Settimana Federiciana, bufera sul palco: “Evento piegato alla campagna elettorale”
La coalizione a sostegno del sindaco Ezio De Rose critica quanto avvenuto al Teatro Neglia durante la premiazione finale: “Un evento sostenuto con fondi pubblici deve rappresentare tutta la comunità, non una parte politica”.
La Settimana Federiciana è un patrimonio della città. Un evento che racconta la nostra storia e che, giustamente, l’amministrazione in carica ha sostenuto con un contributo pubblico importante voluto anche dall’intero consiglio comunale.
Proprio per questo, quanto accaduto al Teatro Neglia lascia l’amaro in bocca.
Al momento della premiazione, infatti, sul palco non è stato chiamato alcun rappresentante dell’amministrazione comunale, nonostante l’assessore competente fosse presente in teatro, con discrezione e rispetto istituzionale.
Fino a un certo punto abbiamo persino pensato che fosse una scelta giusta, legata al delicato momento elettorale. Ma a premiare, intervenire e raccogliere applausi c’era invece il “designato assessore” del PD, anzi di ED.
L’organizzazione della Settimana Federiciana — rappresentata da chi, pubblicamente, ha espresso apprezzamenti per il candidato ED — ha ritenuto di lasciare tra il pubblico proprio l’assessore che, insieme agli uffici comunali, ha lavorato concretamente per garantire la realizzazione dell’evento. L’assessore che, istituzionalmente, rappresenta l’ente che ha creduto nella manifestazione e l’ha sostenuta.
Una scelta che sorprende e che difficilmente trova giustificazioni.
Il rispetto delle istituzioni non è un optional. Quando un evento riceve fondi pubblici, ha il dovere di non essere di parte, di rispettare le istituzioni e i loro rappresentanti istituzionali.
Una svista? Beh, può essere, o uno scivolone in salsa elettorale.
A maggior ragione in un periodo delicato come quello che precede le elezioni comunali, sarebbe stato necessario mantenere il massimo equilibrio istituzionale, evitando qualsiasi ambiguità o anche solo l’impressione che un palco pubblico appartenesse a qualcuno e non all’intera comunità.
Se fosse accaduto il contrario, immaginiamo facilmente quale sarebbe stata la reazione: richieste di scuse pubbliche, polemiche e accuse di strumentalizzazione.
Noi ci limitiamo a esprimere rammarico per una caduta di stile che ha finito per mortificare il ruolo delle istituzioni cittadine.
Se questo dovesse diventare il modo di governare la città — dividendo anziché unire, nel solco del leitmotiv di questa campagna elettorale: “esisto io, solo io” — allora davvero c’è da preoccuparsi per il futuro della nostra comunità.


