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CUB Scuola: EMERGENZA COVID-19. SI SUSSEGUONO I DECRETI, AUMENTA LA CONFUSIONE.

EMERGENZA COVID-19. SI SUSSEGUONO I DECRETI, AUMENTA LA CONFUSIONE.
Il nuovo DPCM del 4 marzo fa crescere l’allarme e non porta maggiore chiarezza. Proseguono infatti le notizie di Dirigenti scolastici che propongono, a vario titolo, riunioni di personale negli edifici scolastici, anche per attivare forme di didattica digitale. È necessario contrastare tale tendenza, non certo in nome del disimpegno, ma della giusta tutela dei lavoratori. Nei casi di convocazione collettiva va fatto valere il comma 1 dell’art.1 del succitato DPCM, che recita testualmente: “sono sospesi i congressi, le riunioni, i meeting e gli eventi sociali, in cui è coinvolto personale sanitario o personale incaricato dello svolgimento di servizi pubblici essenziali o di pubblica utilità; è altresì differita a data successiva al termine di efficacia del presente decreto ogni altra attività convegnistica o congressuale”. Se ne deve dedurre che le riunioni collegiali del personale docente e ATA rientrino a pieno titolo tra quelle sospese. È opportuno inoltre che, per il personale ATA in servizio, siano messe in campo rigorose ed efficaci forme di protezione personale ed ogni altra misura utile ad evitare un possibile contagio.
Ricordiamo che, comunque resta in vigore la regola per cui ogni riunione collegiale va convocata in anticipo (5 gg. per quelle ordinarie, almeno 1 gg. per quelle straordinarie), con un preciso ordine del giorno e si deve svolgere in modo da consentire la validità delle deliberazioni eventualmente assunte.
Condividiamo la preoccupazione di non pregiudicare l’anno scolastico, ma essa non può spingere nessuno a permettere modifiche arbitrarie del piano annuale delle attività che può essere deliberato, ed eventualmente modificato, solo dal Collegio Docenti (art. 28, comma 4, del CCNL 2007, confermato dal Contratto 2016-18: “…Il piano, comprensivo degli impegni di lavoro, è deliberato dal collegio dei docenti nel quadro della programmazione dell’azione didattico-educativa e con la stessa procedura è modificato, nel corso dell’anno scolastico, per far fronte a nuove esigenze”).
Non condividiamo invece l’entusiasmo dilagante verso forme improvvisate e approssimative di collegamenti da remoto e didattica a distanza. Ammesso e non concesso che si disponga di opportune piattaforme SW e di adeguata strumentazione HW, per gli organi collegiali si pongono seri problemi circa la possibilità di partecipazione di tutti gli aventi diritto, la regolarità del dibattito e la validazione delle votazioni effettuate! Per la didattica invece invitiamo a non perdere di vista né la normativa vigente né il buon senso. Segnaliamo ad esempio che la pagina web attivata dal MIUR sulla formazione a distanza, invita ad usare alcune piattaforme “proprietarie” (Google Suite e Office 365 Education A1) che sono state vietate in altre zone d’Europa, ai sensi del regolamento UE 2016/679 , per il rischio che i dati presenti sulla piattaforma trasmigrino altrove. Il Regolamento UE, recepito dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 10 – Regolamento generale per la protezione dei dati, si applica anche alle scuole e il MIUR dovrebbe forse agire con maggior prudenza. Inoltre riteniamo che il semplice possesso di uno smartphone non sia una condizione sufficiente per l’attivazione di un intervento prolungato di Formazione a distanza.
Come può il ministro dell’Istruzione ignorare il digital divide (accesso saltuario e con banda stretta alle comunicazioni digitali, disponibilità scarsa o condivisa dei dispositivi fisici)? Come può considerare neutra la scelta delle piattaforme e dei metodi di condivisione? Scegliere i dispositivi e gli ambienti virtuali, definire i modi di erogazione e fruizione della formazione, comporta scelte pedagogiche e didattiche che si devono discutere, valutare e deliberare nel rispetto degli organi collegiali e della libertà di insegnamento.
Su questo delicato argomento è meglio evitare ogni facile propaganda e ogni indebita pressione sul personale. Le Istituzioni scolastiche, nel rispetto delle competenze di ogni componente della comunità scolastica e se sono in grado, mettano in campo opportunità ponderate per la didattica a distanza ma lascino ai docenti la possibilità di farne eventuale uso e comunque di rimodularle, nell’esercizio della libertà d’insegnamento.

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