terribile, goffa e grottesca vita/giornata condivisa. Sembrano essere chiusi dentro una scatoletta di metallo, asettica e sorda alle bellezze di cui sono potenziali portatori, ma un “balzo” – nonostante le gambe molli – aprirà la custodia del loro carillon. Fuoriescono vivendo il sogno della vera vita da cui non v’è più bisogno di sfuggire, ma solo vivere, con la grazia e l’incanto di chi ha imparato ad amare la fame, la malattia dunque i limiti dello stare. Immagine-cripta sacra, surreale e festosa, quella del loro matrimonio lì dove come in una giostra di suoni, colori e coriandoli, finiranno per scambiarsi meravigliosi propositi di poesia. Scriveva Dostoevskij: “Essi si sarebbero svegliati e si sarebbero affrettati a baciarsi l’un l’altro, affrettandosi ad amare, avendo coscienza che i giorni sono brevi, che era tutto quello che rimaneva loro. Si sarebbero affrettati ad amare per spegnere la grande tristezza che era nei loro cuori”
Carullo e Minasi: «Vogliamo, tra le righe della poesia, farci portavoce di una generazione presa dai tarli cui è preclusa la possibilità di realizzare, con onestà e senza compromessi, le proprie ambizioni. Sentiamo pesante l’immortalità della tragica favola di Romeo e Giulietta lì dove nulla di vivo resta se non i vecchi, la cui faida e il cui egoismo, non il caso, hanno ucciso i giovani. Romeo e Giulietta potranno finalmente stare insieme ma solo nella cripta, col loro amore per l’eternità nelle statue d’oro che i carnefici eleveranno a ricordo. Abbiamo voglia di sfidare il mito e celebrare il lieto fine nella vita, o quantomeno nella speranza della stessa, e non nella morte avendo avuto la paradossale e sacrale fortuna di toccarla in vita. Così tra le piccole e grandi, tra le giustificate e ingiustificate, paure di questo percorso di conoscenza chiamato vita, per gioco e incanto, ci si abbandona al sonno vero del sogno lì dove nasce la nuova bianca vita, progenie che darà continuità al piccolo amore, sempre custodito in ogni cuore».
Cristiana Minasi (Messina 1980), laureata in Giurisprudenza e specializzata in Criminologia e psicologia giuridica per i minori e le famiglie. dal 2001 partecipa a diverse produzioni della compagnia Teatro dei Naviganti di Messina e vi collabora quale pedagoga e si è dedicata alla ricerca sul clown. In tale direzione vanno le sue ultime produzioni, tra le quali, Ex Machina, ovvero, conferenza tragicheffimera sui concetti ingannevoli del teatro. Ha frequentato i laboratori sulla ricerca di un metodo di Emma Dante, partecipa alla performance diretta e ideata dalla stessa in ricordo di Giovanni Falcone, nonché al laboratorio per la realizzazione della Carmen. Oggi è partecipante attiva de L’isola della Pedagogia 2010/2012 (Fondazione di Venezia e Scuola Paolo Grassi di Milano), scuola internazionale di formazione per pedagoghi diretta da Anatolij Vasiliev.
Nato negli Usa nel 1978 ma di radice calabrese, Giuseppe Carullo frequenta dal 2000 la scuola di teatro Teatès diretta da Michele Perriera. Segue, dal 2003, la scuola del teatro Vittorio Emanuele di Messina diretta da Donato Castellaneta, attore della compagnia di Leo de Berardinis. Nel 2004 inizia a collaborare con l’associazione culturale Il Castello di Sancio Panza fondata da Roberto Bonaventura e Monia Alfieri, partecipando a molteplici. Fondamentali gli incontri con Anton Milenin ed Emma Dante. Insieme a Cristiana Minasi dal 2009 è in Fragile scritto e diretto da Tino Caspanello, nonché in Euphorìa di Adele Tirante, spettacolo segnalato e coprodotto dal Festival I Teatri del Sacro, Lucca (Eti e Federgat).
Biglietti € 15 intero, prevendita on line su https://dice.fm/partner/dice/event/k66668-due-passi-sono-18th-jan-z-centro-culture-contemporanee-catania-tickets € 12 ridotto studenti al botteghino. Info tel. 0958168912, da lunedì a venerdì, dalle 10 alle 13.
Zō Centro culture contemporanee: piazzale Rocco Chinnici 6, Catania

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Riccardo

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