BANCARIO – Capitolo 5
Montemaggiore Belsito
Una giornata molto particolare
La mia lunga permanenza a Montemaggiore Belsito per dirigere quell’Agenzia della Cassa di risparmio, in un paese a me completamento sconosciuto, dove ho trascorso questo lungo periodo (1955/61)..
Tante belle amicizie e molta la grande esperienza acquisita in una zona molto particolare.
Un ottimo ricordo del paese e della gente che mi ha accolto con quel calore che solo la gente di un piccolo paese sa dare.
Questa mia lunga permanenza non poteva non lasciarmi sentimenti particolari nei confronti di amici veri, specie quelli che mi contagiarono la passione per la caccia: i medici Licata e Li Pira, il veterinario Mesi e il mio compagno d’ufficio e di caccia Calogero Madonia.
Passione per la caccia durata anche nel periodo successivo a Mazzarino e a Enna, agevolata quest’ultima nel periodo della mia presidenza dell’Ospedale di Enna da tanti medici amici, i quali avevano ottenuto la gestione della riserva di “Rossomanno”.
Inoltre, la grande comodità offertami dalla vicinanza della mia casa di campagna di Aidone, al confine tra le riserve di caccia dei miei amici Mimmo Gangi e Gaetano Graci.
Passione completamente abbandonata non appena iniziò la mixomatosi, malattia che colpiva i conigli che per molto tempo imperversò in molte zone dell’ennese.
Durante la mia permanenza a Montemaggiore Belsito sarebbero centinaia i fatti particolari da raccontare, ma mi voglio soffermare su uno.
Zona altamente agricola, diversi clienti della banca erano esposti per importi piuttosto rilevanti per operazioni di credito agrario, alcuni su terreni concessi in enfiteusi dal barone Sgadari.
Oltre alle difficoltà nei pagamenti del debito nei confronti della banca, nonostante le agevolazioni previste per questo tipo di prestiti, erano indebitati per ritardati o non effettuati pagamenti del canone previsto dal contratto di enfiteusi, nei confronti del Barone Sgadari al quale rilasciavano delle cambiali.
Intervenuta improvvisa la morte del barone, la famiglia incaricò un legale di Palermo per curare i relativi incassi.
I miei clienti, allarmati del fatto e per il modo da loro non previsto, mi chiesero dei consigli e di accompagnarli a Palermo per assistere al colloquio con il legale.
Mi resi disponibile anche per valutare i possibili riflessi di questa nuova situazione nei confronti della Banca.
Il legale mostrò un pacco di cambiali per importi rilevanti e chiese come volevano regolare questi rapporti.
Io avevo notato che le cambiali erano completamente in bianco con la sola indicazione dell’importo e della firma.
Il legale accorgendosi di una certa difficoltà manifestata dai miei clienti di assumere impegni precisi, li diffidò dicendo: “vi do un mese di tempo per pensarci, trascorso questo mese metterò la scadenza e ne curerò l’incasso”.
Dopo questa affermazione mi rivolgo all’avvocato dicendogli: “Avvocato forse lei non ha tenuto conto che tra le mani non ha delle cambiali ma della carta straccia. Le consiglierei di non riempirle perché compirebbe un gravissimo reato di falso”.
Scambiandomi per un legale che in quel momento assisteva i suoi clienti, mi disse: “collega lei capirà che si tratta di un grande importo”.
Gli risposi: “non sono un suo collega ma il Direttore dell’Agenzia della Cassa di Risparmio che, a richiesta, ho voluto accompagnare i miei clienti. Non sono un legale ma un eventuale testimone che ha visto lo stato delle cambiali incompleto”.
Il rapporto pregresso venne successivamente definito in modo molto conveniente per i debitori.
Sistemata bene questa pratica, una imprevista sorpresa si verificò sulla strada di ritorno a Montemaggiore Belsito.
Nei pressi di Termini Imerese l’auto venne fermata dalla polizia per un controllo del mezzo.
Sotto il sedile del conducente la polizia trovò una pistola che il conducente disse di aver trovato la mattina, che era in macchina per essere consegnata alla Stazione dei Carabinieri di Montemaggiore.
Chiedendo i documenti trovò in regola il mio e la patente del conducente, mentre le altre due persone presentarono una carta d’identità rilasciata in periodo fascista con la scritta VINCEREMO e un porto d’armi rilasciato nel 1925.
La polizia ci invitò a seguirla al Commissariato di Termini Imerese per ulteriori accertamenti.
Dopo circa due ore uno un brigadiere mi chiama da parte e mi dice: “come mai lei si trova con queste persone?”.
Raccontai la nostra visita presso il legale di Palermo, chiarii che i miei compagni di viaggio erano facoltosi clienti della banca e uno di loro era stato anche Vicesindaco del Paese.
Il poliziotto si limitò a dirmi, mostrandomi delle grandi carpette, “a noi risulta ben altro”.
Si erano fatte le 23 ed il brigadiere mi disse: “se lei vuole può andare, mentre gli altri questa sera restano qui in stato di fermo”.
Alla mia richiesta se potevo avere almeno l’auto, mi venne risposto che l’auto era sottoposta a sequestro.
Pensai subito allo stato d’ansia di mia moglie che sapeva bene con quale compagnia mi ero allontanato da casa.
Conoscendo l’abitazione del cassiere della banca, Pasquale Ciresi, che giornalmente da Termini Imerese raggiungeva la sede in macchina, decisi di svegliarlo e di farmi prestare la sua auto, che mi consentì di raggiungere il paese intorno alla mezzanotte.


