Aria di “Simana Santa”
Ed ecco arrivata l’aria di Settimana Santa, ormai alle porte. Quella che si respira in questo sabato vigiliare: aria di fermento, attesa, trepidazione.
A “Simana Santa” dei nostri nonni, di madri e padri, quella che loro ci hanno consegnato in tutta la sua molteplicità di riti, di simboli e gesti.
La settimana centrale per la fede di un cristiano, quella della Passione del Signore, vissuta insieme ai fratelli con riti secolari e manifestazioni di pietà devozionale, oltre che di profonda religiosità.
Tralasciando per un attimo, se possibile, l’aspetto assolutamente sacro e religioso che essa porta con sé, quella che sta per iniziare é per noi ennesi é la settimana della comunità cittadina tutta, che si riversa per le strade, si incontra, si riscopre culturalmente e artisticamente parlando: i caratteristici rioni, Beddiví, Sant’Agustinu, u Spiritu Santu, le belle chiese, le meravigliose tradizioni.
Nei balconi e alle finestre delle case sono appesi gli stemmi della festa, drappi rossi con raffigurati gli incappucciati. Sui portoni delle chiese parrocchiali e rettoriali si allestiscono le palme, si ricrea l’arco di Gerusalemme “o chianu” di Sammastianu. Le sedici Confraternite preparano le suppellettili, i fercoli.
Ogni casa é in fermento: del resto ciascuna ospita almeno uno di quei 2500 confrati che si riverseranno per le strade , soprattutto il Venerdì . Ecco quindi che si escono gli abiti sacri, appretto e ferro da stiro sono già stati usati, grucce con i sacri abiti sono appese a bella vista.
Non solo.
Questa settimana avrà un tempo scandito in base alle “ure”.
“A chi ora è l’ura do Spiritu Santui? A chi ura acchiana a Passioni? E chidda d’Addulurata a chi ura é? Sa su ha passatu l’ura?”, le frasi che contraddistingueranno questi giorni il comune parlare degli ennesi.
Coinvolgimento: fedeli, confrati e turisti si mescoleranno nelle vie più ampie come nei vicoli più stretti di Enna alta, ripopolandola come mai in tutto il resto dell’anno.
Si parla dei giorni a seguire, si immagina, ci si organizza. Si aspetta il suono delle marce funebri tradizionali riempire le vie tortuose e suggestive della città, le scampaniate della Madrice, il rullo del tamburo, il passo dei confrati, il movimento dei fercoli, l’andirivieni di uomini, donne e bambini che salgono e scendono lungo la via Roma e convergono in Duomo.
Tra il rullo del tamburo e gli squillanti ottoni si compiranno i riti, si darà nuovamente vita al sacro che tornerà con forza e splendore a occupare la scena civica.
Gli effluvi dell’incenso si spanderanno per le strade permettendo al sacro di strappare al profano, per una settimana, la scena.
I bambini riscoprono così le antiche tradizioni trasmesse da padre in figlio, le case si ripopolano: figli e fratelli scendono nuovamente in paese, riabbracciano i familiari, fanno festa. Festa di incontro, di abbracci, di unione.
Tanti fotografi, professionali e amatoriali, si preparano per catturare ciò che di particolare e caratteristico si racchiude nel lento fluire degli incappucciati. Le vetrine si riempiono di scatti, di cannatedde, di fiori e uova, di carni infiorate.
E oggi si aspetta, si aspetta tutto questo e tanto altro.
È emozionante : vuoi perché la vivo da confrate, vuoi per lo spirito che mi spinge e spinge tanti cittadini che hanno ancora, forse di piú quest’anno, la necessita di stringersi come cittá e riscoprirsi parte di un’unica storia, che va avanti da secoli.
È un’emozione che, sono certo, coglie non solo me ma chiunque abbia a cuore la nostra città.
Del resto questa è la mia città, questa la mia e nostra Enna : sta a noi apprezzarla, valorizzarla, rispettarla.
Gesti, riti, anche semplici, ma che racchiudono tutta la bellezza del sentirsi dentro una storia, storia di fede certo, ma anche di appartenenza.
Buona vigilia di Settimana Santa a tutti!
Luca Ballarò


