Qualche giorno fa ho effettuato un sopralluogo al crollo di viale delle Olimpiadi.
I residenti mi hanno confermato quello che immaginavo: i segnali di cedimento del muro erano noti ed erano stati segnalati al Comune più di un anno fa. Nessuna risposta prima del crollo, nessun intervento: qualche transenna e poi solo silenzio.
Amministrare una città vuol dire prendersi cura del territorio prima che si verifichi un disastro. La manutenzione costante e i controlli prima che si verifichi un disastro fanno la differenza tra l’amministrare una comunità e limitarsi ad inseguire l’emergenza.
Lasciare senza risposta una comunità di residenti che da mesi aveva segnalato che c’era un problema è gravissimo. Quelle transenne messe lì più di un anno fa hanno il sapore della beffa, del compitino svolto, della serie “voi avete segnalato e noi il nostro lo abbiamo fatto, arrangiatevi”.
Non sono solo le grandi questioni mai affrontate che stanno determinando la morte della città. Sono anche le piccole cose, le piccole crepe mai risanate, le piccole buche mai rattoppate che col tempo e con l’incuria diventano voragini insanabili a determinate il collasso, anche fisico, della nostra comunità.
Certo, mettere in sicurezza quel muro sicuramente avrebbe avuto meno visibilità dell’inaugurazione di un museo o della tribuna della piscina comunale, avrebbe preso meno like sui social, non avrebbe fatto “rumore” ma sarebbe stata la cosa giusta da fare.
Adesso chissà per quanto tempo quel muro resterà così, chissà se saremo difronte all’ennesimo “caso Pisciotto” o all’ennesima Panoramica. Chissà quanti altri muri crolleranno e quante strade saremo costretti a chiudere per l’incuria di chi per 11 anni ha amministrato con questa città dando più importanza all’apparenza che alla sostanza delle cose.


