𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐍𝐕𝐈𝐕𝐈𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐍𝐀𝐓𝐀𝐋𝐄
In occasione della conviviale natalizia dell’Accademia Italiana della Cucina — Delegazione di Enna, 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶𝗮𝗿𝗰𝗮 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗔𝗻𝗳𝘂𝘀𝗼 𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗲𝗴𝗮𝘁𝗮 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗻𝗮 𝗧𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗲 hanno offerto una riflessione corale sul valore storico, culturale e sociale della cucina siciliana, mettendo al centro la cuccìa e il senso collettivo del cibo come patrimonio da custodire.
📜 Anfuso ha aperto il suo intervento con un excursus storico che ha preso le mosse dalla carestia del 1646 e dall’arrivo, proprio il 13 dicembre di quell’anno, di un carico di grano destinato a salvare molte comunità siciliane. Da quel gesto di provvidenza nacque la tradizione del grano bollito, poi evoluta nella cuccìa: piatto che dalla necessità penitenziale è diventato nel tempo un dolce rituale arricchito da ricotta, miele, canditi e spezie. Il simposiarca ha richiamato inoltre le radici antiche del rapporto tra frumento e riti collettivi — dalle celebrazioni dedicate a Cerere alle similitudini con la kutja delle tradizioni ortodosse — evidenziando il valore antropologico del cibo come memoria e identità.
📜 La Delegata Marina Taglialavore ha aperto la Conviviale di Natale facendo ascoltare un videomessaggio di augurio del presidente nazionale dei Club per l’UNESCO, dottor Mauro Macale, a tutti gli Accademici Ennesi, collegando l’eredità culturale richiamata nell’incontro a una notizia di portata storica per l’intero Paese: il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco. Taglialavore ha sottolineato come tale riconoscimento non riguardi soltanto l’eccellenza gastronomica, ma soprattutto il valore della cucina italiana come espressione identitaria, momento di relazione, di memoria e di cultura condivisa. Un riconoscimento che chiama a una responsabilità collettiva: custodire e trasmettere pratiche, saperi e ritualità legati al cibo, promuovendo l’educazione al gusto, il rispetto delle filiere locali e una visione del turismo enogastronomico come strumento di conoscenza e consapevolezza culturale per le nuove generazioni.
🤝 Nel corso della serata svoltasi al Federico II è stato anche consegnato 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 “𝗗𝗶𝗻𝗼 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮𝗻𝗶” 𝗮𝗹 𝗴𝗶𝗻 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗴𝗶𝗮𝗻𝗮𝗹𝗲 “𝗖𝗮𝗽𝗽𝗲𝗿𝗶!” 𝗱𝗶 𝗡𝗶𝘀𝘀𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗮 𝗗𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗥𝗶𝗻𝗮𝗹𝗱𝗶 (presente in compagnia del sindaco di Nissoria Rosario Colaianni) menzionato come esempio virtuoso di eccellenza territoriale che unisce botaniche locali e innovazione produttiva. L’assegnazione è stata letta come simbolo e nel modo in cui tradizione e creatività possano convivere e dare vita a progetti identitari di qualità.
🍽️ Richiamo ulteriore è stato dedicato alle vivande proposte nella conviviale: un menù pensato per valorizzare i piatti della tradizione ennese in chiave contemporanea, con particolare attenzione agli ingredienti locali e ai presidi Slow Food — dalla cuccia ai risotti fino alle reinterpretazioni dell’arancino/arancina — e con abbinamenti enologici studiati per raccontare il territorio.
✍️ A fine serata, il 𝘃𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗲𝗴𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲𝗺𝗶𝗮 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝘂𝗰𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝗘𝗻𝗻𝗮, 𝗙𝗮𝗯𝗶𝗼 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝗮𝗻𝗼 ha relazionato sui giudizi degli accademici per quanto degustato e ringraziato i proprietari della struttura, la 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗽𝗼𝘀𝘁𝗶𝗽𝗶𝘁𝗲 𝗖𝗮𝗹𝗼𝗴𝗲𝗿𝗼, 𝗶𝗹 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗗𝗮𝘃𝗶𝗱𝗲 𝗲 𝗶 𝗻𝗶𝗽𝗼𝘁𝗶 che curano l’attività da sempre, mantenendo un forte legame con il territorio.
🎙️ Il 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗨𝗴𝗼 𝗦𝗲𝗿𝗿𝗮, infine, ha rivolto un invito pratico a tutti: coltivare il patrimonio gastronomico non è solo un atto celebrativo ma un impegno quotidiano che richiede educazione, ricerca e tutela delle filiere. L’Accademia di Enna si propone dunque come mediatore tra passato e futuro, pronto a sostenere iniziative che mantengano vive le tradizioni senza rinunciare all’innovazione.


