Slow Food celebra 20 anni di presìdi. “Tutela della biodiversità. Avvicinano anche i giovani”
Pubblicato in L’intervista il 14 Ottobre 2020
Francesco Sottile
di Giorgio Vaiana
Vent’anni di presìdi, “vent’anni in nome della biodiversità”, aggiungono da Slow Food.
Già, perché sabato 17 ottobre alle ore 11, presso la Nuvola Lavazza a Torino, si festeggerà lo storico traguardo ottenuto da Slow Food per tutelare i prodotti a rischio estinzione. E oggi, a distanza di 20 anni, i numeri sono impressionanti: nel mondo ci sono 592 presìdi in 70 paesi diversi. In Italia sono 324. Ne parliamo con Francesco Sottile, docente dell’università di Palermo e componente del comitato esecutivo di Slow Food Italia e che sarà uno dei protagonisti della grande festa (organizzata in presenza, ma nel pieno rispetto delle normative anti-Covid-19) per celebrare questo straordinario traguardo. “Fu una grande intuizione in primis di Piero Sardo e Serena Milano a dare il via ai presìdi – racconta Sottile – che si rendono conto di dover fare qualcosa per salvare la biodiversità a rischio di estinzione”. Ma non vuole essere il solito progetto di tutela del biotipo: “Si voleva creare qualcosa di dinamico – dice Sottile – ma soprattutto garantito dagli stessi produttori, visto che loro sono i custodi della biodiversità. In questa catena, importantissimo il ruolo dei consumatori, che diventano una sorta di parner per sostenere questa impresa”.
Oggi è stato anche stabilito quale fu il primo presìdio in assoluto: si tratta del cappone di Morozzo: “Ci fu una sorta di diatriba tra vari prodotti – dice Sottile – All’inizio i presìdi nascevano di continuo. Ma poi si arrivò ad una conclusione”. La grande festa dei 20 anni dei presìdi era stata immaginata in maniera diversa. Poi tutti sappiamo quel che è successo e da Slow Food un doveroso passo indietro. Ma è stata organizzata “presìdi aperti”, in collaborazione con le condotte e le comunità italiane, una sorta di giornata in cui i produttori aprono al pubblico le loro aziende, raccontano il prodotto, si raccontano e permettono di trascorrere una giornata all’aria aperta per conoscere questi straordinari tesori di biodiversità. Sottile, poi aggiunge: “Aprire un presìdio è una notizia bella per certi versi, ma anche brutta – dice il docente – perché significa che stiamo “mettendo dentro” un altro pezzo di biodiversità a richio estinzione. E quindi spero che a un certo punto non verranno più fatti presìdi. Anche se in realtà non è così. Ci sono produzioni sotto una fortissima pressione, a livello globale e che rischiano di sparire per sempre. Non solo in Africa. Io ho avuto la fortuna di fare presìdi anche in Africa e in Asia”. I presìdi, però, hanno permesso di puntare i fari non solo su quel prodotto a rischio estinzione, ma anche su quei produttori e quel territorio che era spesso sconosciuto ai più: “Spesso si pensa che il progetto dei presìdi è nato per mettere al centro il prodotto – dice Sottile – In realtà non è così. Il progetto è nato per mettere al cento il produttore. Perché senza di lui non potrebbe esistere un presìdio. Poi attraverso il prodotto e il produttori, ci ritroviamo a parlare di biodiversità, ma anche di paesaggio, dissesto idrogeologico, conservazione del suolo, fertilità del suolo, conservazione delle risorse naturali, di acqua. Il presìdio non è “prodotto-centrico”, ma apre come un ventaglio la visione di Slow Food sul tema della sostenibilità”.
Nel corso della festa del 17 ottobre sarà presentato il nuovo logo di Slow Food: “Ce ne sarà uno e uno solo – dice Sottile – Sarà la chiocciola, l’unico marchio di riconoscimento della fondazione. Ogni settore, poi, avrà la specifica scritta sotto il logo”. Un presìdio, quando viene creato, rimane per sempre: “La sospensione di alcuni presìdi è quasi naturale e normale – dice Sottile – A volte ci sono delle cose da limare e definire meglio. La cancellazione è ben diversa cosa. Fino ad oggi non abbiamo mai cancellato un presìdio, anche se le cose sono andate benissimo e quindi abbiamo salvato la biodiversità. Ma per noi il presìdio deve rimanere sempre attivo, perché necessita sempre di monitoraggio costante”. E poi ci sono le storie bell da raccontare: “Quelle di moltissimi miei studenti – dice Sottile – che hanno lasciato le aree rurali per venire a studiare in città per poi tornare per mettere a frutto i loro studi con la volontà di far crescere i loro territori”.
Come detto, il 17 ottobre il convegno per celebrare questo traguardo. Previsti gli interventi di Serena Milano, segretaria generale della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus; Francesco Sottile; Lucia e Nicola Ceccarelli, Presidio Slow Food del vino santo affumicato dell’Alta Valle Tevere (Perugia, Umbria); Lorenzo Agatiello, Presidio Slow Food del cardo gobbo di Nizza Monferrato (Asti, Piemonte); Manuel Gambon, Presidio Slow Food della pitina (Pordenone, Friuli Venezia Giulia);
Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus. Modera: Carla Coccolo, responsabile eventi Slow Food.


