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ALITALIA: I NODI VENGONO AL PETTINE – di Angiolo Alerci

ALITALIA: I NODI VENGONO AL PETTINE

Oltre al grave problema dell’endemia un altro problema, di diversa natura,
si trova sul tavolo del Presidente Draghi: Il problema Alitalia.
Un problema che si trascina da oltre un lustro, di volta in volta risolto che i soliti pannicelli caldi, senza avere mai preso in considerazione una scelta definitiva.
Il 3 dicembre 2019 (pagg 91 e 92 del mio V libro di Cronaca e riflessioni sulla politica italiana” scrivevo sull’Alitalia.
“I grossi problemi di sopravvivenza dell’Alitalia mi hanno spinto più volte ad esprimere il mio pensiero al riguardo.
Purtroppo, passano gli anni e la crisi di questa società continua ad aggravarsi con costi rilevanti.
Da un Ente che era tra i più gettonati del mondo ad una società che, a causa della disinvolta gestione, si trova sull’orlo del fallimento.
Fallimento scongiurato due anni fa con un prestito di 800/milioni di euro fatto dal nostro governo, aggirando tutte le norme che non ne avrebbero consentito la erogazione.
Fallimento che si tenta di rinviare oggi con l’erogazione di un ulteriore prestito, senza tener conto che in questi due anni la situazione è notevolmente peggiorata.”
In una delle diverse occasioni ho pubblicato su facebook la seguente nota:
Ripropongo il confronto tra due preventivi del costo del volo Catania -Napoli e ritorno. Il primo utilizzato da me esattamente quattro anni fa, per quattro “adulti” da altro gestore, e un secondo per un confronto, elaborato oggi per la stessa percorrenza e lo stesso numero di passeggeri.
Il primo è costato soltanto eu 115,20, il secondo dell’Alitalia costerebbe da un minimo di eu 667,48 ad un massimo di eu 1.027,48.
L’allegra gestione della compagnia aerea è stata la causa del grave disastro finanziario che ha compromesso quel nome che, un tempo, era sinonimo di efficienza e di ottimi servizi.

Mentre il Governo sta cercando di tentarne il salvataggio, con iniziative contrarie a tutte le norme in vigore, parte del personale si pavoneggia in scioperi che continuano ad aggravarne la situazione, sia per la cancellazione di centinaia di voli che per l’immagine data ai possibili “salvatori”, in fuga da una società sostanzialmente irrecuperabile.
Nell’ultimo biennio lo Stato ha concesso alla Società prestiti per circa un miliardo di euro e sta studiando come concedere altri prestiti che saranno dalla società pagati a “babbo morto”.
Le difficoltà incontrate nelle trattative sono moltissime.
Dall’abbandono di molte rotte alla disinvolta gestione del personale, sia per il numero che per i particolari trattamenti economici.
Una storia senza fine che io so come finirà.
Il 14 gennaio 2020 sono ritornato sull’argomento con quest’altra nota pubblicata alla pag.5 del VI libro sopra indicato.
“Nel 2017 lo Stato nel tentativo di salvare l’Alitalia in vista di una seria sistemazione aziendale, con una particolare tolleranza da parte della Commissione europea, concesse all’Alitalia un prestito di 900/milioni di euro per venti mesi, con scadenza 31 dicembre 2018.
Prestito che non solo non è stato restituito, ma non è servito a mettere la società in una condizione di mercato più favorevole, nel tentativo di coinvolgere altri soci.
Da tempo il Governo sta studiando la possibilità di aggirare le norme europee e consentire altro prestito di 300/milioni di euro, aumentata a 400/milioni.
Questa richiesta viene accompagnata dallo sciopero del personale che ha determinato, solo per oggi, l’annullamento di circa 200 voli.
Un comportamento davvero vergognoso.
Se invece di buttare in una fossa senza fondo ben 1300/milioni di euro la somma fosse stata utilizzata per pagare i notevoli debiti dello Stato nei confronti delle medie e piccole imprese, il risultato sarebbe stato ben diverso.
L’Alitalia con la sua attuale struttura non potrà mai essere salvata”.
Assistendo alla manifestazione tenuta a Roma dai dipendenti dell’Alitalia che, oltre a richiedere interventi per garantire una ripresa normale della vita della società, protestavano perché non sono sicuri di ricevere il pagamento degli stipendi del corrente mese di aprile.

Comportamenti che hanno reso sempre più difficili i tentativi di salvare in modo corretto la società, perchè si sono infranti nella valutazione dei possibili investitori di ereditare una società allo sbando.
Questo triste lungo periodo è costato allo stato, e quindi a noi cittadini, circa 10/miliardi, sia sotto forma di prestiti da pagare a babbo morto, che per gli interventi sulla cassa integrazione.
Oggi la soluzione del problema Alitalia è molto più difficile di ieri, perché da una parte l’Europa è disposta a chiudere un occhio sull’intervento dello Stato, ma a condizione di rompere definitivamente con la gestione passata e con la creazione di una nuova società, dall’altra il personale che pretende di gestire la società con i modi e i risultati realizzati nel passato.
Non tocca allo Stato, dimostratosi nel tempo debolissimo, accollarsi le negative conseguenze della pessima lunga gestione di questa Società.

angiolo alerci

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