I Nudi
Sabato pomeriggio presso il Duomo di Enna insieme ad Ilarialombardo L’ora Degli Incappucciati abbiamo presentato il libro “I Nudi” davanti ad un folto pubblico accorso per l’occasione.
Un bellissimo pomeriggio, guidato dalla dott.ssa Federica Barbarino , che ci ha condotto nell’esposizione di questo libro, frutto di un intenso lavoro di ricerca durato due anni.
L’opera, scritta a quattro mani, intreccia la vicenda degli “Ignudi”, i confrati portatori della Nave d ‘Oro, con la storia della nostra festa patronale, con i suoi riti, simboli , gesti.
Nel dettaglio, io ho curato il profondo e millenario rapporto tra Enna e il Sacro, riflettendo come quest’ultimo sia l’ossatura identitaria dell’ennese, di chi cioè ha abitato nei secoli e abita ancora questa cittadina sull’altopiano, che si staglia verso l’alto e al centro della Sicilia come un altare. Riflettere su Enna e il sacro significa comprendere che qui la fede non è “un abito della domenica”, ma l’ossatura stessa della città. Le pietre del Duomo, la roccia della Rupe, le confraternire sono lettere dello stesso alfabeto, con cui gli ennesi, da millenni, continuano a scrivere la loro personalissima e meravigliosa conversazione con l’Assoluto.
Ho affrontato , quindi, i retaggi del paganesimo e il continuum devozionale di quel sacro nato profumato di grano e che si trasfigura nel messaggio evangelico, la storia del cristianesimo e della devozione mariana ad Enna, la storia del titolo ” della Visitazione “, l’iconografia della Madonna, la storia quasi leggendaria di questa statua a noi tanto cara, i luoghi della Patrona e tutto quello che ruota attorno a Lei.
Successivamente, in un lungo capitolo, ho scandagliato la festa patronale, dal 2 giugno alla fine di luglio, non una cronistoria di cosa si fa, ma puntando sul perché , sul come questa festa coinvolga l’Ignudo e l’ennese a 360 gradi, in un viaggio sensoriale che coinvolge l’intera persona, perché la festa si vive certamente nell’esperienza spirituale, ma non si “pensa” soltanto: si ascolta, si respira, si tocca e si assapora. La devozione ennese non è fattore intellettuale e individuale, ma corporeo e collettivo.
Ho inserito come suggello dell’opera la sezione “Letteratura popolare e Maria”, facendo riferimento ad una piccola parte di quel vastissimo e prezioso patrimonio di espressioni verbali, poetiche e narrative prodotte direttamente dal popolo (o per il popolo) al di fuori dei canali della cultura dotta, accademica e teologica.
Il primo ad essere analizzato Nino Savarese con la novella “L’Uscita della Madonna”: per Savarese, un anno senza la processione sarebbe per i contadini e i cittadini tutti un anno “senza testa”. E poi Giuseppe Patelmo, umile contadino e portatore, che scrive in vernacolo un’ode epico-lirica sulla festa. Centrali anche le “vrame” (o abbanniate), grida devozionali dialettali pronunciate dai portatori sotto il peso della Nave d’Oro, un vero e proprio agone poetico.
Attraverso un ironico e malinconico dialogo tra due ennesi a Parigi il 2 luglio, Umberto Domina descrive lo scandire del tempo della festa a distanza. Nemmeno lo splendore della Ville Lumiere può colmare la nostalgia per la festa ennese e competere con Enna nel giorno del 2 luglio. E poi ancora l’ode a Maria che lascia Montesalvo di un frate francescano , recuperata da Franco Gatto,la coroncina che tutti conosciamo sin da bambini, l’omaggio in versi alla Madonna che scende ad Enna Bassa nel 2000.
Scrivere un libro a quattro mani, soprattutto su un tema così denso, viscerale come la storia della confraternita dei Nudi e la festa patronale di Enna, non è significato semplicemente “dividersi i capitoli”, ma far dialogare due sguardi, due sensibilità e due percorsi metodologici differenti che, come diceva la dott.ssa Federica Barbarino, si sono profondamente intrecciati.
Di Ilaria ho ammirato non solo la sua straordinaria resilienza, ma soprattutto la sua capacità di saper ascoltare e tradurre in parole il ‘non detto’: le emozioni, i silenzi della devozione, i codici non scritti della Confraternita. E la cosa bella è che a farlo sia stata una donna , storicamente “esclusa” dalle tradizioni confraternali. Lei, con la sua passione, dimostra come ciò non sia vero, anzi… che le donne sono e possono essere inserite ancora di più in queste logiche devozionali secolari .
È stato un bellissimo pomeriggio, dove più volte l’emozione è stata palpabile,in noi ma anche nei tanti presenti.
Un sentito ringraziamento va dunque fatto:
-a Federica, per averci guidato e aver prestato il suo prezioso e professionale contributo, ma anche il suo calore umano, per la presentazione del libro.
-alla Confraternita degli Ignudi Maria SS. della Visitazione tutta, così partecipe e premurosa, nella persona del Rettore Angelo Campione di tutto il CDA , per aver voluto fortemente questo libro, averne curato la redazione e la promozione, inserendo anche contributi fotografici, così come al rettore onorario Mimmo Valvo, così emozionato e grato, che ha concluso il suo percorso da rettore dandoci l’onore di lasciare traccia scritta di una così forte e viva tradizione.
Grazie alle tante attestazioni di stima ricevute, alla presenza delle solerti autorità, il Collegio dei Rettori,il presidente del Libero consorzio, l’assessore regionale Francesco Colianni , i neo assessori della giunta comunale Marilisa Milano e Lillo Colaleo .
Un particolare ringraziamento all’assessora Katia Randazzo , per le parole che ha riservato per noi e per il nostro lavoro, oltre che per l’impegno che ha sin da subito assunto, in qualità di assessore al ramo, per la cura e salvaguardia delle nostre tradizioni.
Grazie a quanti si sono uniti sabato pomeriggio, in tantissimi, e a quanti vorranno acquistare il libro, la cui diffusione sarà curata dalla confraternita. Un grazie sentito alle amiche e agli amici che ci sono sempre e non fanno mai mancare il loro affetto e il loro supporto.
Scrivere di Enna è sempre un onore: un privilegio poterlo fare sulla nostra cittadina devozione a Maria, sul viscerale amore per lei degli Ignudi .
Un onore ancora più grande il poter lasciare scritto cio che di meraviglioso abbiamo ricevuto e abbiamo il dovere di trasmettere .


